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25/10/2022

Monchiero (Tutela Roero): “Export e turismo del vino lanciano il territorio, ma pesano caro-energia e siccità”

(Francesco Monchiero, presidente consorzio Tutela del Roero)

Il Presidente del Consorzio Tutela del Roero Francesco Monchiero a CUOREECONOMICO: “Nel 2021 prodotte oltre 7 milioni di bottiglie. Dopo la riapertura paesi come Canada, Giappone e Usa hanno aumentato il volume degli ordini. Aumento dei costi di produzione colpisce grandi e piccoli produttori. Ospitalità e turismo: numeri importanti, primi mesi del 2022 come il 2019”

Il settore vinicolo alla prova della crisi energetica e dell’aumento dei costi di produzione. CUOREECONOMICO ne parla con il presidente del consorzio Tutela del Roero, che dal 2013, ha l’obiettivo di proteggere e promuovere il Roero Docg Bianco e Rosso attraverso la sinergia fra i produttori e i viticoltori del territorio.

Come tutti i settori, anche quello vitivinicolo è colpito dall’aumento dei costi di produzione. Che rischi corrono oggi le imprese?

“L’aumento dei costi è trasversale e colpisce tanto le imprese quanto i piccoli produttori interessando il prezzo dei carburanti – impiegati dalle aziende agricole nella gestione delle vigne – al vetro delle bottiglie, al sughero dei tappi alla carta per le etichette.

Questo sta comportando una diminuzione della marginalità da parte dei produttori, che non possono ribaltare totalmente i rincari sul prezzo della bottiglia.

Una situazione che si andrà aggravando nei prossimi mesi e che potrebbe non essere ammortizzabile nel lungo periodo, poiché le piccole aziende che si vedranno triplicate le bollette dell’energia elettrica non potranno far fronte ai pagamenti avendo incassi sostanzialmente invariati”.

Nel 2021 l’export di vini italiani ha superato i 7 miliardi di euro.  Come sta andando il 2022?

“Per il Roero Docg il 2021 è stato l’anno in cui la commercializzazione ha visto aumenti a doppia cifra rispetto al 2019. Numeri estremamente positivi sia per il Roero Docg Bianco, a base di uve Arneis, con oltre 7 milioni di bottiglie, sia per il Roero Docg  Rosso, a base di Nebbiolo, con oltre 700.000 bottiglie e che trovano conferma anche nell’esportazione.

Benché non sia semplicissimo avere dati puntuali sull’export perché, come per tutti i vini piemontesi, il Roero non dispone di un codice doganale che identifichi solo i vini della denominazione, la quota di prodotto esportato si attesta sul 60% e i paesi di riferimento sono Svizzera, Germania, Paesi Bassi e Olanda, ma anche Canada, Giappone e Usa che, dopo la riapertura, hanno addirittura aumentato il volume di ordini”.

Quali effetti ha avuto la siccità di questi ultimi mesi sulla vendemmia nella zona del Roero?

“Si è avvertita molto l’assenza di acqua che, combinata ad un generale innalzamento medio delle temperature, ha portato le piante di vite a subire con una certa frequenza shock idrici.

Sta all’attenzione e all’esperienza dei produttori salvaguardare il più possibile i vigneti maggiormente esposti.

Una delle caratteristiche peculiari dei terreni del Roero è, l’altissima presenza di sabbie che, oltre a conferire caratteristiche di estrema eleganza e morbidezza ai vini prodotti, li rende maggiormente soggetti al drenaggio delle acque e in anni come questo, può comportare cali di produzione che vanno che vanno dal 10% al 30% a seconda delle zone”.

Negli ultimi anni abbiamo assistito ad un aumento della produzione e del consumo di vini biologici. Qual è il suo punto di vista in merito a questa nuova tendenza?

“Anche nel Roero si conferma una grande attenzione a questo tema, con una quota sempre maggiore di aziende certificate.

Il Consorzio e i produttori sono i primi a tutelare e investire nel territorio, riprova ne è la proposta di incentivi per la dismissione del diserbo chimico che è stata presentata in Regione e che viene portata avanti e condivisa quotidianamente per preservare la biodiversità unica che caratterizza le colline del Roero”.

Il turismo nell’area del Roero sta registrando numeri importanti. Può farci un bilancio di questi primi 9 mesi del 2022?

“Nel nostro territorio si sono registrati numeri equiparabili al 2019, segno di grande attenzione alle esigenze turistiche dettate dai cambiamenti del post-pandemia: vacanze all’aria aperta, per godere del paesaggio con un ritmo lento all’insegna del rispetto dell’ambiente.

Il Consorzio, intercettando questa necessità, ha sviluppato in collaborazione con l’Ecomuseo delle Rocche quattro percorsi che si snodano attraverso i vigneti più noti e che, attraverso l’uso di un’audioguida consultabile gratuitamente tramite app, permettono di scoprire le caratteristiche uniche delle colline che si stanno percorrendo a piedi o in bicicletta.

Un trend che va di pari passo con le esperienze enogastronomiche che negli anni si sono strutturate su tutto il territorio e hanno reso il Roero una destinazione di riferimento.

L’ospitalità che la nostra zona è in grado di offrire attraverso strutture ricettive di buon livello e dalle dimensioni contenute situate sia in aperta campagna, sia nei piccoli centri abitati delle nostre colline, sono un indubbio valore aggiunto per i visitatori”.

Di Andrea Merola
(Riproduzione riservata)

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