Pieri (Cisl ER): “Manovra espansiva per far crescere l’italia: occorre una scelta politica”

(Filippo Pieri, segretario regionale Cisl ER)
Il segretario regionale del sindacato a CUOREECONOMICO: “Le risorse si possono trovare, basta approccio da ragionieri. Sull’alluvione, è necessario aiutare subito cittadini ed imprese: destiniamo a questo scopo le risorse non spese a disposizione nel primo decreto: c’è un miliardo pronto. Le conseguenze dell’inflazione si sommano alle recenti tragedie e stanno mettendo in grande difficoltà il sistema economico: occorre fare presto”
Al primo posto c’è la ricostruzione post alluvione, per consentire all’Emilia-Romagna di rimettersi in piedi e ripartire in una fase storica che già si presenta come di forte complessità.
Ma le questioni sul tavolo della Cisl, come racconta il segretario regionale Filippo Pieri a CUOREECONOMICO, sono molto più numerose, guardano al Governo, a caccia di fondi per la Manovra finanziaria, e abbracciano il settore economico in senso largo.
Perché la macchina produttiva di questi territori, il motore grazie al quale la società cresce e si sviluppa, necessita di carburante per ingranare, e affrontare le sfide che attendono le comunità.
Al centro, tuttavia, c’è e continua ad esserci il mese di maggio 2023, che per molti emiliano-romagnoli ha segnato un drammatico spartiacque tra un prima e un dopo dove il presente è caratterizzato da acqua, fango, merci danneggiate ed edifici da ripristinare, obiettivi per i quali sono necessarie risorse.
O, come ormai siamo abituati a definirli, ristori. “In questi giorni in Regione, assieme al Presidente Stefano Bonaccini e al Patto per il Lavoro e per il Clima, abbiamo incontrato il commissario alla ricostruzione, il Generale Figliuolo, e ritengo sia stato un incontro positivo poiché dopo un periodo abbastanza lungo dettato da incertezze e da poche decisioni, abbiamo finalmente un quadro più completo rispetto alle prospettive. Alcuni problemi sono stati risolti, altri restano da affrontare, tuttavia si inizia a delineare un percorso concreto”.
La visita del Generale Figliuolo a Bologna è stata preceduta dalla firma di un’ordinanza importante per l’Emilia-Romagna…
“Esatto. È arrivata una conferma rispetto alla disponibilità delle risorse necessarie a finanziare le opere già realizzate in somma urgenza, e per quelle che sono tuttora in corso.
Una notizia importante, perché questi fondi vanno a coprire gli interventi già anticipati dai Comuni, dai Consorzi e dagli Enti che se ne sono occupati, e dall’altro lato sappiamo che ci sono le risorse per realizzare gli altri interventi, quelli necessari, cioè, a mettere in sicurezza il territorio, quindi dalle frane agli argini dei fiumi, e per iniziare a ragionare rispetto alla ricostruzione, soprattutto delle opere pubbliche, ad esempio gli assi viari e le ferrovie.
E questo è l’aspetto positivo: c’è un cronoprogramma che viene portato avanti dalla struttura commissariale in accordo con la Regione, con la quale è in corso una positiva collaborazione.
Poi ci sono gli indennizzi, e sotto questo profilo qualche criticità c’è, in particolare sulla capacità di poterli spendere, i soldi. Nel senso che abbiamo qualche vincolo sugli enti attuatori, soprattutto i Comuni più piccoli hanno qualche difficoltà sul reperimento del personale adeguato per mettere in campo i progetti e le opere da realizzare.
È un problema, purtroppo, riscontrato anche al di là alluvione, rispetto alle opere del Pnrr. I Comuni interessati da alluvione, tuttavia, hanno questo ulteriore elemento di criticità. Infine c’è il tema degli indennizzi per le famiglie e le imprese e questo è il fronte che preoccupa maggiormente. Non sono state, infatti, stanziate le risorse”.
Il Generale Figliulo, a Bologna, ha però comunicato di non avere ancora una data certa per i ristori…
“Il dato positivo, tuttavia, è che il Commissario ha annunciato che nel giro di qualche settimana saranno firmate le ordinanze che definiranno tempi e modalità per le richieste di indennizzo e questo è fondamentale perché, senza la richiesta di indennizzo, si fa fatica a quantificare i danni causati dai fenomeni meteoclimatici.
A oggi abbiamo solo una stima provvisoria, pari a circa 8,8 miliardi di euro: con le richieste di risarcimento avremo simulazioni più chiare.
Sulle quali, ovviamente, dovranno essere quanto prima impostate delle risorse. Su questo fronte noi abbiamo già avanzato da tempo una proposta concreta, ovvero di destinare le risorse non spese messe a disposizione nel primo decreto, in particolare modo relative agli ammortizzatori sociali e al bonus dei lavoratori autonomi.
Si tratta di quasi un miliardo di euro che sarebbe già a disposizione e chiediamo che quei fondi siano dirottati per garantire gli indennizzi alla popolazione.
