mer 28 gen 2026

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Orizzonte Italia, internazionalizzazione verso macroregioni, cambia la globalizzazione. Digitale booster di crescita

Il sottosegretario Di Stefano: «5,7 miliardi per il patto per l’export». Pincetti (Deloitte): «Le imprese più performanti nella crisi sono quelle digitalizzate». Alfonso (Simest): «Filiere globali non sono più un modello sostenibile, prepariamoci a una inflazione strutturale»

Nel panel pomeridiano della prima giornata del GLOCAL ECONOMIC FORUM ESG89 - ORIZZONTE ITALIA 2022, si è parlato di internazionalizzazione e digitalizzazione.

Tra i relatori Manlio Di Stefano, Sottosegretario di Stato al Ministero degli affari esteri che ha sottolineato: «Il patto per l’export ha visto stanziati in un anno 5.7 miliardi in un anno, per le aziende che vogliono internazionalizzarsi. La guerra adesso ha portato aumenti dei costi in vari settori, su tutti energia e logistica.

Abbiamo creato una unità di crisi per le aziende coinvolte che operano nelle zone di guerra; abbiamo avviato una consultazione con le associazioni di categoria; abbiamo avviato un pacchetto di aiuti alle aziende che avevano un 20% di export verso la Russia.

Noi possiamo dare fino a 400.000 euro a fondo perduto. Gennaio e febbraio 2022 hanno comunque segnalato dati positivi relativamente all’export per le aziende italiane.

Il dato preoccupante è però che siamo il 20. Paese in Europa per sviluppo del mercato digitale e che per competenze digitali siamo i peggiori in Europa».

Manuel Pincetti, Senior Partner Monitor Deloitte ha spiegato come «Le Pmi abbiano voglia di essere più digitali, ma mancano risorse umane e ci sono difficoltà sulle aree interne. Mancano circa 1,8 milioni di persone per coprire le ambizioni che si siamo dati per il 2030.

Nel Pnrr ci sono 24 milioni di risorse stanziati nella missione 1 per colmare questo divario e creare il volano per investimenti pubblici-privati che sono fondamentali per dare risposte dal punto di vista infrastrutturali ed anche delle singole realtà imprenditoriali.

Le imprese che hanno meglio performato nel corso della crisi sono state quelle più digitali e quelle con maggiore capacità di internazionalizzarsi.

Questo dimostra che questi eventi sono collegati perché più un’azienda che è più pronta al mercato digitale, può affacciarsi su altri mercati in maniera migliore rispetto ad altri. Lo sviluppo dello e-commerce li dimostra. Inoltre, queste aziende sono anche quelle più culturalmente aperte al cambiamento».

Alessandra Ceriani, Senior Partner Deloitte: «Un elemento che sta emergendo è la scarsità di risorse IT che hanno competenze in grado di traghettare le aziende verso la digitalizzazione.

Si pensi che il 57% delle aziende è in grossa difficoltà nel reperire questi dati. Le aziende che hanno portato una transizione verso lo e-commerce sono state il 3.8% più efficaci nel reperire nuovi mercati».

E ancora: «Il sistema sta subendo tantissimo il contesto: è evidente che la velocità con cui la situazione si potrebbe risolvere inciderà molto sulla crisi, ma anche la velocità con cui verranno erogati i fondi è fondamentale per la ripresa».

 

A seguire Andrea Marcantonini, della MCT Italy: «Già prima del Covid avevamo deciso di rafforzarci dal punto di vista del digitale, per allargare il mercato.

Quando è arrivato il Covid abbiamo ulteriormente destinato del budget su questo ed il risultato è che siamo stati fra i più cercati, aumentando il fatturato del 15% vendendo tre impianti all’estero.

Fino all’anno prima non ricevevamo alcuna mail dall’estero. Ora il costo dei container è schizzato e su una commessa di 3 milioni di euro può incidere fino a mezzo milione il trasporto».

Andrea Benveduti, assessore della Regione Liguria ha evidenziato un bando sulla digitalizzazione. «Parte dal fatto che le nostre aziende sono piccole, molte sono sotto i 9 dipendenti.

