Mota (Agci Emilia Romagna): "Maggiore stabilità finanziaria e reti d'impresa per ripartire di slancio"

(Massimo Mota, presidente di Agci Emilia Romagna)
Il presidente dell'associazione delle cooperative emiliano-romagnole: "Da soli non si va da nessuna parte, eppure crescono gli individualismi. Le imprese alluvionate stanno ripartendo, ma non tutte: ci sono ancora territori isolati dove è difficile tornare a lavorare. La desertificazione è un problema, ma le banche del territorio sono una risorsa"
ll modello cooperativo potrebbe essere la chiave risolutiva per i fenomeni che hanno danneggiato negativamente l'economia dell'Emilia Romagna e non solo.
A parlarne è Massimo Mota, presidente regionale di Agci Emilia Romagna, che scava a fondo sulle difficoltà affrontate dalle imprese, partendo dal fenomeno inflattivo.
Presidente, che ruolo sta giocando l'inflazione?
"Il fenomeno inflattivo sicuramente sta giocando un ruolo pesante e penalizzante, perché ha creato problemi a tutti gli investimenti previsti e alle programmazioni. Ci auguriamo che sia finalmente sotto controllo, ma credo che anche le grandi strutture che gestiscono la politica monetaria fanno quello che possono.
Basta una piccola crisi per riproporre in maniera pesante il costo delle materie prime, dell'energia e dei trasporti. Ciò consegue una pressione sui prezzi.
Viviamo tempi davvero incerti, in cui si è in difficoltà a prendere decisioni di medio o lungo periodo. Questo è un grosso problema per le imprese, perché per stare sul mercato devono continuamente investire, altrimenti rimangono indietro".
Di cosa ci sarebbe bisogno?
"Servirebbe una maggiore stabilità dei mercati finanziari, elemento trasversale che interessa qualsiasi tipologia di impresa.
Un altro elemento importante è la scarsa capacità di spesa delle nostre famiglie: il nostro Paese non registra redditi allineati con economie simili alla nostra, in più c'è il periodo inflattivo, con un adeguamento dei salari non veloce.
È la miscela perfetta per ridurre la capacità di spesa delle famiglie. L'incertezza sui prezzi che si affrontano ogni giorno fa in modo che ci sia una scarsa propensione alla spesa, perché c'è preoccupazione: non si sa cosa accadrà domani. Serve stabilità e sicurezza, elementi chiave per il processo economico".
Come guarda al futuro?
"Serve serenità. In questi anni, assistiamo a un incremento dei processi identitari, una maggiore frammentazione tra gli Stati e le imprese, su tutti i livelli. Sembra un fatto culturale che si sta diffondendo.
E un elemento di successo di un'economia sta proprio nella sua capacità di integrare le varie fasi che intervengono sul territorio, da quella economia a quella sociale. Serve una mentalità differente dall'individualismo: bisogna saper rapportarsi gli uni agli altri, con la volontà di costruire insieme qualcosa, perché da soli si va poco lontano.
Una lezione che gli imprenditori conoscono. Il recupero di questa dimensione sarebbe anche un elemento di fiducia che potrebbe costruire uno slancio per il futuro".
Le imprese colpite dall'alluvione si stanno riprendendo?
"E un processo dai tempi lunghi, molto dilatati rispetto a ciò che tanti si aspettavano. Bisogna però riconoscere che erogare contributi pubblici richiede una dose di attenzione non comune, ed è complicato gestire l'erogazione.
Il quadro è complicato, perché servono risorse certe in tempi celeri: ci sono aziende che hanno perso una ricchezza. Dobbiamo fare uno sforzo per capire le difficoltà che stanno dietro le procedure da seguire.
Sono state messe in campo risorse umane importanti, che devono essere messe nelle condizioni migliori per poter lavorare. Gli stanziamenti arrivati fino ad ora non sono sufficienti ed è noto a tutti. La nuova erogazione avvenuta tramite le risorse europee e il governo stesso sono un'azione che aspettavamo a braccia aperte. Ormai siamo a poco meno di un anno dall'alluvione, quindi la tempestività manca.
E per chi in zone colpite è difficile ancora poter andare a lavorare. C'è un intero territorio anche nel Bolognese ancora isolato, dove le attività economiche pagano un prezzo elevatissimo. Il problema c'è, ma non è un'impresa semplice".
In che modo la cooperazione può favorire la competitività delle imprese?
"La cooperazione in Emilia Romagna svolge storicamente un ruolo importante. Che ha creato, e continua a farlo quotidianamente, un ambiente favorevole alla produttività, creando grande flessibilità e capacità di supporto anche per le riprese che competono anche sui mercati internazionali.
L'esperienza cooperativa emiliano romagnola è importante, perché sostiene il sistema in maniera ampia, beneficiando anche del fatto di stare in un ambiente produttivo. Dà un grosso contributo alla sicurezza sociale e al sistema di welfare. Questi aspetti intervengono in maniera diretta sul risultato economico di un intero territorio.
La crisi del Covid ha dimostrato quanto l'aspetto salute possa impattare sull'economia del territorio e delle imprese.
Per questo la sicurezza della collettività è un elemento economico fondamentale per il successo di un territorio. Bisogna ragionare di competizioni per territori piuttosto che per aziende: se un'impresa ha successo generalmente si trova in un territorio che la supporta. E in questo scenario, la cooperazione apporta un equilibrio territoriale".
Il territorio ha bisogno di presenza attiva. Come spiega la desertificazione bancaria?
"Il fenomeno esiste anche nella nostra regione, e interessa più i privati cittadini che le aziende, ma è anche vero che nel mondo cooperativo esistono anche banche a esso legate. E sono proprio queste che hanno mantenuto più costante il rapporto con il territorio.
Lo sportello può servire per le piccole imprese e per i privati, per le quali è ancora molto importante. Anche in questo senso, la cooperazione contribuisce mantenendo diversi sportelli attivi".
Di Mariateresa Mastromarino
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