Pagliuca (Confindustria Abruzzo): “Investire su rinnovabili e fare rete con le regioni vicine per decollare insieme”

(Silvano Pagliuca, presidente di Confindustria Abruzzo)
Il presidente degli industriali abruzzesi a CUOREECONOMICO: “Una trasversale Lazio-Abruzzo andrebbe a favorire anche lo sviluppo delle aree interne. Servono politiche attive del lavoro e reskilling per accompagnare la transizione e aiutare l’inserimento dei giovani, oltre a salvare la regione dal declino demografico in corso”
L’Abruzzo, regione cerniera fra Centro e Sud Italia è in cerca di un trampolino di lancio per sviluppare appieno le proprie potenzialità. Le sfide in campo sono tante ma anche i nodi ancora da sciogliere. CUOREECONOMICO fa il punto con Silvano Pagliuca, presidente di Confindustria Abruzzo.
Come arriva l’industria abruzzese al giro di boa dell’anno solare
“Nei primi tre mesi del 2023 Pil, mercato del lavoro, scambio di beni e servizi sui mercati internazionali sono tutti dati positivi e ci confermano una crescita dell’Abruzzo rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Temevamo un ciclo recessivo invece il nostro territorio si è dimostrato ancora una volta capace di reagire.
Abbiamo in regione 500.000 occupati con un 3,5% in più rispetto al 2022 e un tasso di disoccupazione dell’8,2% vicino alla media nazionale (8,3%) e nettamente distanziato dalla media del Mezzogiorno (15,3%). La variazione di occupati inoltre è in crescita rispetto ai livello pre-pandemia del 2019.
Una conferma viene anche dal buon andamento delle esportazioni per settori eccellenti come farmaceutico (+62,1%), alimentari e bevande (+25,7%) e tessile abbigliamento (+17,8%). Da molti anni invece il settore trasporti soffre di problemi strutturali e le esportazioni sono scese passando da una incidenza del 51,7% nel 2019 al 32,7 del 2022”.
L’Abruzzo si può definire una regione in transizione, dalle potenzialità per spiccare il volo ma sempre col rischio di venire risucchiata fra quelle del Sud. Cosa manca per fare il salto di qualità?
“Il distacco dell’Abruzzo dalle altre regioni del Mezzogiorno è un dato ormai consolidato e confermato anche dalle ultime indagini di Banca d’Italia e rilevazioni Istat.
Resta fondamentale però mirare a colmare il divario con le regioni più avanzate e per fare questo dobbiamo puntare su alcuni temi centrali come digitale, ricerca, lavoro, formazione.
Abbiamo sicuramente bisogno di un piano nazionale per la lotta al lavoro sommerso e di un aumento di produttività che possa salvare anche l’Abruzzo dal declino demografico in corso.
Il lavoro sta cambiando lo ripetiamo da tempo e come associazione datoriale stiamo lavorando moltissimo per favorire politiche attive del lavoro e reskilling: serve rinnovare il rapporto tra pubblica amministrazione e agenzie del lavoro.
La presenza di forti investimenti da un lato ed una spinta verso nuovi paradigmi lavorativi generati dalla pandemia e dalle transizioni energetiche e tecnologiche richiedono uno sforzo profondo di innovazione e velocità, in cui possiamo vincere solo se ci attiviamo tutti nella stessa direzione.
Mancano tante figure professionali, ad esempio nell’ambito tecnologico Confindustria sta realizzando collaborazioni con Università e Its per formare figure in ambito informatico e cybersecurity, sempre più richieste. Anche l’edilizia e il turismo non trovano personale pur avendo cantieri e posti di lavoro da offrire, soprattutto ora che è iniziata la stagione turistica.
Resta fondamentale promuovere l’occupabilità dei giovani, oltre al taglio del cuneo fiscale che riteniamo debba essere un intervento strutturale almeno sulle fasce di retribuzione medio-basse. Nelle imprese servono contratti legati ai risultati se vogliamo essere all’altezza della competizione con Germania e Francia.
Per quanto riguarda Industria 4.0 e l’automotive - settore industriale trainante per l’intera Regione che vale oltre 1 miliardo di fatturato e conta più di 25.000 addetti, rappresentando il 15% del Pil industria regionale - le politiche industriali e il sostegno dalle istituzioni sono essenziali per reggere l'impatto della transizione produttiva, nel difficile ed epocale
passaggio dalle vetture con motore endotermico a quelle con motore elettrico. Serve anche la massima attenzione per le energie rinnovabili dove il nostro Paese ha altissime potenzialità a tutt’oggi pochissimo sfruttate”.
L’Italia è nella fase più delicata, quella della messa a terra del Pnrr. Quali sono le sfide e le priorità maggiori per l’Abruzzo?