L’unico modo per avvicinarle a mercati aggiuntivi era quella di disintermediando i canali tradizionali. Abbiamo dotato le aziende di hadware e software, offrendo poi la consulenza tecnologica. Questo potrebbe far crescere, per esempio, alcune produzioni di nicchia».

Filippo Settimi, Agrieuro ha raccontato la sua esperienza: «Da piccolo negozio che vendeva macchine per l’agricoltura, siamo arrivati a fatturare 100 milioni di euro.

Abbiamo iniziato nel 2007 con un piccolo esperimento, i risultati sono stati sempre in crescita e adesso l’attività online ha completamente sostituito il negozio fisico. Siamo oggi 135 persone, vogliamo arrivare a 160 entro fine anno.

Abbiamo quattro piattaforme destinate a Francia, Belgio, Germania, Austria, Spagna, Irlanda, Regno Unito. La vendita internazionale oggi rappresenta i due terzi del nostro fatturato».

Fabio Pisano, di Finanza.tech ha poi raccontato il modo di fare impresa. «Noi studiamo l’azienda, attraverso l’intelligenza artificiale e studiamo la situazione più adatta per risolvere il problema.

Prevediamo i bisogni e troviamo la soluzione, prima che l’imprenditore ne manifesti la necessità. Non togliamo la figura umana, ma cerchiamo di sburocratizzare, mantenendo l’elemento di valore, quindi lo scambio con l’imprenditore».

Leonardo Marras, assessore allo sviluppo economico Regione Toscana ha sottolineato: «Regione Toscana ha messo sul piatto una serie di risorse per le imprese anche piccole che volevano incrementare l’export.

Le imprese regionali vanno messe a sistema perché siano generatrici di una offerta completa. Non bisogna accontentarsi delle risorse, che comunque sono importanti».

A seguire, è intervenuto Mauro Alfonso della Simest: «Il Patto per l’export ha funzionato. L’esperienza degli ultimi due anni ha insegnato che l’ascolto delle imprese e degli imprenditori ha permesso di dare delle risposte ai problemi veloci ed aderenti alle difficoltà.

Ma l’intervento delle istituzioni non è spesso sufficiente rispetto a situazioni che sono sopra di noi, come la pandemia o la guerra.

Abbiamo comunque valutato di incrementare il finanziamento fino ad 1 milione di imprese, allargandolo anche alle medie e non solo al Pmi.

Poi incrementeremo il supporto alle imprese che vogliono aumentare la digitalizzazione, attraverso le piattaforme apposite».

Sullo scenario: «La pandemia ci ha insegnato che le filiere globali non sono più un modello sostenibile, si è velocizzato un processo di regionalizzazione della produzione su un modello macroregionale. La guerra ha aumentato alcuni costi, che va ad incidere sicuramente sull’inflazione a livello strutturale.

Alcune filiere resteranno con costi alti per alcuni anni e la transizione ecologica subirà una battuta di rallentamento, perché il ritorno all’idrocarburo potrebbe essere necessario per far fronte ad alcune situazioni. La digitalizzazione diventa un processo fondamentale in questo processo».

Marco Baroni, amministratore delegato del gruppo Titanka! ha parlato delle attività ricettive: «Noi ci occupiamo di vendita diretta e dare in mano agli imprenditori le chiavi delle strutture ricettive, superando gli intermediari come Booking o altri.

Purtroppo nel settore del turismo, il servizio deve essere erogato solo di persona e quindi il lockdown ha fortemente colpito il settore, soprattutto nelle città d’arte, perché gli stranieri non hanno viaggiato.

Per fortuna invece le località di mare e montagna, che hanno avuto molte richieste dall’Italia, hanno resistito.

Abbiamo puntato sul contatto diretto, azzerando le barriere comunicative e puntando sull’interazione fra il gestore della struttura ed il cliente finale».

Luigi Benelli, direttore responsabile di Cuoreeconomico: «Le sanzioni stanno portando ad un nuovo multilateralismo, che ragiona per macroaree regionali, una sorta di globalizzazione di ritorno ed una delocalizzazione di ritorno, con la produzione che tornerà in casa.

Gli imprenditori stanno lavorando perché l’Italia torni al centro, guardando magari ad altri mercati come il Mediterraneo.