Come sindacato abbiamo posto anche un altro problema, che riguarda la legalità, evidenziando l’esigenza di arrivare a un protocollo di intesa con la gestione commissariale e le parti sociali rispetto ai criteri nella spesa delle risorse, come è già stato fatto nel 2012, con la ricostruzione post sisma”.
Si tratta di misure urgenti, anche perché, al di là delle gravi conseguenze determinate da frane e alluvioni in Emilia-Romagna, a livello nazionale famiglie e imprese si trovano ad affrontare forti complessità legate, ad esempio, all’inflazione.
“È così. Viviamo purtroppo un periodo di eventi eccezionali, dalla pandemia alla forte inflazione. Le ripercussioni le abbiamo viste nelle buste paga dei lavoratori, nell’aumento dei costi, nei prezzi delle materie prime, ed anche sui bilanci di Comuni e Regioni.
In questo contesto, le banche centrali hanno messo in campo delle misure per provare a contrastare questo forte aumento dell’inflazione, tuttavia queste scelte sono state pagate dai cittadini, dalle imprese, dai pensionati, con il potere di acquisto degli stipendi e delle pensioni che veniva eroso ogni mese e, dall’altra parte, con tassi di interesse di mutui e prestiti che sono saliti in maniera importante.
È forse il problema più grave di questa fase, che va affrontato, e per il quale noi chiediamo, da una parte di intervenire in primo luogo con l’incremento dei salari attraverso anche la riduzione della tassazione.
È stata scelta la strada del taglio del cuneo previdenziale, avviata dal Governo Draghi, che chiediamo che venga resa strutturale, concentrata soprattutto nei redditi a medio-bassi. Parliamo di oltre 100 euro mensili sulle buste paga, che però hanno una scadenza, a dicembre 2023. Ma ci sono anche altre soluzioni.
Ad esempio c’è il rinnovo dei contratti di lavoro, l’adeguamento delle pensioni con indici di svalutazione che non siano però ‘sterilizzati' come successo negli anni precedenti.
E crediamo si possano mettere in campo anche azioni importanti di controllo e verifica sui prezzi. Sappiamo che in autunno scatterà questo protocollo di mitigazione dei prezzi, fatto con la grande distribuzione, e forse su questo aspetto siamo un po’ in ritardo.
Il fenomeno inflattivo ha colpito forte soprattutto a inizio anno, oggi siamo attorno al 5 percento ma siamo arrivati anche, tra la fine del 2022 e l’inizio del 2023, a un’inflazione a due cifre”.
A proposito di risorse, uno dei principali temi sul tavolo del Governo, oggi, riguarda i fondi necessari alla Manovra finanziaria…
“Il Ministro Giorgetti l’ha definita ‘complicata’, certo è che le risorse che servono sono tante, non è facile trovarle, e non dobbiamo dimenticare che dall’1 gennaio 2024 ritornerà in vigore nuovo Patto stabilità europeo e non ci sarà più la possibilità, utilizzata, ad esempio, durante il Covid, di fare deficit, e questo è un vincolo importante.
Tuttavia il tema delle risorse è anche una scelta politica che il Governo e il Parlamento possono compiere, al di là dei vincoli derivati dalle norme.
Inoltre, ci sono delle possibilità, a nostro avviso: non dobbiamo dimenticare che, ad esempio sul fronte del carburante e dell’energia, c’è stato un extra gettito importante dell’iva e lo Stato ha incassato di più, c’è stato un provvedimento sul contributo di solidarietà per gli extraprofitti delle banche, che chiediamo venga esteso, non solo alle banche, ma anche alle multinazionali e alle grandi aziende - dall’energia al digitale, alla logistica - e si potrebbe ipotizzare anche un incremento del prelievo sulle grandi rendite, finanziare e immobiliari.
Sono scelte politiche, come ho detto. Le risorse si possono trovare, e in un momento storico come questo, nel quale emergono i primi segnali di crisi, di rallentamento dell’economia, occorre una Manovra espansiva, evitando quell’approccio ‘da ragionieri’ che sembra vada per la maggiore in questa fase”.
Secondo l’Istat l’inflazione rallenta e ad agosto è scesa al 5,5 percento su base annua. È ora di cambiare rotta, rispetto alla politica di aumento dei tassi d’interesse attuata dalle banche centrali?
“I risultati, in parte, ci sono stati, tuttavia ritengo che, assieme a questo strumento, andassero applicate misure meno impattanti sui cittadini, anche perché questa inflazione non è dovuta ad un aumento consumi.
Ed anche nelle fasi più difficili ci sono realtà che hanno guadagnato molto, qualcuno ha anche speculato su questa particolare congiuntura, iniziata nel post pandemia ed aggravata dallo scoppio della guerra in Ucraina.
Credo sia quindi il momento di farla finita con l’aumento dei tassi di interesse, che non impatta solo sui mutui, ma anche sui prestiti e sugli investimenti, che sono fortemente calati, inclusi quelli pubblici, al netto del Pnrr.
Non bisogna dimenticare che se le aziende smettono di investire l’economia si ferma, iniziano a calare i posti di lavoro e rischiamo di entrare in recessione, con conseguenze, sul nostro tessuto socio-economico, ancor più gravi”.
