Petrolio russo, la raffineria di Priolo a rischio stop. I sindacati: "Governo fornisca garanzie economiche"

(Marco Falcinelli, segretario Filctem Cgil)
Il ministro dello sviluppo economico Urso: "In azione col Mef per consentire approvvigionamento da altri paesi". Falcinelli (FIlctem): "Non basta, intervenga la Sace"
Continuare a garantire la produzione, senza mettere a rischio le sanzioni europee contro la Russia. La questione della raffineria Ikab a Priolo, in Sicilia, che fa capo al colosso russo Lukoil scuote anche i sindacati.
La proprietà russa è infatti fra quelle già sottoposte a restrizioni dopo lo scoppio della guerra d’invasione in Ucraina, ma lo stabilimento dà lavoro ad italiani e produce molto altro derivante dal petrolio ed in vista delle sanzioni sul petrolio– che scatteranno il 5 dicembre – la preoccupazione è tanta, soprattutto sul fronte lavorativo -. Il ministro delle imprese e del made in Italy, Adolfo Urso, ha sottolineato come “lo stabilimento della Lukoil di Priolo deve continuare a produrre salvaguardando il lavoro di quasi 10.000 famiglie.
Noi pensiamo l'azienda possa reperire petrolio da altri paesi grazie anche alle misure che eventualmente dovremo realizzare oltre a quelle già attuate di concerto con il Mef.
Poi sarà l'azienda a decidere se continuare o vendere l'asset ma l'obiettivo del governo e delle parti sociali è che l'azienda continui a produrre".
La posizione dei sindacati
I sindacati di categoria di Cgil, Cisl e Uil tuttavia vanno ancora più a fondo: “La confort letter del Governo - dice Marco Falcinelli, segretario della Filctem Cgil - che abbiamo visto pubblicata dal Ministero non è un elemento che tranquillizza circa il futuro: non c’è il tempo per aspettare che le banche ritornino a ripristinare le linee di credito anche perché se avessero avuto questa intenzione non saremmo arrivati a questa situazione”.
Ribadendo dunque come la priorità sia la continuità operativa di Priolo, Falcinelli sottolinea come il Governo debba impegnarsi attraverso Sace “a fornire le garanzie finanziarie necessarie affinché l’azienda possa approvvigionarsi sui mercati invece di dipendere dal petrolio russo”.
A Priolo si produce un terzo del raffinato soprattutto per il Sud del nostro Paese oltre a prodotti intermedi vitali per le attività petrolchimiche italiane.
Secondo Falcinelli, il fermo dell’azienda, anche temporaneo “produrrebbe un danno alla nostra industria oltre a generare una crisi sociale ed occupazionale di enorme portata”.
Appuntamento al Mise
Le sigle sindacali hanno chiesto la convocazione al Mise di un tavolo per affrontare la questione e intanto il 18 novembre a Siracusa scenderanno in piazza al fianco dei lavoratori del sito.
Redazione Cuoreeconomico
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