lun 16 mar 2026

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Moncalvo (Coldiretti Piemonte): “Nel settore zootecnico rischio del 10% di chiusura delle stalle nei prossimi mesi”

(Roberto Moncalvo, presidente Coldiretti Piemonte)

Il presidente della sezione piemontese dell’associazione a CUOREECONOMICO: “L’aumento dei costi dell’energia, dei mangimi e delle materie prime sta impattando in modo rilevante su tutto il settore agricolo”

Da un lato, limpatto della pesante crisi energetica e dell’aumento del costo delle materie prime sul comparto agricolo piemontese; dallaltro, le criticità legate alla siccità e, in generale, agli eventi estremi causati dal cambiamento climatico.

Di questi temi, e di molto altro, abbiamo parlato con il presidente di Coldiretti Piemonte, Roberto Moncalvo, che ha inoltre spiegato a CUOREECONOMICO i punti chiave della petizione contro il cibo sintetico lanciata dallassociazione. 

Come la pesante crisi energetica in atto sta impattando sulle imprese del territorio?

"L’aumento dei costi dell’energia, dei mangimi e delle materie prime sta impattando negativamente su tutto il settore agricolo, così come peraltro sulle famiglie e sulla gran parte dell’economia nazionale. 

Per quanto riguarda, in particolare, la zootecnia i dati parlano di un rischio del 10% di chiusura delle stalle in Piemonte nei prossimi mesi. Ma anche a livello nazionale la situazione è analoga.

I costi dei mangimi sono aumentati del 95%, quelli del gasolio del 110% e quelli dell’elettricità del 500%. E’ chiaro che tutti questi fattori, messi insieme, stanno causando grosse difficoltà a tutte le aziende, in modo particolare a quelle zootecniche.

Già ora registriamo dati preoccupanti, ad esempio, sul fronte dell'aumento della macellazione di vacche da latte. Questi numeri sono tutti indicatori di un parziale disimpegno delle aziende rispetto all’allevamento e ci proiettano verso una prospettiva di riduzione delle produzioni o addirittura di chiusura delle attività.

Si tratta di un trend che va esattamente in senso contrario rispetto a ciò che servirebbe in un momento di crisi internazionale come questo, dove il tema della sovranità alimentare e della disponibilità di cibo per i prossimi mesi riveste un ruolo chiave, anche alla luce delle criticità legate al cambiamento climatico". 

Come lei ha sottolineato, una questione centrale è quella del cambiamento climatico. Quali criticità sta generando in particolare?

"Quest’anno abbiamo dovuto fronteggiare una siccità che non è mai finita, con cui noi ancora adesso stiamo facendo i conti.

Se questo inverno non ci saranno piogge, e soprattutto nevicate abbondanti, la prossima stagione sarà molto più complessa di quella che abbiamo vissuto quest’anno.

Veniamo da un 2022 dove i danni della siccità e, in generale del maltempo - che ha visto anche violente bombe d’acqua come nel caso delle Marche - sono stati rilevanti.

Chiudiamo questa’anno con un saldo di 8 miliardi di danni a livello nazionale. Su questa cifra il Piemonte incide per oltre 1.000.000.000 di euro.

La situazione è tutt'altro che semplice, sembra davvero una tempesta perfetta: da un lato abbiamo la siccità e, in generale, gli effetti drammatici del cambiamento climatico; dall'altro il costo energetico alle stelle e le speculazioni sui costi dei mangimi. 

Tutto ciò si traduce negativamente anche in termini di mancata produzione. Solo per dare un’idea, nei prossimi mesi noi avremo 8 miliardi in meno di cibo prodotto in agricoltura. Sono dati significativi che vanno presi in considerazione con grande attenzione".

In questo contesto quali interventi ritenete prioritari?

"E’ chiaro che la priorità nel breve termine è cercare di arginare l'aumento dei costi energetici e quindi tutti i provvedimenti messi in atto dal Governo in tal senso sono importanti. 

In generale questa situazione va affrontata, da un lato, mettendo ovviamente a disposizione risorse; dall’altro, costruendo progetti di medio e lungo termine che ci consentano di declinare al meglio il tema della sovranità alimentare.

Bisogna garantire una quantità di prodotto nazionale non solo stabile, ma crescente, invertendo questo trend decrescente registrato quest’anno a causa del maltempo. 

Per affrontare la crisi servono inoltre contratti di filiera, che possono essere stimolati anche con il PNRR. Il piano prevede, in particolare, 1 miliardo e 200 mila euro, che in parte sono già stati messi a bando.

