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07/03/2024

Moda, il made in Italy veneto rischia di diventare straniero

In Veneto export pari a 9 mld di euro. In difficoltà calzaturiero, pelletteria e tessile. +63 percento in Veneto per le richieste di cassa integrazione. Ribon (Cna Veneto): "Necessarie azioni di sostegno di un Made in Italy, patrimonio che rischia di venire venduto ai gruppi esteri. Alla Regione Veneto: convocare del Tavolo della Moda per trovare soluzioni comuni"

La Moda è uno dei settori trainanti per l’esportazione regionale del Veneto. Secondo i dati del settore, il comparto conta 9.500 unità produttive (17,6 percento del totale manifatturiero regionale), 7.626 unità della distribuzione; assorbe circa 100.000 addetti e conta un fatturato di 18 miliardi di euro. Il valore dell’export si assesta a circa 9 miliardi di euro.

Tuttavia dallo scorso anno questo settore sta affrontando un ulteriore momento di crisi che coinvolge in particolare il calzaturiero, la pelletteria ed il tessile. Una crisi che sta coinvolgendo in maniera preoccupante le filiere produttive dell’abbigliamento, pelle e cuoio, calzature e occhialeria, fino ad oggi elemento di punta per la diffusione del Made in Italy in tutto il mondo.

Dopo la pandemia e con il perdurare del conflitto in Ucraina, lo scoppio del conflitto in Medio Oriente e le problematiche relative ai trasporti merci nel Mar Rosso, la situazione sta diventando insostenibile: a livello nazionale sono registrati importanti fermi produttivi; una mancanza di prospettive di ripresa all’orizzonte; un crescente ricorso agli ammortizzatori sociali.

Tutto questo sta generando una situazione di forte incertezza dinanzi alla quale sono necessarie misure di sostegno che non si possono più procrastinare.

Rispetto al 2022 il Veneto ha subìto un incremento del 63 percento di richieste complessive per le PMI di cassa integrazione per un valore di 13.661.035,34 euro, registrando, sempre su parametro nazionale, un + 119 percento sul settore pelli/cuoio/calzature (14.419.232,22 euro); e un +39% declinato su Tessile/abbigliamento.

Le richieste del comparto veneto

Per questo CNA ha approntato una serie di richieste, tra le quali la possibilità di sospensione momentanea dei finanziamenti per le aziende che ne facciano richiesta; l’emissione straordinaria della possibilità di ricorrere alla cassa integrazione e definizione di ammortizzatori sociali ad hoc per le imprese artigiane e PMI del settore; la richiesta di contributi per partecipazioni a manifestazioni e fiere internazionali per le imprese artigiane del settore moda.

«Tra le altre azioni – afferma il Segretario di Cna Veneto Matteo Ribon –, chiediamo alle istituzioni che venga approntato un impianto dedicato al sostegno e all’ulteriore sviluppo di un comparto che da sempre ha rappresentato il Made in Italy nel mondo, un patrimonio che rischia altrimenti di sparire o di venire intercettato dai grandi gruppi stranieri.

Sono necessarie misure a supporto delle transizioni con particolare specificità del comparto della moda; individuare azioni di comunicazione e di formazione nei confronti delle giovani generazioni e per favorire il ricambio generazionale; progettare azioni di supporto delle filiere presenti nei distretti della moda; agevolare la diffusione della cultura di acquisto del Made in Italy anche nelle giovani generazioni.

Per questo chiediamo alla Regione Veneto di convocare al più presto il Tavolo della Moda per discutere queste problematiche e SUPPORTARE, insieme, possibili soluzioni».

Redazione Cuoreeconomico
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