Manutenzione nazionale del verde, nuova frontiera del lavoro e non solo

(Valerio Molinari, azionista di riferimento di Ecogest SpA)
Alla Conferenza Internazionale per la Mobilità sostenibile, Ecogest ha sottolineato come il settore potrebbe fornire 120.000 posti di lavoro l’anno, preservando le strade, che col cambiamento climatico sono a rischio
Esiste un settore imprenditoriale che potrebbe non solo contribuire fortemente a mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici sulle infrastrutture del Paese ma anche offrire nuove opportunità occupazionali, salvaguardando peraltro l’integrità del territorio, sempre più compromesso dai fenomeni naturali cui oggi assistiamo, spesso impotenti.
È la vasta area di intervento relativa alle manutenzioni forestali e del verde, che potrebbe dare lavoro ad oltre 120.000 unità nel corso dell’anno, e non solo su base stagionale.
Un dato sottolineato da Ecogest SpA, la società leader in Italia, e globalmente, per i servizi di manutenzione delle aree verdi autostradali, unica azienda europea presente, in collaborazione con Greenway Group, alla recente quarta Conferenza Internazionale per la Mobilità Sostenibile organizzata dall'International Road Federation a Marrakech, in Marocco.
Settore dei trasporti a rischio senza interventi
Un’occasione, per la società italiana, per presentare lo studio elaborato da Miriam Almeda Alarcon in merito all’impatto del cambiamento climatico sulla situazione metereologica nell’area del Mediterraneo.
“L'attuale situazione climatica e le previsioni future sono sempre più preoccupanti – ha sottolineato Almeda Alarcon - e il settore dei trasporti è uno dei più colpiti dai suoi effetti.
L'aumento delle temperature globali è evidente e continua con una tendenza costante all'aumento. Lo scorso agosto è stata registrata una temperatura di circa 1,21°C superiore alla temperatura preindustriale. Se la tendenza dovesse continuare potrebbe raggiungere 1,5ºC, limite fissato dall'Accordo di Parigi, per il 2034 circa”.
Il riscaldamento della superficie del Mediterraneo sta portando ad alterazioni dei processi atmosferici, come l'aumento delle precipitazioni, la maggiore frequenza di venti estremi, l'aumento delle notti tropicali.
Queste alterazioni meteorologiche stanno causando danni e mettendo sempre più a rischio la manutenzione delle nostre strade, a partire proprio dalla gestione della vegetazione, sia in ordine alla manutenzione di quella esistente, con la comparsa di nuove ed invasive specie infestanti, sia per quanto attiene la necessità di nuove attività di piantumazione dove il privilegiare specie autoctone e compatibili potrà fare la differenza rispetto al futuro della stessa infrastruttura.
Nuove infrastrutture più resilienti
A Marrakech si è posta all’attenzione l'importanza, anche tramite l’utilizzo del software predittivo, di adattare i progetti di manutenzione, ma anche di nuova realizzazione di infrastrutture, agli effetti del cambiamento climatico, realizzando così infrastrutture resilienti.
Ovviamente, il problema non riguarda solo le infrastrutture e le autostrade, ma l’intero sistema di gestione del verde in Italia
Come ha ricordato Valerio Molinari – azionista di riferimento di Ecogest SpA – “Possiamo dire che la manutenzione, prima straordinaria e poi ordinaria delle aree forestali demaniali del nostro Paese può serenamente generare tra i 100 e i 120.000 posti di lavoro all’anno per periodi stagionali che non si riducono a soli 3 mesi, ma molto probabilmente ad almeno 9 o 10 mesi annui; questa tipologia di lavori non richiede chissà quale formazione professionale, che eventualmente è comunque immaginabile di potere rendere disponibile ai soggetti interessati, ma solo tanta programmazione e buona volontà.
Ci spiace sottolineare come il Pnrr non preveda, ad oggi, alcun investimento destinato alla manutenzione delle foreste italiane mentre per la parte delle opere in verde, parchi per bambini e sistemazione di campi sportivi, oltre 240 milioni di euro.
Tutto giusto, condivisibile e necessario, ma va ricordato che nei casi di eventi atmosferici estremi, come le recenti alluvioni, ci accorgiamo di quanto sia vitale provvedere ad una oculata manutenzione delle foreste e, nel complesso, all’equilibrio idrogeologico del territorio, interventi spesso molto carenti”.
Redazione Cuoreeconomico
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