Marcantonini (MCT): ’Dal Governo nessun sostegno per chi come noi esporta tecnologia e impiantistica’
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(Andrea Marcantonini, MCT Italy)
‘Ad oggi per il prossimo anno abbiamo più della metà degli ordinativi già presi e buone trattative in corso, per questo motivo siamo indotti a pensare che riusciremo ad ottenere un buon risultato, ma fare previsioni con la pandemia in corso è comunque difficile’
“Per il nostro settore l’internazionalizzazione ha bisogno di continue trattative. Vedremo i primi effetti del lockdown nel 2021”. È questo il quadro attuale descritto da Andrea Marcantonini direttore dell’omonima MCT Italy che da oltre 50 anni lavora nel campo degli impianti di betonaggio per sistemi di produzione e distribuzione del calcestruzzo.
Sul sostegno che in questo momento di difficoltà arriva dal sistema governativo il direttore evidenzia, infatti, delle mancanze: “Sembra che non sia cambiato nulla rispetto al periodo precedente l’emergenza. C’è stata la possibilità di maggiore accesso al credito, ma a parte questo non ci sono stati aiuti di nessun altro tipo. O non abbiamo saputo utilizzarli o non ci sono stati affatto. Non nascondo di essere critico nei confronti di questo Governo: purtroppo si pensa all’internazionalizzazione pensando solo a chi esporta prodotti che non hanno bisogno di essere venduti con trattative importanti e per questo viene meno il sostegno a realtà come la nostra. Chi esporta tecnologia o impianti ha l’esigenza di fare trattative, quindi di incontrare i potenziali clienti. Il lockdown - spiega - nel nostro caso si farà sentire nel 2021 perché non avendo fatto più muovere i commerciali da marzo saremo carenti di trattative e lo riscontreremo nel medio termine”.
E parlando proprio del prossimo anno Andrea Marcantonini non si sbilancia: “Fare previsioni di questi periodi mi sembra azzardato - confida - . Noi stiamo facendo un’analisi dei rischi: disegniamo scenari diversi e ci collochiamo su ognuno per farci un’idea sui comportamenti da adottare. Non riesco a prevedere quello che sarà per il 2021, ma posso disegnare almeno tre scenari diversi in cui collocarci e poi organizzarci rispettivamente. Ad oggi per il prossimo anno abbiamo più della metà degli ordinativi già presi e buone trattative in corso, per questo motivo siamo indotti a pensare che riusciremo ad ottenere un buon risultato, ma fare previsioni con la pandemia in corso è comunque difficile”.
Una difficoltà che deriva dal grande lavoro che il gruppo svolge con l’estero puntando da sempre all’internazionalizzazione: “Noi abbiamo sempre avuto una vocazione per l’estero - dice - con cui lavoriamo dagli anni ’70. Negli ultimi dieci anni, dopo la crisi del 2008, abbiamo cominciato a lavorare quasi esclusivamente con l’estero e quasi esclusivamente con l’extra Europa”. Settore, quello dell’export, a cui puntano anche a livello di sinergie: “Abbiamo provato a collaborare con aziende del nostro settore non concorrenti, italiane, umbre e non. Abbiamo tentato di creare percorsi condivisi, ma finora non ci siamo mai riusciti. Purtroppo il nostro settore è una nicchia e le possibilità di sinergia si esauriscono abbastanza facilmente”.
Intanto per affrontare la contingenza l’azienda si è riorganizzata in smartworking: “In questa seconda ondata abbiamo irrigidito di nuovo il nostro regolamento interno. Usiamo sempre le mascherine, siamo più distanziati e abbiamo intensificato lo smartworking: chi può lavorare da casa lo sta già facendo. Tra uffici direzionali, amministrativi e progettazione quasi la metà del personale è in modalità a distanza”.
Di Giulia Sancricca
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