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31/07/2021

NORCIA 2021 GLOCAL ECONOMIC FORUM ESG89, l’Italia centrale al centro di un progetto nazionale di rinascita

La prima giornata del forum su sostenibilità, resilienza e patrimonio culturale. I giovani il patrimonio su cui investire per ricerca e innovazione

Sostenibilità e resilienza per guardare al futuro e delineare il modello di sviluppo per l’economia di domani. Ha preso il via la seconda edizione del NORCIA 2021 GLOCAL ECONOMIC FORUM ESG89 in Piazza San Benedetto.

Un confronto tra istituzioni, imprenditori, economisti e manager sui tre temi cardine: sostenibilità, resilienza ed heritage culturale.

Giovanni Giorgetti, presidente Esg89, nell’introduzione, ha sottolineato come «gli imprenditori riconoscano l’importanza del momento storico e, con il PNRR, la delicatezza delle future scelte. La sostenibilità e la resilienza sono valori fondamentali per la rinascita del nostro Paese».

Il dibattito, moderato dalla giornalista Rai Monica Giandotti è iniziato con l’intervento del sindaco di Norcia, Nicola Alemanno: «La nostra è una comunità ancora ferita dal terremoto, ma è stata capace di rialzarsi accettando di restare in un territorio in cui non c’era più nulla. Siamo ripartiti dalla scuola e dalle attività economiche che hanno continuato a investire e credere nel territorio. Un esempio di resilienza, tanto che oggi possiamo dire con orgoglio “ce l’abbiamo fatta”».

Donatella Tesei presidente della Regione Umbria ha acceso un focus sulla questione dell’Italia centrale. «L’Italia degli Appennini deve essere messa al centro di un progetto di carattere nazionale, in quanto cerniera del Paese.

Con il Recovery e la Nuova programmazione 2021-27 possiamo incidere su cantieri e infrastrutture. Ma ci vuole una visione condivisa perché l’Italia centrale serve al Paese per la ripresa.

E servono progetti di livello per sostenere le imprese, il lavoro e l’occupazione. Svimez e Banca d’Italia indicavano al 14% il calo del Pil a causa della pandemia rispetto al dato nazionale del 9%.

In realtà l’Umbria ha recuperato 4 punti, siamo nell’ordine della media nazionale. Significa che abbiamo posto in essere azioni giuste.

Un contesto in cui l’Umbria è stata resiliente perché abbiamo affrontato un momento socio-economico delicato perché la regione usciva dalla crisi del 2008 con un passo diverso rispetto ad altre realtà».

Francesco Giorgino, docente Luiss business school ha insistito sul fatto che serve una «visione sistemica che riesca a recuperare il valore dell’intero territorio nazionale in un processo di contestualizzazione europea. La parola sostenibilità in italiano ha bisogno di essere aggettivata.

In questo senso agire come soggetti sostenibili significa mettere in campo azioni sui tre tempi dell’esperienza umana: passato, presente e futuro.

In un’ottica di consapevolezza e visione prospettica del futuro. Il presente non è transizione ma costruzione. Dunque fare politiche sostenibili ambientali economico sociali e culturali non è una opzione è l’opzione. Chi non ricorre a questo è destinato a essere espulso dal mercato».

Maurizio Oliviero magnifico rettore Unipg ha parlato di «sostenibilità umana» e di «rimettere in agenda il tema dei giovani. Siamo il paese con il 29% dei giovani tra i 24 e i 35 anni laureati, siamo penultimi in Europa.

Siamo terzultimi per i giovani che decidono di proseguire con gli studi universitari. Un laureato non percepisce 1300 euro dopo 1 anno e dopo 5 anni non supera i 1500 euro al mese.

Per questo perdiamo cervelli, serve allora qualcuno che creda nei giovani. Dare un futuro ai giovani è un’azione di sostenibilità umana».

Dino Scanavino presidente nazionale Cia agricoltori italiani ha sottolineato come gli «agricoltori si sentano protagonisti della transizione ecologica.

I fondi del Pnrr ci sono, dobbiamo capire come migliorare le best practices per essere meno invasivi, utilizzare meno carburanti e chimica. Ci servono i giovani che possano fare ricerca e innovazione.

Noi parliamo di un settore da 50 miliardi di export, dunque è chiaro che l’agricoltura diventa una componente essenziale della resilienza ambientale e sociale soprattutto nelle aree interne».

Mauro Lusetti, presidente nazionale Legacoop è convinto che la politica «culturale sia uno dei driver di sviluppo del paese. Le cooperative di comunità hanno come obiettivo valorizzare i beni del territorio.

Con il Pnrr ci aspettiamo un’attenzione straordinaria sulla piccola e media impresa e sui territori ai margini dei grandi agglomerati cittadini».

Antonio Parenti rappresentante in Italia della commissione europea ha rilevato che «l’Italia è un paese su cui l’Europa sta facendo la scommessa di una ripartenza sostenibile.

Entro sei anni dobbiamo mettere a terra i progetti scelti e spendere i soldi del bilancio pluriennale europeo. Il Paese deve assicurare la presenza di giovani nell’economia per poter recuperare il gap che abbiamo e agganciare la ripresa».

Giovanni Legnini, commissario per la ricostruzione ha puntato i riflettori sul «modello di governance multilivello capace di far funzionare il Paese. Il tema è come condurre la ricostruzione anche in relazione allo spopolamento e ai beni culturali.

L’obiettivo è ricostruire in modo sostenibile e affidare alle generazioni future un patrimonio edilizio sicuro, efficiente da un punto di vista energetico, più bello.

Nel cratere del centro Italia abbiamo licenziato 10.500 decreti di autorizzazioni di cantiere, gli edifici danneggiati sono 80 mila a fronte di 20 mila domande di ristrutturazione.

Se proseguiremo su questo ritmo, sarà una ricostruzione rapida. Possiamo quindi trasmettere fiducia rispetto alla filiera della ricostruzione».

Di Luigi Benelli
(Riproduzione riservata)

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