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16/11/2023

Perfili (Cia Lazio): “Contratti di filiera, innovazione e pianificazione per prendere lo slancio”

(Angelo Perfili, presidente di Cia Lazio)

Il presidente dell’associazione a CUOREECONOMICO: “La situazione internazionale ha determinato un vertiginoso aumento dei costi di produzione, con una drammatica riduzione dei già esigui margini di profitto. E la desertificazione bancaria sta danneggiando le aree interne, sempre più a rischio spopolamento”

L’agricoltura laziale gode di buona salute sul fronte delle specialità coltivale, ma soffre forse più di altre la difficile condizione economica del Paese ed in più sconta fortissimi ritardi sul fronte dell’erogazione dei fondi comunitari e delle infrastrutture.

CUOREECONOMICO ne ha parlato con Angelo Perfili, presidente di Cia Lazio, che ricorda come l’associazione, a livello nazionale fra l’altro si è fatta promotrice di una azione a tutela delle filiere e dei margini di guadagno dei produttori: “Ma non basta – dice Perfili – c’è bisogno di una contrattazione tutelata dallo stato che metta al riparo da speculazioni”.

Ed esprime preoccupazione per i ritardi nell’attuazione del Pnrr: “Stiamo perdendo competitività”.

Come vede la situazione dell’agricoltura laziale in questa parte finale dell’anno? Quali sono le prospettive e quali i timori.

L'annata agraria 2023 vede la regione in grave difficoltà. Ai problemi strutturali si sono aggiunte le congiunture internazionali e il "cambiamento climatico", finora sporadico, si sta manifestando con tutta la sua forza distruttiva e continuativa.

I problemi strutturali li conosciamo: la difficoltà delle imprese agricole ad accedere al credito, le inefficienze della Pubblica Amministrazione che determinano ritardi insopportabili nell'erogazione dei fondi comunitari, collegamenti, strade e logistica carenti o insufficienti a sostenere un moderno mercato agricolo, le dimensioni medie aziendali che non hanno riscontro nelle politiche comunitarie, e potrei proseguire con molti altri esempi.

La situazione internazionale ha determinato un vertiginoso aumento dei costi di produzione, con una drammatica riduzione dei già esigui margini di profitto.

Sono aumentati i prezzi dei carburanti, dei mangimi, dei prodotti fitosanitari. Il listino dei prezzi alla produzione però è sostanzialmente invariato. Le criticità innescate dal cosiddetto "climate change" riguardano le invasioni di specie aliene di insetti che il nostro ecosistema, non adattato a queste nuove specie, fa grande fatica a contrastare, periodi di siccità e alluvioni.

Gli attacchi di peronospora sulle viti hanno falcidiato la produzione e quasi azzerato le produzioni biologiche, la moria del Kiwi e la Xylella per l’olivo.

Quindi, per rispondere alla  domanda, i timori sono che le annate come questa possano ripetersi con sempre più frequenza e intensità, che non abbiamo gli strumenti adatti per contrastare questi fenomeni e che continui a mancare una concertazione e pianificazione degli interventi a sostegno delle imprese di largo respiro.

Le prospettive: se si considera che nel Lazio si produce praticamente ogni varietà presente a livello nazionale, e questo rappresenta già un ottimo punto di partenza; che abbiamo i due mercati generali più grandi d'Europa se la politica si affianca all'agricoltura in termini di pianificazione e snellimento burocratico, allora si potrà pensare agli investimenti necessari per un rilancio del settore”.

L’associazione si è fatta promotrice di una manifestazione a tutela del settore contro il caro-prezzi e la riduzione dei margini di guadagno e della produzione. Cosa serve a vostro avviso, quali sono i punti da mettere al centro delle politiche del Ministero dell’agricoltura per la ripartenza della filiera?

