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14/06/2023

NORCIA 2023 – BONNE e MARCUCCI (ABI UMBRIA):’Il bilancio di sostenibilità: obblighi ed opportunità. Il ruolo del settore creditizio’

(Luca Bonne e Antonello Marcucci - ABI UMBRIA)

Il Bilancio di sostenibilità è un documento chiave per le imprese non solo a favore dell’Ambiente, della Società e dell’Economia ma anche per promuovere la propria competitività sui mercati e migliorare la propria brand reputation, la cui percezione negli ultimi anni è sempre più influenzata da fattori di sostenibilità.

E’ uno strumento teso a raccontare in modo trasparente la propria posizione rispetto alle tematiche ESG (Environmental cioè ambientale, Social cioè social e Governance cioè governo societario), verso i propri clienti e stakeholders.

A partire dal 2024 (FY) i nuovi obblighi di redigere il Bilancio di sostenibilità o meglio ancora il CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive) ovvero rendicontare le informazioni di sostenibilità secondo uno standard unico e obbligatorio a livello UE nella relazione sulla gestione, riguarderà circa 4.000 imprese in Italia, tra società quotate ed altre grandi imprese. Con la nuova normativa non si allargherà soltanto la platea delle imprese interessate ma anche il set informativo sottoposto agli obblighi di “disclosure”.

In realtà il numero delle Società interessate sarà molto maggiore, in tale processo saranno coinvolte anche le PMI non quotate, le quali pur non avendo l’obbligo, se appartenenti a filiere produttive riconducibili a soggetti obbligati si dovranno attrezzare per monitorare, e dunque comunicare con precisione, la sostenibilità dei propri processi produttivi al proprio fornitore e soprattutto al proprio cliente, che solo così sarà propenso a continuare e consolidare la collaborazione.

La nuova direttiva offre strumenti utili per tutte le imprese, anche per quelle non soggette ad obbligo, che vorranno rendicontare volontariamente le proprie performance di sostenibilità.

Il cambiamento climatico rappresenta ormai una sfida di natura strategica ed un ruolo fondamentale lo riveste il “board” il quale deve mettere in atto un cambiamento culturale all’interno dell’impresa.

Pertanto, la volontarietà a redigere il Bilancio di sostenibilità deve essere vista come una grande opportunità e non come un aggravio di costi e di incombenze. 

I fattori ambientali sono ormai parte integrante dei piani strategici in quanto permettono di guadagnare autorevolezza e di posizionarsi meglio rispetto ai competitors.

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“Sostenibilità” non vuol dire prendersi cura solamente dell’ambiente o delle persone, ma anche dell’impresa stessa, investendo nel futuro della propria attività imprenditoriale e nella comunità in cui opera.

La rendicontazione può diventare uno strumento per valutare, ovvero per “dare valore”, alla propria idea d’impresa e di sviluppo, impegnandosi in un percorso di miglioramento continuo verso gli obiettivi di sviluppo sostenibile. 

La rendicontazione è un percorso di conoscenza in cui è fondamentale la condivisione dei processi con i ruoli decisionali e gestionali (proprietà, board, management) e con il coinvolgimento dei lavoratori e degli stakeholder.

Il primo passo è la misurazione e rilevazione di dati, mentre diventa fondamentale individuare quali sono i temi “materiali”, ossia quegli aspetti di sostenibilità che l’impresa considera essenziali, al fine di “incrociarli” con ciò che gli stakeholder considerano rilevante e di tradurli in obiettivi, strategie e azioni concrete.

La digitalizzazione può venire in aiuto, contribuendo a una razionalizzazione dei processi aziendali e permettendo una rendicontazione di sostenibilità più precisa ed efficace.

La redazione di un Bilancio di Sostenibilità, come già detto non deve essere visto come un costo ma come un’occasione di miglioramento, quindi rappresenta un investimento in grado di rafforzare competenze e incisività nelle scelte future e creare valore nel medio e lungo periodo.

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I vantaggi per le aziende di investire nella sostenibilità sono notevoli, non solo a livello di reputazione, tra cui:

  • Ridurre i rischi e favorire l’innovazione: rendicontare la sostenibilità consiste in un percorso di lettura e valutazione dei processi organizzativi, della qualità delle relazioni costruite con gli stakeholder, oltre che del patrimonio materiale e immateriale a disposizione dell’impresa. Realizzare un report di sostenibilità consente di individuare e valutare i rischi e l’opportunità che l’azienda ha davanti a sé nel futuro, osservandoli con occhi “diversi”, verso una crescita a medio-lungo termine;
  • Attrarre giovani talenti: le nuove generazioni sono sempre più attente, nella ricerca di lavoro, ad aspetti quali il rispetto della diversità e dell’inclusione oltre alla generazione di un impatto positivo sulla società. Investire in sostenibilità significa quindi rendersi attrattivi per i più giovani; attrarre e trattenere le persone con maggiori competenze;
  • Incrementare la coesione e la corresponsabilizzazione della comunità aziendale: la performance dell’impresa non dipende solo da strategie e obiettivi aziendali, ma anche da quanto i cambiamenti proposti vengono accolti e messi in pratica da chi in azienda ci lavora. Investire in sostenibilità è quindi un’occasione per diffondere e responsabilizzare la forza lavoro “nelle scelte organizzative sostenibili”, oltre che a favorire il “lavoro di squadra”.
  • Migliorare la relazione banca-impresa: in continuità con il Piano d’azione della Commissione Europea per la finanza sostenibile del 2018, la richiesta normativa alle banche e agli investitori è quella di prendere in considerazione i fattori ESG nella relazione con le controparti. Mentre le risorse pubbliche, quali i fondi del PNRR, vengono attribuite anche in base al contributo agli obiettivi di sviluppo sostenibile e al Green Deal Europeo. Offrire elementi precisi e fondati circa il proprio impatto diventa strategico per accedere a finanziamenti e rendersi appetibili agli occhi degli investitori.

In relazione a quest’ultimo aspetto le linee guida EBA (European Banking Authority) operative dal 30 giugno 2021 chiedono alle banche di integrare i fattori ESG nell’ambito del processo di concessione del credito.

Inoltre, le banche nella valutazione delle garanzie mobiliari ed immobiliari dovrebbero tener conto di fattori ESG che influenzeranno il valore della garanzia reale, ad esempio l’efficienza energetica.

Dotarsi di un adeguato report di sostenibilità, ad esempio integrando l’informazione fornita nella relazione sulla gestione, con opportune informazioni sull’assessment e sugli obbiettivi ESG, in linea con quanto previsto dalla Corporate Sustainability Report Directive (CSRD), diventerà strategico per mantenere e consolidare i rapporti con i clienti, i fornitori, gli investitori e gli altri stakeholder.

Tutto questo richiede un forte cambiamento culturale in quanto si deve passare da un concetto tipico della responsabilità sociale dell’impresa (CSR) secondo una concezione di tipo etico, (se vogliamo anche filantropica) verso una concezione in cui si coniuga la responsabilità dell’impresa con la sua capacità di produrre reddito. Sotto questo profilo l’investimento in ESG viene intrapreso in relazione alla mitigazione di un rischio legato all’investimento e di un profitto dallo stesso riveniente, fondato quindi prevalentemente su ragioni economiche benché sostenibili.

Luca Bonne, Presidente del comitato regionale ABI Umbria
Antonello Marcucci, Segretario del comitato regionale ABI Umbria

(Riproduzione riservata)

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