“In un contesto congiunturale avverso, sostenibilità e crescita sono le due sfide che attendono il nostro Abruzzo nel post-pandemia.
Per raggiungere gli obiettivi prefissati sarà essenziale un efficace utilizzo dei fondi del Pnrr Questo Piano in Abruzzo avrà un effetto stimato sulla crescita del valore aggiunto del 10,2% sul 2019 nella media del periodo 2023-2026 con un aumento degli occupati del 10 percento.
I progetti attivati per quanto riguarda l'Abruzzo sono 4.446, mentre il dato del finanziamento dei progetti attivati supera gli 1,8 miliardi di euro.
Le sei sfide per l'Abruzzo sono rappresentate dalle missioni nazionali, secondo la suddivisione di progetti e risorse in altrettanti ambiti. La gran parte delle risorse sarà impiegata nel settore della rivoluzione verde e transizione ecologica, che totalizza il 35,3 per cento del totale dei progetti.
La missione, in questo ambito, è quella di migliorare la gestione dei rifiuti e ridurre l'elevato livello di dispersione delle risorse idriche. Previsti progetti di economia circolare, agricoltura sostenibile, energia rinnovabile, idrogeno, efficienza energetica e riqualificazione degli edifici. Ultimo in classifica - con appena lo 0,1 percento del totale dei progetti e delle risorse a disposizione - il settore delle infrastrutture per una mobilità sostenibile.
Per istruzione e ricerca c’è circa il 27%; su coesione e inclusione incidono il 19% dei fondi e su salute il 9,7%; digitalizzazione, innovazione, competitività, cultura e turismo avranno l’ 8,3%.
Parliamo di 1.418 euro a testa per abitante - al di sotto della media nazionale che ammonta a 1.605 euro.
Tra le criticità di attuazione per il 2023 vediamo i rincari dei prezzi di energia e materiali, la carenza
di alcuni materiali, la scarsa convenienza economica di alcuni bandi e la scarsa manodopera, nonché mancanza di figure professionali adeguate. Un’altra nota di attenzione si deve porre sulle differenti performances tra le pubbliche amministrazioni.
Infine, continuiamo a sensibilizzare la Regione affinché predisponga strumenti capaci di convergere su quelle che sono le reali esigenze del mondo produttivo anche per l’energia.
Il nostro territorio adriatico si presta molto bene allo sviluppo delle normali fonti rinnovabili, solari ed eoliche, sebbene frenate dalle legislazioni che ne hanno rallentato lo sviluppo di campi fotovoltaici ed eolici.
Oggi giochiamo una partita molto importante per recuperare la nostra autosufficienza sia nel settore oil & gas che nelle rinnovabili che favoriscono l’abbattimento delle emissioni di gas serra”.
Che ruolo possono giocare i territori, con le loro specificità, in questa fase della ripartenza?
“I punti di forza nella nostra Regione sono tanti: abbiamo un tasso di industrializzazione che ci colloca tra le regioni ad alta vocazione industriale, al contempo abbiamo dato prova di piena compatibilità tra sviluppo economico e sostenibilità essendo la Regione verde d’Europa, conserviamo un elevato grado di formazione delle giovani generazioni, aziende che investono in ricerca e innovazione, competenze professionali, previsioni di quote di mercato in aumento per molti nostri prodotti, dal farmaceutico all’agroalimentare.
Sono questi i settori che stanno sostenendo l’aumento delle esportazioni a fronte di una riduzione invece delle esportazioni dell’automotive.
In particolare, per la chimica farmaceutica, si tratta di una filiera tra le più competitive nel mondo, con grandi aziende farmaceutiche per 1300 addetti e altri 1600 nei fornitori: nella regione vengono investiti in R&S ogni anno circa 50 milioni di euro, un quarto del totale degli investimenti di tutte le imprese presenti in Abruzzo e sono attivi più di 100 ricercatori.
Alla farmaceutica in senso stretto aggiungiamo poi l’industria dei prodotti igienici in carta e ovatta, l’industria del pannolino con 3.000 dipendenti in provincia di Pescara e un giro d’affari di circa 2,5 miliardi.
Non dimentichiamo il territorio vestino che racconta con la Brioni una storia di alta sartorialità unica nel suo genere. Il gruppo imprenditoriale rappresentato da Cucinelli - che unisce cultura, etica e lavoro in un unico elemento di crescita e sviluppo dell'occupazione – sta realizzando importanti investimenti.
Partendo dal gruppo Kering che rappresenta una icona mondiale del lusso. Sarà un ecosistema che esalta la lavorazione sartoriale italiana nel mondo, l’Abruzzo ha una tradizione nel settore moda che la pone al quinto posto tra le regioni d’Italia per numero di addetti della filiera.