Parliamo di occupazione, qual è la situazione in Emilia-Romagna, anche alla luce di queste criticità?
“I dati sull’Emilia-Romagna degli ultimi anni ci dicono, rispetto alle altre Regioni italiane, che la situazione occupazionale, dal punto di vista numerico, ha raggiunto livelli endemici. La criticità, invece, è legata alla qualità del lavoro, alla lotta al precariato, alla buona occupazione.
Un tema che vede la Cisl impegnata in prima linea già da tempo, che abbiamo posto anche al tavolo del Patto per il Lavoro e per il Clima, e che è stato successivamente recepito nell’accordo che abbiamo sottoscritto con la Regione e le parti sociali.
In Emilia-Romagna interessa soprattutto alcuni alcuni settori produttivi, come la logistica, i servizi, il commercio al dettaglio e il turismo, dove l’occupazione, dal punto di vista qualitativo, scarseggia, e colpisce in particolar modo alcune categorie, come i giovani e le donne, che spesso si trovano più penalizzati e costretti a vivere in condizioni lavorative più disagiate.
Anche alla luce dell’accelerazione che la Pandemia ha impresso a queste criticità, occorre oggi investire sulla stabilità dell’occupazione e sulla qualità del lavoro, è questo è un investimento che possiamo effettuare anche puntando sulle competenze e sulla professionalità.
Poi c’è il tema dei controlli: dagli abusi su tirocini e stage al lavoro nero, dalle false partite iIa alle cooperative spurie, occorrono maggiori verifiche e ispezioni per colpire veramente chi commette questi abusi e tutelare chi li subisce.
Perché è qui che risiede il lavoro povero, che colpisce con particolare forza le categorie più deboli e fragili delle nostre comunità. Poi c’è il tema del salario minimo e noi crediamo che molto si possa fare anche in questa direzione. Tuttavia non ritengo sia sufficiente scrivere una cifra in Gazzetta Ufficiale affinché si risolva il problema.
Credo invece vada fatto un percorso, e credo sia positiva l’apertura che c’è stata, fra maggioranza e opposizione, al fine di aprire un vero confronto, coinvolgendo anche le parti sociali, su questo tema.
Noi da tempo poi proponiamo anche di realizzare un vero Patto sociale sul tema del lavoro povero, dei redditi, del fisco, tra le parti sociali e la politica, per poter governare una fase delicata e complessa come quella che ci attende.
Anche perché l’innovazione tecnologica, la digitalizzazione, la transizione ambientale e tutto ciò che implicano sono destinati a creare sconvolgimenti importanti e, o proviamo a governarli insieme, ponendo al centro sia le esigenze dei lavoratori, sia delle aziende, o rischiamo di subirle, queste trasformazioni. E sappiamo bene che il prezzo più alto, in quel caso, lo pagheranno la fasce più fragili”.
Proprio sul tema del lavoro, la Cisl in queste settimane è impegnata in una sua iniziativa, la raccolta firme per una legge di iniziativa popolare sulla partecipazione dei lavoratori. Di cosa si tratta?
"La legge ambisce a migliorare sviluppo e contrattazione, e a sostenere la partecipazione dei lavoratori alla vita delle imprese, coinvolgendoli nella gestione, negli indirizzi, negli utili e nei profitti.
Crediamo sia uno strumento importante, da un lato per incrementare la democrazia economica e la partecipazione dei lavoratori e delle lavoratrici, e dall’altro per rispondere in maniera concreta a criticità del mondo del lavoro come il lavoro povero.
Abbiamo visto che dove questa pratica è stata impegnata e utilizzata c’è benessere lavorativo, i salari sono aumentati e le aziende hanno recuperato produttività.
Per partecipare alla raccolta firme è sufficiente recarsi in una delle tante sedi Cisl oppure ai banchetti che organizziamo nelle piazze e nei luoghi di lavoro".
LEGGI: LA LEGGE DI INIZIATIVA POPOLARE DELLA CISL IN DETTAGLIO
Dalla fragilità dei lavoratori alla fragilità dei territori: tornando al tema dell’accesso al credito, oggi in molti territori si va aggravando un’altra criticità, quella legata alla desertificazione bancaria…
“In Emilia-Romagna la situazione ci preoccupa ma possiamo definirla meno critica rispetto ad altre realtà regionali perché registriamo una presenza importante di banche locali che hanno sempre avuto un radicamento forte nei territori.
Il tema però esiste, ci sono Comuni che sono privi di sportelli bancari, e si unisce in generale al problema dei servizi che devono essere garantiti ma che nei Comuni più piccoli, in alcuni casi, finiscono per scomparire.
Un ruolo importante lo ricoprono i sindacati, non ovviamente solo il nostro, tramite i patronati, per assistere ad esempio gli anziani nella compilazione dei documenti, o per la ricerca di un lavoro.
Garantire i servizi di prossimità - pubblici, scolastici, sanitari - a tutti i territori deve essere una priorità perché il rischio è che in questi territori, non solo si vada incontro alla desertificazione delle banche, ma anche delle persone!”.
Di Annalisa Dall’Oca
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