Pieri (Cisl ER): "Inflazione e caro-spesa: anche la regione rallenta"

(Filippo Pieri, segretario generale Cisl Emilia-Romagna)
Il segretario emiliano-romagnolo del sindacato: "L'accordo stretto col Governo per i fondi di coesione è una boccata d'ossigeno, ma sentiamo anche qui il peso dei rincari. Vanno messe in campo azioni per le famiglie e per alcune categorie che non riescono ad arginare la crisi. Pesa la desertificazione bancaria: abbiamo perso il 40 percento degli sportelli in 14 anni"
Il numero uno regionale della Cisl Emilia-Romagna, il segretario generale Filippo Pieri, affronta gli scenari economici che stanno dipingendo la regione, partendo dal tema della desertificazione bancaria.
Segretario, in che modo il fenomeno sta coinvolgendo il territorio emiliano-romagnolo?
"Il nostro territorio è colpito da questo fenomeno, ma per fortuna in misura minore rispetto ad altre realtà. Come First Cisl, l'anno scorso, abbiamo fatto un'iniziativa pubblica presentando una nostra ricerca sulla desertificazione bancaria, da cui è emerso che anche in Emilia-Romagna si stanno chiudendo sportelli, ma con una condizione migliore rispetto alle altre regioni.
Questo avviene grazie alla presenza significativa di ancora alcune banche locali, in particolar modo quelle afferenti al sistema del credito cooperativo, che garantiscono vicinanza e prossimità ai territori: sono realtà che nascono proprio da lì.
Ma questo ci spaventa comunque, perché dal 2008 al 2022, gli sportelli sono calati del 40 percento. Ci sono già diversi Comuni che sono privi di sportello bancario o molti casi in cui ne è presente solo uno: si tratta di Comuni più piccoli o di altri che si trovano in fasce più critiche, come in quella appenninica-montana, come nella nostra regione, o in zone di difficoltà economica anche sociale, come aree del Ferrarese.
Un fenomeno che preoccupa, perché uno sportello bancario è un'attività di servizio per i cittadini, soprattutto per quelli che hanno meno dimestichezza con il digitale, come gli anziani".
E l'inflazione?
"C'è un sostanziale rallentamento del fenomeno inflattivo, che nessuno era pronto ad affrontare, tantissime persone addirittura non l'avevano mai vissuto: era da quarant'anni che in Italia e nella nostra regione non si verificava un fenomeno inflattivo a due cifre, come nel 2022.
Certo, eravamo abituati all'aumento sostanziale dei prezzi, ma nessuno era pronto a gestire la parte contrattuale, sia le istituzioni sia il sistema delle parti sociali.
Tra l'altro, il picco più grosso è avvenuto anche a cavallo del cambio del governo nazionale. Conosciamo bene le motivazioni originarie di questo quadro, dalla tensione internazionale e le guerre alla crisi energetica. Ma ci sono stati anche dei fenomeni speculativi da parte di alcuni settori.
E come sempre quando c'è l'inflazione, i primi a pagarne il costo sono i cittadini che hanno reddito fisso, quindi i pensionati e i lavoratori dipendenti, e quelli che hanno reddito più basso.
Il fenomeno inflattivo non pesa allo stesso modo su una persona che percepisce uno stipendio nella norma e su un'altra che ha più possibilità economiche. Parliamo della tassa più iniqua che esista.
Se altre categorie hanno degli strumenti immediati per reagire, i pensionati e i dipendenti non possono farlo. Vanno messe in campo, in questi casi, una serie di azioni molto complesse, che richiedono tempistiche diverse: gli adeguamenti delle pensioni arrivano l'anno successivo, e quelli degli stipendi quando si rinnovano i contratti. Alcuni di questi non vengono rinnovati da anni.
Una situazione come questa rischia di mettere in difficoltà anche l'economia, perché si abbassano i consumi e, con l'aumento dei tassi di interesse, si disincentivano gli investimenti. Un rallentamento della crescita, insomma, che è quello che stiamo vivendo adesso.
Anche in Emilia-Romagna il rallentamento c'è ed è visibile, anche se differenziato a seconda dei prodotti che guardiamo. Sull'alimentare, per esempio, sembra che l'aumento dei prezzi sia ancora sostenuto. Sui beni primari, quindi, l'inflazione pesa di più su chi ha il reddito più basso".
Dai costi energetici al caro-mutui. Cosa ha gravato maggiormente sulle spalle delle famiglie?
"Un mix di aspetti. Il caro energia ha influito in modo importante, anche se adesso va meglio rispetto al 2022; chi aveva fatto un investimento sul mutuo per una prima casa, invece, non pensava potesse dover fare i conti con un aumento delle rate di questo tipo.
In questo caso, si tratta in particolare di giovani coppie, che già faticano ad arrivare a fine mese: un'impennata delle rate può portare le famiglie in grossa difficoltà.
E poi c'è il carrello della spesa. Tutto questo ha portato persone, che prima potevano considerarsi benestanti e tranquille, a trovarsi in condizioni difficili per arrivare a fine mese. Una condizione di incertezza e di difficoltà che incrinano le relazioni".
L'accordo firmato dalla premier Giorgia Meloni sui fondi per lo sviluppo e la coesione ha un valore di 600 milioni di euro. Che ne pensa?
"Abbiamo condiviso un percorso con la Regione. Siamo in un territorio in cui c'è confronto e discussione. Sono risorse destinate alle infrastrutture, alla difesa del territorio e indirizzate verso i giovani.
Iniziative che, come parti sociali, abbiamo condiviso all'interno del Patto per il Lavoro e per il Clima. Una buona notizia, che si affianca a quella dell'arrivo di 1.200 miliardi di euro, che sono arrivati dalla ridefinizione del Pnrr destinati alle aree alluvionate della Romagna e di una parte del Bolognese".
Di Mariateresa Mastromarino
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