GLOCAL ECONOMIC FORUM ESG89 - ORIZZONTE ITALIA 2022, Gelmini: «Guerra non sposta l’impianto del Pnrr, con le Regioni ridisegniamo lo sviluppo del Paese»

Al GLOCAL ECONOMIC FORUM ESG89 l’intervento di politici, sindacati e imprese. Il sottosegretario Tabacci: «Piano collante del governo».Bonafè: «Semplificazione e ipotesi slittamento dei tempi per rendicontare». Emiliano: «Regioni centrali nell’attrarre fondi». Imprese pronte a beneficiare dei progetti»
Le linee guida del futuro, una traiettoria di sviluppo da tracciare dopo il Covid. Sostenibilità, innovazione, digitalizzazione, infrastrutture, inclusione, internazionalizzazione: sono solo alcuni dei fattori chiave dello sviluppo dei prossimi anni.
Al primo Panel del GLOCAL ECONOMIC FORUM ESG89 - ORIZZONTE ITALIA 2022 si è parlato di Pnrr, le Regioni italiane.
Il Forum, moderato dal presidente ESG89 Giovanni Giorgetti, ha visto l’intervento di Maria Stella Gelmini, Ministro per gli Affari regionali e le Autonomie che ha evidenziato: «Siamo di fronte a un cambio di scenario, ma l’emergenza della guerra non sposta gli obiettivi concordati con il governo europeo.
L’impianto del Pnrr non può e non deve essere messo in discussione. Sappiamo che dei 230 miliardi almeno 80 mld sono di competenza delle Regioni e Enti locali, quindi serve un confronto serrato e una leale collaborazione.
Abbiamo messo a disposizione un nucleo operativo per gli enti locali, per raggiungere i sei obiettivi del Pnrr. Progetti decisivi per agganciare la crescita e ridisegnare lo sviluppo del Paese».
Rispetto alle elezioni del 2023, Gelmini ha rilevato: «Serve solidità nelle proposte, ci sono pochi spazi per il populismo e l’opportunismo politico.
Non si possono fare scelte per il consenso, ma dobbiamo mettere al riparo le nostre imprese e le famiglie dagli scossoni derivati dalla guerra, caro energia e materiali».
Il ministro ha chiuso: «Abbiamo indebitato il paese per 150 mld per metterlo in sicurezza, capisco Draghi sulla prudenza di un nuovo scostamento di bilancio che pur rimane sullo sfondo».
Poi l’intervento di Bruno Tabacci, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio: «L’invasione della Russia all’Ucraina avrà delle conseguenze, ma con il Pnrr abbiamo assunto un impegno importante. E non possiamo rinunciare perché se non realizziamo i progetti, i soldi vanno restituiti».
Quanto alla stabilità politica, Tabacci ha sottolineato come il «Pnrr sia un collante per il governo, non c’è alternativa. I partiti non possono smarcarsi rispetto a questo appuntamento».
Ernesto Lanzillo, Senior Partner Deloitte | Leader Private sector ha evidenziato il ruolo delle imprese: «Le aziende sono pronte a mettere a terra le iniziative definite dagli enti locali e del governo per far beneficiare il territorio di quella misura.
Integrare le missioni del Pnrr con la finanza è un tema centrale, così come il raggiungimento della sostenibilità, il bilanciamento con il Mezzogiorno, l’equità.
Le aziende hanno già all’interno strategie Esg (Environmental, Social and Governance), obiettivi simili al Pnrr e rappresentano una cinghia di trasmissione tra lo stato e la crescita dei territori».
L’europarlamentare Salvatore De Meo ha parlato di fondi. «La sfida italiana rappresenta la sfida europea. Abbiamo assorbito più fondi del Next Generation Eu perché eravamo più deboli.
Non fallirà l’Italia, ma non dobbiamo replicare l’incapacità vista nell’utilizzo dei fondi strutturali. Il Pnrr è un impegno da portare a termine».
Vincenzo Tortorelli, Uil Basilicata ha posto l’attenzione sul Gap Nord/Sud: «Il Sud è destinatario di più risorse per un bisogno strutturale.
