Monetti (Confcooperative Abruzzo): “Coinvolgere territori nel Pnrr, su dissesto idrogeologico manca strategia”

(Massimiliano Monetti, presidente di Confcooperative Abruzzo)
Il presidente della cooperazione abruzzese a CUOREECONOMICO: “Stop ad alta velocità sulla Pescara-Roma danneggia il Paese. Sistema economico locale fluido, ma in questa fase è necessario fare rete, perché solo così si favorisce lo sviluppo economico del territorio”
Le sfide della cooperazione abruzzese, ma anche quelle di un’Italia che deve fare i conti con i ritardi sull’attuazione del Pnrr, che hanno portato anche alla cancellazione di alcuni progetti chiave per la crescita del Paese.
CUOREECONOMICO fa il punto con Massimiliano Monetti, presidente di Confcooperative Abruzzo.
A che punto è la cooperazione abruzzese? Come arriva a questo periodo dell’anno?
“Siamo in un periodo fluido, tante cose non sono definite e quindi si naviga a vista perché molti contesti sono cambiati: dal Covid, alla questione climatica, ai tassi. Tutti fattori che rendono complesso fare impresa. Bisogna essere bravi a trovare i punti certi attorno ai quali basare l’azione imprenditoriale”.
Proprio in sede di rimodulazione del Pnrr, dai progetti del ministero dei trasporti è stata stralciato quello per l’alta velocità sulla Pescara-Roma. Vi preoccupa?
“Decisamente, perché quella è una infrastruttura che fa bene al Paese, non solo all’Abruzzo. E’una tratta che congiunge due mari e che viene incontro ad una parte del Paese, il Sud, che ha ancora grandi carenze infrastrutturali, soprattutto ferroviarie.
Dall’Abruzzo per arrivare a Roma in tempi normali c’è solo l’autostrada, perché la ferrovia percorre le montagne. Certamente rispetto ad altri territori che non hanno nemmeno questa possibilità è molto, ma la ferrovia è una infrastruttura fondamentale anche in virtù della possibilità di decongestionare il traffico su gomma.
Per questo, fa bene anche a Roma perché se dall’Abruzzo ci si può spostare con un’ora e mezzo di treno, molti possono decidere di venire a vivere in Abruzzo, pur lavorando a Roma.
Se le città possono contare sui territori, le connessioni diventano più estese. E’ stato detto che questo progetto sarà spostato su altri fondi, ma è comunque un segnale negativo per i territori. Tagliare fuori i territori dai collegamenti significa non permettere uno sviluppo equo”.
Più in generale come vede il quadro del Pnrr ed in generale il coinvolgimento dei territori?
“Il Pnrr deve guardare alle grandi strategie, questo è ovvio. Ma i soldi devono essere connessi con i territori. In questo dobbiamo stare attenti a che il Pnrr non rappresenti un’occasione mancata per fare cose che creano valore aggiunto nei territori. Vanno coinvolti maggiormente nelle scelte strategiche. E finora non ho visto questo coinvolgimento dei corpi intermedi”.
Anche i progetti sul dissesto idrogeologico sono stati stralciati…
“Questo è un messaggio inquietante, sinceramente. Questa scelta dichiara molto chiaramente la visione del Governo su questi temi e invece mi sembra evidente – i fatti dell’Emilia-Romagna, ma ancora prima nelle Marche, senza contare il maltempo al Nord lo dimostrano – che il dissesto idrogeologico e la tutela dell’ambiente avevano bisogno di più soldi e non di meno. Vanno attivate strategie per giocare la partita giusta. Già prima mancava, questa strategia. Ora mancano anche i soldi”.
Ad aggravare la situazione c’è la questione mutui, soprattutto dopo i nuovi rialzi dei tassi da parte della Bce. La Fabi ha segnalato rate insolute per 15 miliardi e proprio Confcooperative ha indicato come una famiglia su cinque non ce la faccia a pagare le rate…
“Le banche negli ultimi anni con il Covid hanno fatto registrare una crescita dei fatturati, ma la frattura sociale fra chi ce la fa e chi no è aumentata. In Abruzzo - ma in generale in Italia - una parte della popolazione è sotto il reddito medio annuo, che non vuol dire che è in povertà ma che guadagna meno della media nazionale.
Questa è una grande frattura sociale: la cooperazione lavora affinchè si recuperi questa fascia grigia della popolazione affinchè non scivoli in povertà, ma questa fascia si allarga sempre di più.
Le banche di credito cooperativo hanno un ruolo in portante, perché sono partecipate dal tessuto sociale. Insieme alla cooperazione, costruiscono economia sociale: si può fare banca ed economia con modelli diversi. Questo la Ue non lo ha colto pienamente: il mercato non può essere l’unico metro per giudicare”.
Quindi guardando avanti che futuro vede per l’impresa abruzzese?
“L’Abruzzo è ancora troppo parcellizzato: ha bisogno di fare sistema. Manca una cultura del fare squadra mentre invece bisogna costruire sistemi più complessi, come già avviene in altre regioni d’Italia.
Non è facile condividere processi e decisioni, ma l’Europa con i bandi ed i progetti, ha tracciato la strada: se non ci si mette insieme, difficilmente si arriva nei mercati. Il periodo dell’azione in solitaria è finito.
I territori, le aree interne sono un giacimento prezioso di risorse che possono essere sfruttate al meglio facendo sistema. Proprio per le questioni climatiche, le aree interne diverranno presto le più ricercate”.
Di Emanuele Lombardini
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