ESG89 MADE in UMBRIA - Marinelli Andreoli (Umbria TV): “La regione può garantire ai giovani la vita che desiderano: serve programmazione e lungimiranza”

(Giacomo Marinelli Andreoli, Direttore Umbria TV)
Da anni Umbria TV svolge un ruolo di riferimento per la comunità umbra. Raccontare le storie, gli eventi e le esperienze di chi vive nella regione significa anche andare oltre alle logiche della crisi per concentrarsi sulle eccellenze di un territorio che può soddisfare le esigenze di Millenials e GenZ.
Di seguito l’intervista a Giacomo Marinelli Andreoli, Direttore Umbria TV.
Come crede che Umbria TV possa svolgere un ruolo fondamentale nel promuovere il Made in Umbria, valorizzando le eccellenze locali e rafforzando l'identità culturale e produttiva della regione agli occhi del pubblico locale?
"Il ruolo del media locali è fondamentale nel rappresentare quotidianamente la vita di un territorio, ma la tv continua a rivestire una funzione ancora più importante nella narrazione: il racconto non può limitarsi all'analisi delle sue criticità ma anche dei suoi grandi valori, di eccellenze che fanno parte della storia ma che sono tangibili anche nel presente.
Umbria TV in questi anni ha scelto di rafforzare la propria presenza informativa con 7 edizioni quotidiane di tg ma soprattutto con gli approfondimenti, privilegiando due elementi: la diretta degli eventi e la voce ai protagonisti. L'identità di una regione è fatta di queste storie, di queste esperienze, di questo vissuto.
Nel mondo produttivo sono stati condivisi format specifici per valorizzare le realtà imprenditoriali locali (la rubrica con Confindustria 'Storie d'Impresa'). Perchè la narrazione di un settore come l'economia non passi solo dalla logica delle 'crisi' ma sappia accendere i riflettori anche sull'esempio virtuoso a cui potersi ispirare: in Umbria ce ne sono numerosi".
La fuga di cervelli e lo spopolamento sono temi particolarmente rilevanti per una regione come l'Umbria. Quali azioni crede che le istituzioni e le imprese locali possano adottare per trattenere i giovani talenti e incentivare i residenti a rimanere sul territorio?
"Il problema della 'fuga di cervelli' non è solo dell'Umbria ma dell'intero Paese. Perfino al Nord, in molti preferiscono andare all'estero: migliori retribuzioni ma soprattutto migliore qualità della vita. Ed è su questo secondo aspetto che istituzioni e imprese dell'Umbria dovrebbero lavorare maggiormente, dal momento che la nostra regione potrebbe offrire uno standard elevato, tanto più ricercato dopo l'esperienza nichilistica del Covid.
Un giovane in genere oggi non insegue più solo i fattori 'carriera e stipendio' (che restano comunque importanti, e in Umbria da irrobustire). Tant'è che il problema maggiore non è la 'mancanza di lavoro' ma la 'mancanza di lavoratori', la carenza di figure professionali in alcuni settori, con attività e orari che nessuno vuole più sostenere.
Ci sono nuovi bisogni: qualità della vita, basso livello di stress, conciliazione di lavoro a distanza e tempo libero. Un habitat come quello umbro può garantire già oggi, tutto questo. Serve programmazione e lungimiranza".
Per i giovani e i futuri lavoratori umbri, quali settori o iniziative ritiene possano offrire maggiori opportunità di crescita professionale e sviluppo economico all'interno della regione?
"Non credo ci siano settori specifici che possano assicurare da soli benessere e sviluppo: la ciclicità dell'economia ci insegna che prima o poi arriva la crisi, e dunque legare queste dinamiche a singoli mondi può essere anche un rischio.
Credo che un grande 'lavoro di squadra' tra Istituzioni pubbliche, formazione (in primis università) e tessuto produttivo possa essere la garanzia di rafforzamento delle opportunità esistenti e di quelle che – attraverso lo sviluppo tecnologico come l'IA – possono crearsi in futuro.
Ci sono comparti per i quali l'Umbria appare più vocata: l'aerospazio, il manifatturiero, la moda, il turismo. Ma nuovi segmenti potrebbero trovare sviluppo, attorno a piccole, grandi eccellenze imprenditoriali capaci di diventare pivot di nuovi distretti. Lo sviluppo infrastrutturale degli ultimi anni è un fattore che può accelerare, servirebbe far crescere ulteriormente le reti immateriali".
Di Claudia Boccucci
(Riproduzione riservata)
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