Marchese (Confagricoltura Sicilia): “Zes e agrivoltaico occasioni, ma bisogna intervenire sulle tante incompiute regionali”

(Rosario Marchese Ragona, presidente di Confagricoltura Sicilia)
Il presidente regionale degli agricoltori a CUOREECONOMICO: “In Sicilia oltre 20 dighe non collaudate, fondamentale investire per far arrivare acqua alle campagne: i soldi nel Pnrr ci sono. Il costo del denaro sta rendendo tutto più difficile: oggi coltivare un ettaro di grano non è più remunerativo”
“La Sicilia ha un triste primato: è famosa per avere oltre 20 dighe non collaudate. Fortunatamente sono iniziati i lavori a Pietrarossa. Ci sono, però, tante altre incompiute. Immaginare di fare agricoltura senza acqua è sempre più difficile”.
Sono le parole di Rosario Marchese Ragona, presidente di Confagricoltura Sicilia. La preoccupazione è sempre la stessa: siccità. Ma non solo. La Regione deve fare i conti con l'emergenza incendi, transizione energetica e condutture colabrodo.
“L'acqua deve arrivare nelle campagne. Pare che ci siano dei fondi Pnrr (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) e speriamo che vengano saputi spendere in tempo”.
La commissione Attività produttive dell'Assemblea regionale siciliana ha approvato il disegno di legge di riforma dei consorzi di bonifica. Cosa ne pensa?
“Siamo soddisfatti: è una riforma epocale e ci auguriamo che il pregresso creato dai vecchi consorzi non sia a carico degli agricoltori, i quali finalmente con la nuova riforma, possano pagare l'effettivo costo dell'acqua che arriva nelle loro aziende e non come nel passato di pagare benefici che non avevano o aria al posto dell'acqua”.
Negli ultimi anni avete proposto e ottenuto la possibilità di creare nelle proprie aziende dei laghetti collinari. Perché?
“Per dare la possibilità agli imprenditori agricoli di poter investire nelle proprie aziende. Creare riserve idriche all'interno della propria azienda è la via più breve rispetto a ripristinare le dighe costruite quarant'anni per le quali ci vorrebbero molti anni con tutte le condizioni in cui versano e le normative attuali. Il privato riuscirebbe ad avere anche un approvvigionamento idrico "in house".
Questo bando è stato finanziato dalla Regione Sicilia con i fondi del dissesto idrogeologico. Ci auguriamo e lo abbiamo già chiesto all'assessore all'agricoltura Sammartino, che possa essere rifinanziato, dando la possibilità ad altre aziende di poter partecipare.
Sarebbe auspicabile in tal senso una semplificazione nelle autorizzazioni, immaginando una conferenza di servizi per un'autorizzazione unica nell'ottica di una semplificazione”.
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Quali sono le altre maggiori criticità?
“Ce ne sarebbero, ma vorrei soffermarmi sulla viabilità rurale. Oggi, per molti imprenditori, diventa difficile arrivare nelle proprie aziende e le produzioni hanno difficoltà a raggiungere le piattaforme commerciali.
Ci auguriamo che molto venga investito in viabilità rurale per consentire che le nostre merci arrivino nei tempi giusti negli scaffali della grande distribuzione. Ne vale della qualità del prodotto stesso e dei costi che gravano al produttore”.
Via libera dalla Camera per la Zes Unica. Come impatterà sulla Sicilia?
“Se ne parla molto. È diventato l'argomento del giorno. Dipende da quello che sappiamo fare. Potrebbe essere una grande opportunità”.
Agri-fotovoltaico: qual è la direzione giusta?
“Se parliamo di fotovoltaico, da agricoltore le dico che ci sarebbe cautamente da discutere. L'agricoltore preferisce parlare di agrivoltaico, che è un concetto diverso. Come Confagricoltura siamo per l'utilizzo del suolo agricolo per fini agricoli. Il fotovoltaico sottrarrebbe i terreni agli agricoltori per una "manciata di pasta".
Discorso diverso per l'agrivoltaico, secondo cui almeno il 60 percento della superficie è destinata a coltivazione e la rimanente pannellata. Non solo. Si consentirebbe all'agricoltore di ritornare nelle campagne. Ricordiamoci sempre che la Sicilia non può diventare uno specchio e l'agricoltore è custode del territorio”.
In Italia, le superfici coltivate a biologico hanno raggiunto i 2.349.880 ettari, con una crescita del 7,5 percento rispetto al 2021, registrando l’incidenza della superficie agricola utilizzata (Sau) nazionale al 18,7 percento (+1,3 sul 2021), la più elevata in Ue.
Parallelamente crescono anche gli operatori biologici, che toccano quota 92.799, 82.627 dei quali sono rappresentati da aziende agricole (+ 8,9 rispetto al 2021). Guardando al territorio regionale, va menzionato lo sviluppo elevato del biologico in Toscana, che con il 35,8 percento, diventa la prima regione come incidenza di Sau bio. Seguono Calabria, Sicilia, Marche, Basilicata e Lazio: le prime sei Regioni ad aver superato l’obiettivo del 25 percento nei disegni europei. Cosa si prospetta nei prossimi anni?
“Oggi il biologico viene valorizzato da molti agricoltori siciliani. Ci sono prodotti dell'agricoltura che vengono riconosciuti come biologici, forse meglio degli altri grazie al clima che abbiamo in Sicilia.
Però, siamo consapevoli che non tutto si può fare biologico. Non deve essere visto come un mezzo per ottenere solo i ristori comunitari, bisogna lavorare sulla qualità e la commercializzazione del prodotto”.
Secondo l’Osservatorio economico di Unioncamere Sicilia su dati Infocamere, si evidenzia un forte aumento delle nuove attività innovative (1.560) e delle costruzioni (57), mentre perdono posizioni i settori tradizionali, come l’agricoltura (-153), il manifatturiero (-102), il commercio (-510) e il turismo (-111). Quanto stanno incidendo l'inflazione e il contesto geopolitico internazionale?
“Molto. Si tenga conto che l'aumento del costo del denaro disincentiva gli investimenti. Assistiamo a una moria di aziende agricole. Dai concimi al carburante, i prezzi hanno toccato livelli record. Oggi, coltivare un ettaro di grano non è più remunerativo. È stato riaggiornato il prezziario in agricoltura e questo è un fattore positivo (l'ultimo risaliva al pre-covid).
Sono state approvate misure per gli imprenditori agricoli, soprattutto giovani. Ci auguriamo che da questi bandi ci possa essere un sano ritorno in agricoltura. È necessario abbassare il costo del denaro e favorire l'accesso al credito.
Spesso assistiamo al prodotto che arriva dall'estero in maniera incontrollata, mortificando il nostro prodotto. Sarebbero opportuni maggiori controlli fitosanitari per le merci in entrata, controllare i contingenti previsti e, probabilmente, rivedere gli accordi di reciprocità”.
Di Mario Catalano
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