E infine il turismo: con una crescita del +23% di presenze turistiche sul 2021 si conferma l’attrattività del nostro territorio che gode di bellezze incredibili e l’impegno degli imprenditori che hanno saputo essere resilienti e affrontare le nuove sfide post pandemia, con un ritorno non trascurabile sotto il profilo reddituale”.
L’INDAGINE DI CONFINDUSTRIA ABRUZZO SULL’ECONOMIA CIRCOLARE
Transizione ecologica, digitalizzazione e bilanci di sostenibilità delle imprese in generale. A che punto è l’Abruzzo?
“Il nostro Paese e anche l’Abruzzo sono chiamati ad attuare riforme e investimenti non solo per accelerare la ripresa ma anche per affrontare i nodi strutturali, gli squilibri sociali e le criticità ambientali che bloccano la crescita e ne minacciano il futuro. Dalle scelte che farà l’Italia dipenderà il nostro futuro nel lungo periodo.
La sostenibilità è un obiettivo centrale di questo sforzo: in quest’ottica anche le istituzioni finanziarie cominciano a considerare nelle valutazioni di credito, il rispetto delle tematiche ESG.
Purtroppo, l’Italia non brilla per sostenibilità, è al di sotto della media soprattutto a causa delle cattive performance economiche e sociali, mentre vanta un buon livello di sostenibilità ambientale.
Tuttavia, se scorporate, le regioni di Nord Ovest e Nord Est si piazzano addirittura al sesto e settimo posto, immediatamente a ridosso dei migliori cinque Paesi monitorati (Svezia, Danimarca, Paesi Bassi, Germania, Finlandia).
La debolezza italiana è soprattutto economica: hanno risultati peggiori solo Romania, Cipro e Grecia, anche a causa di una produttività che da più di vent’anni non registra alcun miglioramento.
Inoltre, gli eventi di queste settimane ci dimostrano che siamo chiamati ad affrontare la crisi climatica in maniera concreta.
Entro il 2050 le Pmi dovranno investire 203 miliardi di euro nella transizione di cui due terzi già nel primo decennio. Il tutto ha un impatto sulla sostenibilità economica perché le imprese che non attueranno provvedimenti avranno un incremento della probabilità di default e una maggiore esposizione al rischio fisico.
La questione che si deve porre è anche se effettivamente il Pnrr aiuterà a colmare il gap del Mezzogiorno sulla digitalizzazione: analizzando l’indice Desi, fra le regioni meridionali un maggior grado di digitalizzazione viene rilevato per Campania (indice Desi 47,1), Puglia (46,8) e Sardegna (46,6). Più indietro sono invece Sicilia (45,0), Basilicata (44,7), e il nostro Abruzzo (44,4) seguito da Calabria (42,8) e Molise (40,1)”.
Fare rete è la parola d’ordine in questo periodo. Ci sono le prospettive per costruire un asse del centro Italia con Umbria, Marche e Lazio? E se sì, in che modo?
“Da tempo collaboriamo con le regioni limitrofe a partire dal tema delle infrastrutture: l’alta velocità sulla linea adriatica e la linea ferroviaria Roma-Pescara, nonché l’interconnessione tra i nodi portuali di Civitavecchia e Ortona.
La nostra economia regionale assieme alle aree interne del centro meridione costituisce una vasta area che attende il riconoscimento del Corridoio Trasversale Tirreno-Adriatico per lo sviluppo dei trasporti intermodali tra la Penisola Iberica e l’area Balcanica e la ripresa dell’economia.
Che fra l’altro avrebbe anche un enorme valore ambientale perché, permetterebbe di spostare dalla strada all’acqua una quota significativa dell’ingente traffico pesante (circa 900 milioni di tonn/anno tra l’Europa Mediterranea e l’area balcanico-danubiana), che produce forti intasamenti nelle regioni transpadane, con notevoli problemi di viabilità, sicurezza, consumi ed inquinamento.
La trasversale Lazio-Abruzzo, al di là della componente trasportistica delle merci, verrebbe a favorire una logica di integrazione territoriale delle aree interne, attraversando i bacini intermontani del Fucino e della Valle Peligna, colpiti dalla deindustrializzazione ma dotati di grandi valenze agricole, ambientali e culturali, rendendo pertanto complementari i flussi commerciali con i flussi turistici, parimenti importanti ed altrettanto interessati alle funzioni portuali per passeggeri potenzialmente espresse dai porti delle due facciate marittime.
Come Confindustria, crediamo nel territorio e nella collaborazione: uniti possiamo lavorare per assicurare occupazione, crearne di nuova, generare ricchezza per le nostre comunità, in un meccanismo virtuoso che vede al centro le migliori esperienze di innovazione e sostenibilità generate dalle nostre associate”.
Di Emanuele Lombardini
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