Orgogliosi, attenti, consapevoli: gli artigiani sardi e le sfide dell'Intelligenza Artificiale

Schiavi dei robot o artefici di creatività innovativa? Ne ha parlato Confartigianato in un evento nazionale organizzato a Cagliari. Il vicepresidente Mereu: “Affrontiamo la sfida con razionalità e genio artigiano: la creatività umana non potrà mai essere battuta”
In un evento tenutosi a Cagliari, Confartigianato Imprese Sardegna e Fondazione Germozzi hanno esplorato il complesso rapporto tra l'artigianato italiano e l'intelligenza artificiale (Ia), nell'ambito del quarto appuntamento nazionale del ciclo "Dialoghi di Spirito Artigiano".
L'appuntamento ha messo a fuoco il tema, suscitando riflessioni su come l'Ia possa plasmare il destino degli uomini e degli imprenditori.
Fabio Mereu, vicepresidente Vicario Confartigianato Sardegna, ha aperto l'evento sottolineando l'importanza di considerare l'Ia come "uno strumento al servizio delle imprese.
Ha evidenziato il potenziale innovativo dell'Ia per migliorare la qualità dei prodotti e dei servizi, sottolineando la necessità di governare questa forza in modo da preservare valori e economia basati sull'impresa diffusa e sulla creatività umana".
Confartigianato Sardegna sottolinea come l'intelligenza artificiale non debba essere vista come una minaccia, ma come un'opportunità.
"Viviamo in un'epoca in cui le nuove intelligenze diventano sempre più imprescindibili con un impatto paragonabile, se non superiore, a quello della rivoluzione industriale o all'avvento di internet e della tecnologia digitale – ha proseguito Mereu – è da questa base di partenza che è necessario partire per affrontare la sfida con razionalità e pragmatismo.
La tecnologia non va temuta, ma governata per preservare i valori e l'economia basati sull'impresa diffusa e sulla creatività umana”.
L'Ufficio Studi di Confartigianato Sardegna ha presentato un recente rapporto che ha evidenziato numeri significativi. In Sardegna, ben 173 professioni e oltre 109.000 aziende potrebbero entrare in difficoltà a causa dell'IA, mettendo a rischio più di 310.000 addetti. Questo impatto potenzialmente rischioso richiede un'approccio oculato all'automazione e all'Ia.
Gli altri interventi
Marco Bettiol, Professore Associato in Economia e Gestione presso l'Università di Padova, ha enfatizzato che "l’intelligenza artificiale è solo una copia mentre le imprese devono puntare all’originalità che non potrà essere mai battuta da una macchina e che, semplicemente, riproduce dati.
Per questo è necessario puntare alla valorizzazione del legame tra cultura e territori, ed esaltare l’autenticità delle produzioni”.
Paolo Manfredi, consulente per le Strategie digitali di Confartigianato ha posto l'accento su una chiave importante e cioè come i distretti in crisi possano sfruttare l'Ia per ammodernarsi: "Di questa nuova tecnologia dobbiamo sfruttare il meglio per applicarla alle nuove produzioni e sviluppare nuovi patrimoni di conoscenza, Siamo molto lontani dalla situazione in cui un impresa artigiana potrà essere completamente affidata all’intelligenza artificiale”.
Per Mauro Magatti, professore ordinario di Sociologia alla facoltà di Scienze politiche e sociali dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, l'intelligenza artificiale, in questo momento, fornisce solo risposte ovvie: "Dobbiamo affrontare un nuovo umanesimo e quindi lavorare per l’umanizzazione delle tecnologie digitali perché il volere degli artigiani deve essere sempre primario rispetto alle macchine".
Secondo Giulio Sapelli, presidente della Fondazione Germozzi, "il processo di cambiamento uomo-macchina dura da tempo e mai l’esperienza umana potrà essere sostituita da una qualsiasi intelligenza meccanica.
Per questo non bisogna farsi abbacinare dai grandi cambiamenti ma, al contrario, bisogna lavorare per incrementare l’intelligenza delle persone e degli imprenditori".
Redazione Cuoreeconomico
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