sab 14 mar 2026

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Mondini (Confindustria Liguria): “Economia regionale tiene, sulle transizioni, bisogna dare tempo alle imprese”

(Giovanni Mondini, presidente di Confindustria Liguria)

Il presidente dell’associazione industriali ligure a CUOREECONOMICO: “Questo cambio di paradigma  dovrebbe essere guidato più dal mercato e non solamente da provvedimenti normativi forzosi. Ci preoccupa l’inflazione: la sfida è quella di mantenere il trend positivo”

Pnrr, inflazione, transizione ecologica e digitale. Di questi temi abbiamo parlato con il presidente di Confindustria Liguria Giovanni Mondini, che ha spiegato a CUOREECONOMICO come le imprese del territorio siano state particolarmente resilienti di fronte alle criticità di uno scenario economico che negli ultimi 3 anni si è mostrato particolarmente complesso.

Come le imprese del territorio stanno affrontando questa particolare fase storica che ha visto un susseguirsi di eventi disruptive: pandemia, crisi energetica, aumento del costo del denaro? Quali strategie hanno messo in campo ?

Dagli ultimi dati dell’Istat, della Banca d’Italia e di Regione Liguria emerge come l’economia del territorio superi addirittura, per quanto riguarda il Pil su base annuale, la media nazionale.

Questo è un dato sicuramente positivo che va ad affiancarsi a quelli altrettanto buoni sull’occupazione. In quest’ambito il trend di crescita è iniziato dall'ultimo trimestre del 2021.

Qualcuno potrebbe contestare il fatto che molta di questa occupazione non è stabile. Su questo punto i sindacati in parte hanno ragione, anche perché questi dati sull'occupazione sono molto trainati dal turismo, che è esploso nella nostra regione ma che si caratterizza, come è noto, per contratti poco stabili. Tuttavia, va sottolineato che molti indicatori evidenziano un aumento dei contratti a tempo indeterminato.

Facendo un bilancio complessivo, possiamo dire che i dati del 2023 finora delineano un quadro positivo, smentendo le previsioni di un quadro recessivo che, fortunatamente, finora non si sono verificate. In sostanza, l’economia sta tenendo bene. Naturalmente, da qui in avanti le preoccupazioni sono legate al fatto che questo trend possa continuare”.

Nello specifico cosa preoccupa?

Quello che preoccupa già ora è ovviamente l’inflazione e il conseguente rialzo dei tassi. Sull’inflazione bisogna capire quando la situazione tornerà alla normalità. Per alcuni il fenomeno è legato al caro-energia, per altri non solo a questo fattore.

 Quel che è certo è che la preoccupazione è alta, perché da più di un decennio le imprese si sono abituate a lavorare con livelli di inflazione bassissimi e tassi che decrescono, fino a diventare addirittura negativi, e oggi non sono pronte ad affrontare uno scenario che cambia repentinamente.

Fortunatamente chi faceva impresa negli anni duemila ha avuto a che fare con inflazione e tassi alti ed è meno preoccupato rispetto alle nuove generazioni che stanno sperimentato uno scenario del tutto nuovo.

Gli scenari a breve sono comunque incerti e come conseguenza le imprese frenano gli investimenti. È difficile oggi fare previsioni, d’altronde negli ultimi 12 anni gli economisti non ne hanno azzeccato una. Per riassumere, possiamo quindi affermare che c’è sì preoccupazione, ma che non bisogna lasciare spazio al disfattismo”.

Come le imprese liguri stanno affrontando le sfide della transizione ecologica e digitale, estremamente interconnesse tra loro?

“Tutte le imprese hanno ben compreso limportanza di affrontare queste sfide in modo mirato.  Tanti investimenti per rendere i propri impianti più efficenti e  più sostenibili sono stati fatti. 

Questa spinta verso innovazione e sostenibilità era già stata registrata a partire dal 2016 con il famoso provvedimento Industria 4.0. É stato ben compreso che puntare sul digitale e sulla sostenibilità  è fondamentale per avere una maggiore competitività.  

Tuttavia bisogna sottolineare che non tutte le imprese possono destinare risorse adeguate a questi ambiti. Per questo è necessario introdurre degli aiuti.

La transizione ecologica è un presupposto ineludibile, ma bisogna accompagnare le imprese e dare loro il giusto tempo per realizzare questi percorsi virtuosi. Questo cambio di paradigma deve essere guidato dal mercato e non deve essere eccessivamente forzato” da stringenti normative”.

Quale ruolo può rivestire il Pnrr  nel processo di ammodernamento del nostro Paese?

Parliamo molto di Pnrr sui giornali, ma spesso ci sfugge l’importanza di “mettere a terra” in modo efficace i diversi progetti. Per la nostra regione gli investimenti del piano ammontano a circa 7 miliardi. Se tutti questi soldi venissero spesi, a partire dal 2026 si genererebbe un PIL incrementale pari a circa l’1% su base annuale.

È quindi fondamentale sfruttare al meglio il Pnrr, rendere concreti i diversi progetti. Il piano  - sia per quanto riguarda la parte investimenti sia per quanto riguarda la parte relativa alle riforme (che sono fondamentali) - può dare veramente un grosso contributo allo sviluppo futuro del nostro Paese, personalmente la reputo un’occasione unica ed irripetibile”.

Di Monica Giambersio
(Riproduzione riservata)

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