ven 20 mar 2026

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Mannino (Cgil Sicilia): «Capacità amministrativa debole, senza regia rischiamo di non avere i fondi Pnrr»

(Alfio Mannino, segretario regionale Cgil Sicilia)

Il segretario regionale: «Serve un’agenzia regionale per lo sviluppo, obiettivo infrastrutture e politica energetica per riconvertire i nostri poli. Ma attenzione alle mafie. La manovra non tiene conto del Mezzogiorno»

Una regione che deve ripensare un piano industriale e che ha il problema di avere una cabina di regia per poter intercettare i fondi europei in arrivo.

Un territorio che vuole ridurre il gap con il Nord scongiurando il fatto che le infiltrazioni mafiose mettano mano ai fondi. Il segretario regionale Cgil Sicilia Alfio Mannino ne ha parlato a CUOREECONOMICO.

Segretario, parliamo di ripresa o di rimbalzo?

«Per ora di rimbalzo e non di allargamento della base produttiva. Il Pil regionale è inferiore a quello nazionale (+4,6% contro il 6,5%). Grazie ai bonus dell’edilizia è arrivata una liquidità mai vista prima.

Ma gli altri settori non hanno avuto un vero rilancio, a parte il turismo estivo. Tutto questo ha portato a una occupazione precaria, temporanea e non a una crescita economica strutturata».

Per il 2022 come rendere stabile la crescita economica?

«Abbiamo risorse importanti dalla programmazione comunitaria 21-27. La Sicilia avrà 15 miliardi tra fondi Fers e Psr. E poi il Pnrr, insomma abbiamo opportunità importanti.

Ma la capacità amministrativa della Sicilia è più debole delle altre regioni, dunque la programmazione è incerta e richiamo di non cogliere queste opportunità.

Non abbiamo messo in atto politiche per incrociare la transizione ecologica e digitale, serve un piano per i rifiuti, la gestione idrica ed energetica. Ma ci sono dei problemi con il Pnrr»

Quali, faccia degli esempi.

«Rispetto al bando per la determinazione degli asili nidi, uno dei criteri è spesa storica. Ma siamo in una regione dove due terzi dei comuni non sanno cosa sia la spesa per i nidi.

Altro elemento le risorse sul rafforzamento della sanità: sono orientate alla costruzione di case di comunità e della salute. In una regione in cui avevamo un sistema destrutturato bisogna prima pensare a nuove assunzioni di medici e infermieri.

Rischiamo di costruire strutture vuote, che diventano cattedrali nel deserto. Non abbiamo una macchina amministrativa per attrarre fondi. Abbiamo nei cassetti progetti del 2000».

Qual è allora la proposta della Cgil Sicilia? «Abbiamo proposto alla Pubblica Amministrazione di istituire una agenzia regionale per lo sviluppo assumendo 300 tecnici che possano realizzare i progetti per attrarre i fondi del Pnrr. Qui ci sono piccoli comuni che non sono in grado di fare una programmazione».

C’è anche un rischio legalità?

«Il problema c’è, la criminalità organizzata con molta forza ha pervaso i settori dell’economia, delle filiere di rifiuti, energetiche e delle acque.

Abbiamo la necessità di avere strumenti per contrastare la mafia, per cui sarebbe importante che ci fosse anche una gestione nazionale dei fondi per allontanare le infiltrazioni: dei luoghi di gestione statale per una visione generale».

Come ricucire il gap Nord Sud?

«Abbiamo bisogno di infrastrutture, di istruzione primaria, secondaria e specializzazione. Per avere una stagione di rilancio servono infrastrutture sociali e una viabilità primaria e secondaria funzionali.

Palermo e Catania sono la quinta e la nona città d’Italia, ma sono collegate male. Questo incide sulla competitività: il mercato ortofrutticolo di Vittoria, tra i più importanti d’Italia, è collegato al porto di Catania con una strada provinciale. Non possiamo permettercelo se vogliamo crescere».

Qual è allora il modello di sviluppo?

«La Sicilia deve avere una politica industriale che guardi alla transizione energetica. I nostri poli sono basati sulla raffinazione, è necessario riconvertirli e puntare sull’Idrogeno.

Siamo la seconda Regione per l’agricoltura ma la 13esima sulla trasformazione agroalimentare, allora serve una politica industriale collegata alla nostra vocazione.

Infine l’automotive: è il momento di individuare una filiera produttiva che possa anche realizzare mezzi elettrici per il trasporto pubblico, sono queste le sfide».

La Manovra, vi soddisfa?

«E’ una finanziaria che dimentica la Sicilia e il mezzogiorno: non ci sono misure specifiche, mancano politiche industriali.

Quanto al taglio dell’Irpef qui ci sarà un impatto minore perché storicamente la Sicilia ha redditi più bassi. Stesso discorso sulla previdenza: con un mercato del lavoro destrutturato non avremo benefici».

Elezioni del Capo dello Stato, ci saranno ripercussioni politiche?

«Il Paese non può permettersi un anno di campagna elettorale. Ci sia condivisione. Abbiamo delle opportunità da cogliere».

Di Luigi Benelli
(Riproduzione riservata)

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