La digitalizzazione può offrire un valore aggiunto anche alle piccole imprese. Le aziende guardano con fiducia a questo meccanismo, nonostante le preoccupazioni per l’aumento dei prezzi».

Ruben Sacerdoti, della Regione Emilia Romagna, in rappresentanza dell’assessore Colla ha evidenziato il ruolo strategico delle Valley.

«Noi cerchiamo di investire sempre sull’innovazione, cercando di restare competitivi, un passo avanti sulle specializzazioni.

Questo lo mettiamo in campo soprattutto nell’automotive e nella meccanica, che ci permettono di fare fra il 15 ed il 17% dell’export italiano.

Quasi il 50% dell’export viene fatto da meno di 100 imprese, abbiamo un processo concentrato su poche imprese che esportano il proprio prodotto e quello dei propri subfornitori».

Oscar Proietti, ITS Umbria Academy ha parlato di formazione: «Noi cerchiamo di lavorare proprio per colmare quel gap di competenze e risorse specializzate di cui si diceva all’inizio.

C’è ancora un problema fra i ragazzi e le famiglie nella scelta di questo tipo di istituti, ci auguriamo che i soldi stanziati dal Governo consentano una campagna promozionale adeguata. Importante è anche il rapporto con l’Università.

Nella Legge che si sta approvando al senato c’è una legge che consentirà una maggiore sinergia fa queste due istituzioni.

Eppure abbiamo grande richiesta da parte degli imprenditori: nel nostro Its vengono a fare recruiting anche le multinazionali ed il digitale è al centro».

Marco Gay, presidente di Confindustria Piemonte ha parlato di approvvigionamento energetico: «Oggi in Italia ci sono più di 400 impianti per la creazione di energia che aspettano il via della burocrazia da anni e che nel frattempo sono diventati obsoleti dal punto di vista tecnologico.

Purtroppo l’aumento dei costi energetici non si calmiereranno presto, perché poi ci sarà da fare i conti con la speculazione, a meno che non si intervenga per decreto.

Questa situazione forse potrebbe servire a dare una svolta ed anche sostenere la rilocalizzazione di alcune produzioni.

Anche in Piemonte ci sono aziende che dicono: se ripartiamo con un piano serio di incentivi e burocrazia per fare energia rinnovabili, noi ci siamo. Ma questo è un processo lungo, dunque intanto bisogna iniziare»,

Davide Giacalone, Direttore Editoriale del quotidiano La Ragione: «Il 24 febbraio, giorno di inizio della guerra, ha chiuso la globalizzazione come l’abbiamo conosciuta.

Ma non credo che si assisterà ad un fenomeno di de-globalizzazione, anche se ovviamente usciranno dal sistema alcune zone, su tutte ovviamente la Russia. La lezione che abbiamo imparato è che concentrare troppi rischi in una zona può creare problemi».

Gabriele Ferrieri, presidente ANGI (Associazione Nazionale Giovani innovatori) «Abbiamo evidenziato le opportunità ma anche le tante difficoltà del sistema paese sul fronte soprattutto delle start up, in particolare a livello burocratico.

Abbiamo messo la transizione ecologica e digitale al centro della nostra azienda già prima del Governo Draghi. L’obiettivo è quello di poter mettere al centro le giovani generazioni le start up in digitale per il futuro dell’Italia».

Carlo Tassi, Italian Angels for Growth ha chiuso: «Siamo coloro che supportano i giovani imprenditori nelle start up nella primissima fase del loro business.

Le start up sono un processo fondamentale nella crescita del Paese, perché per la maggior parte sono digitali dall’inizio, creando nuovi modelli di business e quindi per loro natura sono immediatamente globali.

Purtroppo nonostante l risorse importanti, l’Italia non è fra i primi in Europa: solo il 2% delle start up di successo sono italiane. Per dare un’idea, la Svezia rappresenta il 6%. Quindi c’è molto da fare.

Il futuro si costruisce anche su chi sta investendo su queste realtà imprenditoriali. Noi abbiamo investito l’anno scorso 2 miliardi di euro, Germania e Francia ne investono 20».

Di Emanuele Lombardini
(Riproduzione riservata)

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