La sensibilizzazione dell'opinione pubblica è un fattore strategico, l'agricoltura rappresenta il 5 percento del Pil nazionale, ma riteniamo che, nella realtà, questa percentuale vada almeno raddoppiata se pensiamo al contributo che l'attività agricola fornisce in termini di contrasto al degrado ambientale, mantenimento dei suoli e del paesaggio, prevenzione sanitaria (cibi salubri=più salute pubblica, oltre a tutto quello che le imprese possono offrire in termini di diversificazione delle attività agricole), tradizioni, cultura e turismo.

Tutela delle imprese nei contratti di filiera, innovazione tecnologica e pianificazione, sono centrali per la difesa delle nostre coltivazioni. Servono maggiori fondi e investimenti. Le imprese hanno dato e stanno dando il massimo, ma se il trend rimane questo, abbiamo seri dubbi sul prosieguo dell'attività di molte di queste.

C'è bisogno di una moderna contrattazione tutelata dallo Stato. Una normativa moderna che metta al riparo e tuteli chi è sistematicamente vittima delle speculazioni e, nei mercati, l'impresa agricola è la vittima numero uno”.

L’Italia è in ritardo sul Pnrr, ha spostato alcuni progetti sui fondi di coesione, dove l’Italia storicamente non brilla per spesa e su alcuni progetti chiave dell’Agenda 2030, l’Asvis ha certificato addirittura passi indietro. Vi preoccupa questa cosa?

Ci preoccupa moltissimo. Fino a ieri, eravamo in grado di investire e contrastare quindi i competitors internazionali, oggi, con la difficoltà economica in cui versano le imprese bisogna che i fondi ricadano con efficacia.

Per far sì che questo accada bisogna aver ben presente la struttura, le dimensioni aziendali e il territorio su cui le imprese agricole del nostro paese operano”.

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La Regione Lazio ha recentemente varato la legge per l’enoturismo e l’oleoturismo regionale. Una spinta importante per il comparto?

La Regione Lazio ha un "corpus” normativo in materia agricola notevolissimo e, per molti versi all'avanguardia. Serve un Testo unico, ma anche una Regione, che sia all'altezza delle sfide che sono già state lanciate.

In grado di promuovere con successo le proprie aziende e rilanciare un territorio che ha tutto quello che serve per centrare gli obiettivi, sia di natura economica che sociali e ambientali”.

L’Italia e con essa anche il Lazio, sta affrontando una forte desertificazione bancaria, che viaggia di pari passo con l’irreversibile e necessaria digitalizzazione. Il Paese però è in ritardo su questo fronte, non avendo per esempio mai varato un piano di alfabetizzazione digitale e il rischio è che alcune zone del Paese restino senza sportelli. Qual è la sua opinione?

Le banche sono imprese, ma per la loro funzione hanno un ruolo etico, profitti e dividendi non sono obiettivi unici. Uno dei motivi per cui ancora oggi nelle zone rurali ed interne si tende all'abbandono della terra è perché sono carenti di servizi (in particolare nelle zone rurali il Digital Divide è evidente) e di prospettive.

Riteniamo che così come le aziende agricole si sobbarcano l'onere di una funzione etica, nei confronti della società, delle comunità e del territorio, così anche gli altri stakeholder economici dovrebbero ripensare al proprio ruolo.

Su alcuni territori, forse non sarà profittevole operare, questo non dovrebbe rappresentare un costo ma un investimento sul futuro della nostra società”.

L’Istat ha certificato 2 milioni di famiglie in povertà assoluta nel 2022. Un dato che fra l’altro non tiene conto degli sviluppi del nuovo anno. Qual è la sua posizione?

Le tematiche già affrontate si intersecano con queste problematiche. Le aziende e le imprese agricole, insieme ai piccoli e piccolissimi produttori subiscono il rialzo dei prezzi, i contratti di vendita intesi come prezzi alla produzione, se calcoliamo l'inflazione sono addirittura scesi rispetto a 20 anni fa”.

Di Emanuele Lombardini
(Riproduzione riservata)

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