Queste risorse devono andare a stimolare la costruzione di rapporti duraturi di collaborazione fra l’agricoltura, l'industria e la distribuzione, per favorire prezzi che siano coerenti con i costi di produzione.

In questo modo l'agricoltore non verrebbe sottopagato, ma avrebbe un compenso equo rispetto all'aumento di costi di produzione che si è verificato. Oltre a questo, servono poi misure infrastrutturali di medio e lungo periodo sul tema dell'acqua".

Nello specifico, dal punto di vista della gestione della risorsa idrica, quali sono le misure infrastrutturali di medio e lungo termine che ritenete necessarie?

"Faccio una premessa. Quest’anno abbiamo avuto una forte siccità e siamo in una situazione dove ad oggi abbiamo ancora un calo del 30% delle precipitazioni rispetto all'anno scorso.

Ciò che finora è cambiato, a causa del cambiamento climatico, è la modalità con cui si verificano le piogge: a lunghi periodi di siccità si alternano brevi periodi di pioggia torrenziale.

In questo contesto è fondamentale intervenire compensando la capacità di stoccaggio, attualmente insufficiente. Oggi abbiamo infrastrutture che sono in grado di conservare circa l’11% dell’acqua che ogni anno mediamente cade sui cieli italiani. Avremmo bisogno di portare questo valore al 40 - 50% per affrontare in modo efficace i periodi di siccità".

In generale, in tema di sostenibilità, quali misure stanno mettendo in atto le imprese agricole del territorio?

"Registriamo, ad esempio, un continuo calo dell’utilizzo dei fitofarmaci e una grande attenzione al risparmio idrico. Sono stati realizzati in particolare tanti interventi legati all’irrigazione localizzata.

Ma tutte queste iniziative virtuose delle aziende - che hanno richiesto degli investimenti mirati - non sono sufficienti in un contesto dove mancano infrastrutture adeguate per lo stoccaggio idrico a livello nazionale. 

Da questo punto di vista in Piemonte una questione importante è quella del riso. Per la prossima stagione diverse aziende hanno scelto di cambiare coltura e seminare grano, proprio per paura di affrontare i danni legati alla siccità, che in alcuni territori hanno compromesso fra l’80 e il 100% della produzione".

La presentazione della proposta di regolamento della Commissione Europea sull'etichetta nutrizionale Nutriscore, inizialmente prevista per la fine di questanno, è slittata alla primavera del 2023. Come avete accolto questo posticipo?

"Ciò è molto positivo, siamo profondamente contrari al Nutri-Score, in quanto causerebbe un danno ingiusto all'85% del valore del made in Italy. E’ un sistema di etichettatura a semaforo che risulta fuorviante, discriminatorio e incompleto.

E’ pensato in modo tale da concedere il semaforo verde a prodotti artificiali e ultralavorati, penalizzando invece prodotti come, ad esempio, l’olio extravergine di oliva.

Ciò dipende dal fatto che l’attenzione si concentra esclusivamente su un numero molto limitato di sostanze nutritive (ad esempio zucchero, grassi e sale) e sull’assunzione di energia senza tenere conto delle porzioni. In questo modo si esclude paradossalmente dalla dieta ben l’85% in valore del Made in Italy a denominazione di origine.

Il fatto che ci sia un rinvio è un bene, perché vuol dire che, su questo tema, le perplessità non vengono solo dall’Italia.

E’ una questione su cui non bisogna abbassare la guardia, perché è uno strumento che ci allontana dal cibo naturale per avvicinarci a un cibo manipolato dall’industria.

In questo contesto la nuova frontiera del cibo sintetico rappresenta la massima rappresentazione di questo modello di produzione alimentare svincolato dalla natura e dall’agricoltura". 

Proprio in tema di cibo sintetico Coldiretti ha lanciato una petizione. Cosa chiedete al Governo?

"La petizione promossa da Coldiretti chiede una legge che vieti la produzione e la commercializzazione del cibo sintetico nel nostro Paese. Questo approccio al cibo non è etico e non è sicuro né per l’ambiente né per le persone.

E’ una questione che riguarda il cibo anche dal punto di vista culturale ed economico. L’immagine dell’Italia nel mondo è infatti legata anche al suo patrimonio enogastronomico, che verrebbe danneggiato pesantemente da questa nuova frontiera legata al cibo sintetico".

Di Monica Giambersio 
(Riproduzione riservata)

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