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25/09/2020

Malizia (Ciam): ’Dubai e Mosca le nostre nuove frontiere per l’internazionalizzazione’

(Federico Malizia, AD CIAM Spa al THE BEST FORUM ESG89)

'A causa dell’emergenza, abbiamo intensificato il fattore digitale nei confronti clienti. Una esigenza nata dal fatto che, negli ultimi mesi prima dell’emergenza, avevamo rinnovato in maniera sostanziale il 70% dei nostri prodotti. Non potendo visitare di persona i nostri clienti, abbiamo introdotto, quindi, questo sistema per fare formazione. I risultati sono ottimi’

Un messaggio di ottimismo e di fiducia nel futuro quello che arriva da Federico Malizia, amministratore delegato di CIAM Spa, azienda umbra leader nella fornitura di design e tecnologia per arredatori nel settore bar, pasticcerie, gelaterie e ristorazione in genere.

Siamo alle porte di quello che riteniamo sia un autunno-inverno ‘caldo’. La vostra azienda come lo sta affrontando?

Chiaro che da quando è iniziata questa emergenza tutto è cambiato e diversi settori hanno subito uno stravolgimento delle regole che, ad inizio anno, nessuno immaginava.

Il nostro settore, rispetto ad altri, è stato uno di quelli maggiormente colpito: il danno è arrivato in prima battuta dalla chiusura forzata e, successivamente, dallo stop degli investimenti che i nostri clienti avevano programmato ma che hanno dovuto mettere in stand-by. Questo si traduce in una sostanziale mancanza di ordinativi. Venivamo da una fase di crescita che prevedeva un +20% rispetto al fatturato dell’anno scorso: per raggiungere questo obiettivo ci eravamo già organizzati investendo in macchinari, personale e processi sull’onda dell’industria 4.0. Ora ci troviamo a fronteggiare un probabile -30% rispetto all’esercizio precedente che sommato al target di +20% di inizio amplifica ancor di più la perdita di fatturato.

L’autunno è quindi in linea con quello che abbiamo visto in estate con l’aggravante, che mentre nel periodo estivo abbiamo cercato di essere più appetibili per velocità e personalizzazione di prodotto, ora persiste un sentimento di incertezza e attesa nella chiusura dei contratti da parte della nostra clientela.

L’Italia sotto il punto di vista della pandemia non è ricaduta in un nuovo lockdown, ma altri Paesi con cui lavoriamo sono chiusi azzerando al momento qualsiasi tipo di attività o iniziativa commerciale’.

Con quali progetti pensate di affrontare queste difficoltà?

‘Certamente non siamo stati con le mani in mano: abbiamo messo in campo tante idee per lavorare su progetti nuovi e su un’organizzazione diversa, fatta di maggiore velocità nei tempi di risposta al mercato. Riguardo ai prodotti abbiamo brevettato un dispositivo che applicato ai frigoriferi self-service permette di sanificare le superfici interne attraverso la diffusione in aria di radicali ossilidrici particolarmente efficaci contro virus e batteri.

Inoltre, stiamo in fase di progettazione e sviluppo di nuove soluzioni per il food retail e per i food shops. Ad esempio qualche settima fa abbiamo partecipato al Cibus di Parma dove abbiamo contribuito alla creazione di un format per una nota azienda di ristorazione che prevede un angolo attrezzato in cui il cliente può scegliere tra prodotti confezionati refrigerati, caldi o a temperatura ambiente in espositori rigorosamente sanificati, al termine del percorso è prevista una cassa automatica senza l’interazione di altre persone’.

Come si è comportato in questo periodo il sistema bancario nei confronti del vostro gruppo?

‘Negli ultimi anni ho perseguito una politica di forte patrimonializzazione dell’azienda, anche in vista di periodi come questo. Siamo stati totalmente indipendenti dal sistema bancario e non abbiamo attinto ad alcun tipo di prestito che poteva esserci proposto’.

Parliamo di internazionalizzazione, il tema del GLOCAL ECONOMIC FORUM ESG89 del prossimo 13 novembre: la vostra è una azienda che lo scorso hanno ha vantato oltre 23 milioni di fatturato, ripartito alla stessa maniera tra Italia ed estero. Nel post covid come state declinando questo tema?

‘Non ci siamo persi d’animo e proprio questa settimana abbiamo firmato un accordo con un nostro distributore per l’apertura di uno showroom mono marca a Mosca: l’obiettivo è di essere più presenti e incisivi nel mercato russo ed ex sovietico. Questo fa seguito anche ad un’altra iniziativa similare che abbiamo portato a termine lo scorso anno a Dubai con il progetto CIAM MIDDLE EAST: una sede commerciale ubicata nel prestigioso Dubai Design District creata per essere a fianco dei consultant e degli studi di progettazione coinvolti nei nuovi cantieri disseminati nell’area medio-orientale.

Mentre negli USA abbiamo già un mercato avviato che rappresenta da solo quasi il 50% del fatturato estero’.

Vi state spostando anche sul digitale?

‘Anche a causa dell’emergenza, abbiamo intensificato l’addestramento dei clienti con videoconferenze su piattaforme digitali. Una esigenza nata dal fatto che, negli ultimi mesi prima dell’emergenza, avevamo rinnovato in maniera sostanziale il 70% dei nostri prodotti. Non potendo visitare di persona i nostri clienti, abbiamo introdotto questo sistema per fare formazione e addestramento. Inoltre ci siamo inventati i CIAM TALKS, eventi live streaming che coinvolgono ospiti d’eccezione protagonisti della scena produttiva e culturale in cui opera CIAM e che creano un nuovo canale di dibattito con chi vorrà partecipare in diretta streaming’.

Il sistema Italia a livello governativo vi sta supportando in questo senso?

‘Abbiamo utilizzato in parte la cassa integrazione per i dipendenti, lo abbiamo fatto in maniera marginale perché avendo un sistema produttivo fondato sull’autosufficienza anche con volumi ridotti abbiamo bisogno dell’impiego di gran parte della filiera produttiva interna. Oltre a questo poi credo sia inutile aspettare tanti aiuti dall’esterno: siamo noi, in primis, che dobbiamo trovare soluzioni e nuovi sbocchi per far fronte ad una situazione che è cambiata. Non possiamo aspettare o sperare che qualcun altro ci “tolga dai pasticci”.

Lo smart working per alcuni è stata la soluzione giusta, per altri invece è un modo per distruggere la creatività e la socializzazione. Lei come lo vede?

‘A marzo e aprile durante la chiusura forzata abbiamo utilizzato lo smart working o meglio home working per il reparto tecnico e commerciale, ovvero circa il 15% dei dipendenti, il tutto finalizzato ad una pronta ripartenza. Devo dire che nel nostro caso in cui il lavoro è fondato prevalentemente sulla creazione di prodotti tailor-made, il rapporto e il confronto con l’apparato produttivo deve essere quotidiano e sul campo per mantenere sempre alti gli standard di qualità e di valore aggiunto.’

di Giulia Sancricca

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