Milza (Confcooperative Emilia Romagna): “Sostegno all’economia sociale per uno sviluppo sostenibile”

(Francesco Milza, presidente di Confcooperative Emilia Romagna)
“L’Economia Sociale deve rappresentare per i nostri governanti a tutti i livelli la nuova frontiera per un modello economico sostenibile e inclusivo, che non lasci indietro nessuno. E in questo ambito, la cooperazione – che gioca un ruolo da protagonista - può incrementare ulteriormente il suo contributo in termini di promozione di sviluppo sostenibile, riduzione delle povertà e delle diseguaglianze”
Ne è convinto Francesco Milza, da pochi mesi rieletto presidente di Confcooperative Emilia Romagna, che proprio in occasione della conferma alla guida dell’Organizzazione regionale (circa 1500 cooperative con 226.000 soci, oltre 90.000 occupati e un volume d’affari da quasi 17 miliardi di euro) ha voluto accendere i riflettori sui temi dell’Economia Sociale.
Presidente Milza, partiamo da una spiegazione: in poche parole, cosa intendiamo quando parliamo di Economia Sociale?
“Parliamo di un arcipelago economico costituito da organizzazioni accomunate da un principio fondativo che non risiede nella massimizzazione del profitto, bensì nella reciprocità e nella creazione di valore per terzi, non solo per i soggetti interessati alla produzione di beni e servizi.
Parliamo quindi di quell’economia non ripiegata esclusivamente sulla remunerazione del capitale, bensì sulla generazione di ricchezza che viene poi redistribuita sia alle organizzazioni stesse che vi operano, sia alle comunità, ai territori e all’insieme di stakeholders che sono a vario titolo coinvolti.
Siamo quindi in quella terza via che già il prof. Stefano Zamagni, padre del Terzo Settore italiano, decenni fa ha concettualizzato per superare la dicotomia Stato-mercato.
Secondo la Commissione Europea, sono diverse le categorie di organizzazioni che costituiscono l’Economia Sociale: associazioni, società di mutuo soccorso, fondazioni, imprese sociali, società benefit, imprese sociali e B Corp, società benefit e (soprattutto) le cooperative.
Con una precisazione: tutte le cooperative rientrano a pieno titolo nell’ambito dell’Economia Sociale, non solo quelle sociali. Anche le cooperative di servizi, quelle agroalimentari, culturali, manifatturiere, di credito… Insomma, non conta cosa si produce o quali servizi si erogano, ma come lo si fa”.
E qual è il ruolo della cooperazione nell’Economia Sociale?
“Osservando l’Emilia-Romagna, il 70% dell’Economia Sociale è rappresentato dal sistema cooperativo. Nella nostra regione quando parliamo di Economia Sociale ci riferiamo all’8,5% delle imprese, con il 15% di addetti e il 7% di valore aggiunto.
La cooperazione quindi è l’attore protagonista dell’Economia Sociale, che meglio ne interpreta criteri e requisiti in quanto modello di impresa che unisce la creazione del valore economico con l’attenzione all’impatto sociale”.
Perché oggi è così importante sostenere l’Economia Sociale?
“Perché siamo nel pieno di transizioni che devono essere affrontate senza che nessuno rimanga indietro, senza che la speculazione a tutti i livelli estragga ricchezze a vantaggio di pochi come purtroppo spesso è accaduto negli ultimi anni.
La transizione digitale, la transizione ecologica, le sfide dell’Intelligenza Artificiale, il cambiamento demografico che sta interessando il nostro Paese con il progressivo invecchiamento, le nuove frontiere della ricerca tecnologica, lo spopolamento con il rischio di abbandono delle aree interne: tutto questo non può essere lasciato ad esclusivo appannaggio né del modello capitalistico, finalizzato alla sola massimizzazione dei profitti laddove possono verificarsi (dove non c’è prospettiva, il capitale abbandona il campo), né ad una logica statalista e assistenzialista che vede solo l’intervento pubblico come risolutivo, una visione questa totalmente anacronistica.
Più Economia Sociale, quindi più cooperazione, significa una maggiore possibilità di governare questi processi in maniera democratica e inclusiva”.
Quali le vostre richieste al riguardo?
“La precedente Commissione UE ha adottato il Piano di Azione per l’Economia Sociale, quindi il Consiglio Europeo ha approvato la Raccomandazione ai Paesi membri affinché si creino le condizioni favorevoli per lo sviluppo dell’Economia Sociale.
Come centrali cooperative, abbiamo chiesto al Governo italiano di definire quanto prima, e in maniera condivisa, un Action Plan nazionale per l’Economia Sociale, dal quale ne potrebbero discendere altrettanti per le singole Regioni. In particolare al Governo chiediamo tre ambiti prioritari di intervento”.
Quali sono?
“Innanzitutto, dal punto di vista legislativo occorre che il Parlamento approvi una legge quadro per definire il perimetro dell’Economia Sociale, come avvenuto in altri Paesi. Una volta chiarito questo, va rivista la programmazione dei fondi europei e nazionali, così da fornire opportunità di finanziamento a determinati progetti anche tramite una riserva obbligatoria proprio per l’Economia Sociale.
Infine vanno studiate modalità specifiche di partenariato pubblico-privato in vari settori, dal welfare alla cultura passando per l’ambiente, per creare occupazione e inclusione sociale dei soggetti più fragili.
In linea generale, le stesse politiche fiscali e del lavoro devono favorire sempre di più un settore come l’Economia Sociale che non delocalizza, non estrae ricchezza dai territori portandola altrove a beneficio di pochi, ma promuove uno sviluppo sostenibile dal punto di vista economico, sociale e ambientale per una crescita inclusiva delle comunità”.
Redazione Cuoreeconomico
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