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01/04/2022

Messina (Assarmatori): «Import da Russia e Ucraina di argilla, carbone, acciaio bloccato, cercare nuovi partner»

(Stefano Messina, presidente Assarmatori)

Il presidente: «Carenza di commodity indispensabili come semilavorati siderurgici. Le conseguenze sulla produzione industriale italiana sono già gravissime con ricadute sui consumatori finali. Bene il Pnrr sul rinnovo delle flotte»

Oltre che sull’energia, il conflitto in Ucraina sta pesando anche nella logistica, con riduzione sia negli spostamenti che nell’approvvigionamento delle merci.

CUOREECONOMICO ne ha parlato con Stefano Messina, presidente di Assarmatori.

«Il trasporto marittimo è uno dei settori in cui si riverberano con immediatezza le dinamiche internazionali.

Quello che sta succedendo in Ucraina ha prodotto i suoi effetti anche sulle compagnie di navigazione e le più colpite sono quelle che operano nelle aree del Mar Nero del mar d’Azov, dove il livello di sicurezza è stato portato al massimo e vige il divieto di entrare in tali acque - sottolinea Messina - La crisi ha coinvolto gli sbocchi del bacino del Mar Mediterraneo e del Mar Baltico, tanto che le navi stanno registrando difficoltà a svolgere le proprie attività.

Non bisogna dimenticare che i marittimi e gli ufficiali sia russi sia ucraini occupano una percentuale notevole dei posti lavoro a bordo della flotta mercantile mondiale. Con tutto ciò che ne consegue in termini di rotazione equipaggi e richieste di sbarco».

Presidente Messina, in questo momento quanto sta pensando l’aumento delle materie prime?

«L’import da Ucraina e Russia è praticamente bloccato e questo significa per il nostro Paese carenza di commodity indispensabili come argilla, carbone, acciaio, semilavorati siderurgici.

Le conseguenze sulla produzione industriale italiana sono già gravissime con ricadute sui consumatori finali. Per questi motivi Assarmatori sta collaborando con il Ministero degli Affari Esteri per accelerare dove possibile i tempi di nuovi accordi commerciali con altri attori che siano in grado di esportare queste commodity verso l’Italia».

Quanto alla politica italiana, le soddisfano i progetti legati al Pnrr?

«Sì, anche se la nostra attenzione è focalizzata sullo stanziamento di 500 milioni di euro per il rinnovo delle flotte, di cui 250 milioni per nuove navi con propulsione a basso impatto ambientale e 250 milioni per dotare le unità in costruzione di impianti che riducano i consumi.

Sono misure di incentivazione per il trasporto marittimo in grado di innescare una spirale positiva in termini di occupazione e produzione industriale.

All’interno del Fondo Complementare, inoltre, sono previste risorse per l’aggiornamento delle infrastrutture dei porti e della rete logistica, ma anche interventi per la sostenibilità ai quali guardiamo con interesse».

La convince il Ddl Concorrenza?

«Occorre dare attuazione al Regolamento europeo che disciplina i trasporti e garantire che le regole di concessione e tariffarie siano uniformi in tutta Italia, garantendo un corretto accesso alle infrastrutture portuali sulla base di criteri di trasparenza e proporzionalità delle tariffe dei terminalisti.

L’armamento, ma più in generale l’economia italiana, ha bisogno di concorrenza che si contrapponga a forme di distorsione».

Secondo Lei occorre allungare i tempi per la transizione energetica?

«Direi che occorre calibrarla sulle tecnologie effettivamente disponibili. Negli ultimi anni gli armatori hanno sempre fatto i ‘compiti a casa’e talora anticipato gli obblighi derivanti dai regolamenti internazionali dettati dall’IMO (ovvero della massima autorità mondiale in materia di sicurezza e prevenzione dell’inquinamento nel trasporto marittimo).

Lo hanno fatto per ridurre l’impronta carbonica, e ci sono riusciti: fra il 2008 e il 2018 il trasporto marittimo a livello globale è cresciuto del 40% e nello stesso periodo le emissioni totali di GHG sono invece diminuite del 7%.

Adesso il tema della transizione ecologica, per il settore marittimo ma anche per tutto il mondo del trasporto e della logistica, si pone con ancora maggiore forza e gli armatori sono pronti a raccogliere la sfida a condizione di non renderla una mera operazione mediatica o di farne uno slogan».

Quindi condividete lo spirito dell’Unione europea in questo senso?

«Sì, siamo disposti a perseguire obiettivi che siano realizzabili, ma bisogna sostenere in primo luogo la ricerca tecnologica per individuare le soluzioni energetiche attivabili nel comparto, tenendo conto delle difficoltà oggettive che attraversano i mercati mondiali e che sono indubbiamente accentuate dalla guerra».

Di Matteo Milani
(Riproduzione riservata)

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