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29/08/2023

Marini (Confesercenti FVG): “Senza sostegni, le Pmi pagheranno un costo salatissimo”

(Mario Marini, presidente di Confesercenti Friuli Venezia Giulia)

Il presidente dell’associazione a CUOREECONOMICO: “E’ necessario destinare le risorse del Pnrr non soltanto alle grandi opere infrastrutturali, ma soprattutto alle imprese, creando lavoro e favorendo la crescita economica del territorio. Questo vale non soltanto per il Friuli ma in tutta Italia. La regione sta reggendo ma abbiamo bisogno di competenze, migliori retribuzioni e risorse per la ripartenza”

L’importanza di valorizzare appieno il contributo del settore turistico alla crescita economica del Friuli Venezia Giulia. La necessità di accompagnare le piccole imprese, che spesso non dispongono di risorse e competenze adeguate, nei processi di transizione ecologica e digitale. E la centralità di limitare la dipendenza dalle importazioni estere.

Sono stati questi alcuni dei punti evidenziati da Mario Marini, presidente di Confesercenti Friuli Venezia Giulia, che ha spiegato inoltre a CUOREECONOMICO come sia fondamentale destinare le risorse del Pnrr, non solo a grandi opere infrastrutturali, ma soprattutto alle imprese, supportando così in modo concreto la crescita economica dei territori.

Gli ultimi anni si sono caratterizzati per uno scenario particolarmente complesso: prima c’è stata la pandemia, poi l’emergenza energetica e il conflitto russo-ucraino, ora  l’aumento vertiginoso dei tassi dei mutui. Come le imprese del settore turistico che operano sul territorio della regione hanno affrontato queste criticità? Si sono mostrate resilienti? Può darci un quadro della situazione attuale?

Il settore del turismo si è ripreso bene. Il problema è che l’emergenza Covid e poi la crisi energetica, con l’aumento vertiginoso delle bollette, ha costretto spesso le imprese a spendere ingenti risorse economiche, mettendo a dura prova soprattutto le realtà di piccole dimensioni.

Ora questo aumento dei tassi dei mutui sta gravando ulteriormente su un quadro già di per sé complesso. Ci sono molte aziende in gravissima difficoltà, il bilancio non è positivo.

Attualmente la maggior parte dei turisti proviene dall’estero. Bisognerebbe cercare di far aumentare anche il numero dei turisti italiani che scelgono di visitare il nostro territorio. Da questo punto di vista, quello che servirebbe realmente è un aumento delle retribuzioni che, di conseguenza, darebbe una sterzata anche ai consumi.

In generale il turismo è un comparto di primaria importanza per la regione. In questo momento abbiamo degli ottimi amministratori, per questo siamo nella fase migliore per promuovere il settore. Il nostro territorio ha delle peculiarità che vanno comunicate al meglio.

Abbiamo elevati livelli di qualità della vita e un ricco patrimonio storico e artistico. Tutto questo potenziale non è ancora stato sfruttato adeguatamente finora”.

Invece, per quanto riguarda le imprese artigiane, qual è la situazione?

Anche in questo comparto ci sono delle criticità legate all’indebitamento creatosi durante il periodo della pandemia. Anche qui vale lo stesso discorso che facevo prima: le realtà di grandi dimensioni riescono in generale a superare le criticità, mentre le piccole realtà artigianali fanno molta più fatica.

Al termine della pandemia si è verifica una ripresa dei consumi, ad esempio nel settore alimentare, ma il timore è che sia stata solo una fiammata, un trend transitorio, non destinato a durare.

E’ invece necessario che l'economia rientri in un ciclo virtuoso stabile. Per far questo è prioritario aiutare il settore industriale, non solo attraverso finanziamenti alla transizione ecologica, ma anche attraverso risorse che in generale permettano di aumentare la produzione e il lavoro.

Un altro tema chiave - come ci ha insegnato prima il Covid e poi la crisi energetica - è poi  la riduzione della dipendenza dalle importazioni, ad esempio dall’Asia”.

Come le imprese del territorio stanno affrontando le sfide della transizione ecologica  digitale? 

Quello che abbiamo notato è che le imprese che riescono a essere al passo con le sfide della transizione ecologica sono quelle di grandi dimensioni.

Naturalmente anche le piccole realtà hanno maturato consapevolezza sul fatto che sia fondamentale affrontare questi temi, cruciali anche in termini di competitività.

Tuttavia per le aziende più piccole investire in modo adeguato in ambito green rimane più difficile per la mancanza di risorse.

Bisogna fare di tutto per supportarle promuovendo l’energia pulita e l’efficienza energetica. Per la transizione digitale il discorso è analogo. Anche qui bisogna affrontare il problema del divario tra realtà più grandi e realtà più piccole e, prima ancora, far sì che arrivino risorse per aiutare in generale l’attività delle imprese.

In generale un punto chiave per traguardare obiettivi in termini di crescita economica, sostenibilità e digitalizzazione è la capacità di investire maggiormente sui nostri giovani, professionisti con una formazione eccellente che spesso sono costretti a lasciare il territorio per cercare opportunità lavorative adeguate altrove”.

Quale opportunità rappresenta il Pnrr? Come sfruttare al meglio le risorse messe a disposizione dal piano?

Il piano sembrerebbe prevalentemente incentrato sulle grandi opere. Personamente, spero che le risorse possano essere destinate anche alle piccole realtà produttive. Il modello che bisognerebbe adottare è quello già utilizzato dopo il terremoto che colpi la nostra regione.

Dopo la tragedia, il nostro territorio ha cercato di rialzarsi reinvestendo bene le risorse che venivano messe a disposizione per la ricostruzione e creando le condizioni per una fase di rinascita.

In quel caso la carta vincente sono stati gli investimenti destinati, non solo alla ricostruzione di edifici, ma anche alla ripresa delle attività dell’apparato produttivo della regione, ovvero le fabbriche. Questo modus operandi dovrebbe essere replicato anche con le risorse del Pnrr”.

Di Monica Giambersio
(Riproduzione riservata)

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