Ci sono ritardi infrastrutturali enormi, lo Stato deve aiutare gli enti locali a programmare e mettere a terra le risorse altrimenti si rischiano di perdere opportunità nella catena Europa, Stato, Regioni e Enti locali. Mancano le risorse umane, ma ce la possiamo fare».
Roberto Baldassarri, Lab2101 ha evidenziato tramite una ricerca statistica come 4 cittadini su 10 ancora non conoscono il Pnrr e 2,5 imprenditori non ne sono a conoscenza. Quanto ai tempi 7 cittadini su 10 pensano che i cantieri finiranno secondo scadenza, percentuale che si abbassa se la domanda è rivolta agli imprenditori (53%).
Donatella Tesei, Presidente Regione Umbria, ha parlato delle opportunità della regione: «Il ruolo delle Regioni in realtà è ancora marginale nonostante la conoscenza nella gestione dei bandi.
Pensiamo cosa può succedere in un piccolo comune che ha problemi nel gestire l’ordinario e quanto sarebbe importante una sponda in Regione».
Sul tema dell’Italia centrale Tesei ha parlato di «cerniera del Paese, va affrontato il tema delle infrastrutture orizzontali».
Tra gli asset dell’Umbria «l’idrogeno, le bioplastiche, l’economia circolare che parte dall’agricoltura, il rafforzamento delle aree interne».
Ultima nota: «Dobbiamo accelerare il processo di semplificazione perché il 2026 è molto vicino per rendicontare la realizzazione dei progetti».
Michele Emiliano, Presidente Regione Puglia ha messo in evidenza alcune contraddizioni. «L’entusiasmo è un po’ svanito almeno da un punto di vista delle regioni che non hanno un ruolo sostanziale.
I comuni non si fidano del rapporto con lo Stato centrale soprattutto in previsione delle elezioni del 2023. Se dovessero mancare i finanziamenti, i comuni andrebbero in default.
Non si devono lasciare i comuni da soli né si devono lasciare fuori le Regioni che sono le più capaci nella spesa di fondi europei».
L’Europarlamentare Simona Bonafè ha parlato dei tempi: «È chiaro che i costi dell’energia e l’assenza di materie prime hanno conseguenze sul Pnrr.
Il tema dello slittamento dei tempi è sul tavolo, però dobbiamo fare il massimo per procedere secondo le scadenze assegnate. E bisogna lavorare sulla semplificazione, non senza controllo».
Matteo Ricci, Presidente Autonomie Locali Italiane ha parlato di un «Pnrr legato all’emergenza energetica. L’inflazione si aggiunge al tema della burocrazia e della lentezza.
Per quanto siano semplificate alcune procedure, rendicontare entro il 2026 è difficile. L’inflazione fa sballare i conti dei progetti e per un Comune dover compartecipare diventa un ostacolo.
Il costo energetico incide nella parte corrente dei bilanci, nelle bollette. Dunque non possiamo assumere personale tecnico.
Inoltre adeguare i contratti rischia di far saltare bilanci o imbrigliare i progetti. Come se ne esce? Emendare il decreto energia fatto pre-guerra.
Possiamo lavorare sugli avanzi di bilancio, ma chiediamo risorse, alla lunga saremo costretti a uno scostamento di bilancio».
Agnese Pini, La Nazione ha sottolineato come «l’Europa sia stata vista per anni come matrigna, lo abbiamo visto con i sovranisti. Ma il Covid ha segnato uno spartiacque perché l’Europa è tornata al centro».
Ciro Recce, Cisl Toscana ha messo in evidenza come «il calo del potere d’acquisto sia un tema centrale. Il Pnrr deve creare sviluppo e occupazione per rispondere all’inflazione».
Roberto Napoletano, direttore del Quotidiano del Sud ha parlato degli obiettivi del Pnrr: «E’ un piano nazionale con fondi comunitari, le Regioni non hanno un ruolo.
La capacità tecnica delle strutture del Mezzogiorno devono migliorare, serviva una struttura centrale che garantisca assistenza al Sud. Tutti aspettano i soldi, ma devono ancora arrivare».
Di Luigi Benelli
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