Nucleare, Pichetto Fratin: "In Italia non centrali ma small reactors"

Il ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica a Radio 24: "Noi siamo il Paese di Enrico Fermi ed abbiamo anche commesse per miliardi alle nostre imprese, più un impegno pubblico con Enea che è continuato negli anni nella ricerca su questo fronte. Abbiamo delle università super eccellenti e pertanto possiamo essere davvero i primi o in prima fila in quello che sarà il nucleare del futuro"
“Il nucleare è un discorso che è stato ripreso dal Governo italiano su un ragionamento di ricerca e di sperimentazione. Non si tratta più di pensare alle grandi centrali, al modello di terza generazione come sono in costruzione in Francia ed in Spagna ad esempio, ma a quelle di una nuova frontiera.
Noi siamo il Paese di Enrico Fermi ed abbiamo anche commesse per miliardi alle nostre imprese, più un impegno pubblico con Enea che è continuato negli anni nella ricerca su questo fronte.
Abbiamo delle università super eccellenti e pertanto possiamo essere davvero i primi o in prima fila in quello che sarà il nucleare del futuro, che non sarà oggi e non sarà domani”.
Vedremo mai una centrale in Italia? “Difficile che vedremo una centrale nucleare, vedremo tanti small reactor che sono delle piccole centrali da 300, 500, 1000 megawatt questo sì.
Sfatiamo un mito poi: saranno i privati nel 2030-2035 a fare domanda per installare le centrali, non sarà lo Stato che lo farà, ma saranno le imprese che avranno l’interesse”. Così Gilberto Pichetto Fratin, ministro dell'Ambiente e della sicurezza energetica, a 24 Mattino su Radio 24.
Apriamo ad autocandidature di Comuni per smaltimento
Successivamente il ministro si è soffermato sulla questione dei siti: "La mia opinion - ha detto - è quella di allargare le autocandidature rispetto a quelli che sono gli attuali siti che nei 40 anni sono stati selezionati.
Se ci sono autocandidature verranno valutate rispetto all'idoneità, non deve essere un'area sismica, non deve essere un'area particolare e bisogna poi arrivare ad una decisione perché nessuno vuole il sito per smaltire scorie, però quando portano il familiare e l’amico a fare la PET in ospedale non dicono “no, non farla”.
Le cosiddette scorie sono 22 blocchi da sei metri per tre, stanzoni, ormai abbiamo superato i 90.000 metri cubi di scorie ospedaliere che teniamo sparse per tutta Italia e nessuno se ne preoccupa. È un dovere che abbiamo come governo, ma anche come italiani e con noi stessi tutte le volte che varchiamo un ospedale".
Redazione Cuoreeconomico
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