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18/08/2022

Pieri (Cisl ER): «Stop al Governo rischia di frenare la crescita regionale. Preoccupano i rincari»

(Filippo Pieri, segretario generale Cisl Emilia-Romagna)

Il segretario del sindacato: «Manufatturiero ed export, ma anche servizi e turismo in salita. Ora che ne sarà? E il caro energia rischia di rallentare l’automotive»

«Siamo decisamente preoccupati per l'andamento economico e del lavoro nell'ultima parte del 2022 e del 2023. Sarà un momento cruciale che determinerà se il Paese andrà verso la recessione o verso l'opportunità di stabilizzare la situazione. Ci aspetta un inverno non certo facile».

Filippo Pieri, segretario generale della Cisl Emilia-Romagna, non nasconde le sue apprensioni per la futura congiuntura economica.

E pensare che «i dati di queste ultime settimane – sottolinea – segnalavano chiaramente che la strada intrapresa finora era quella giusta: crescita Pil e, in modo considerevole, dell'occupazione, in particolare in Emilia-Romagna dove, non solo il manifatturiero e l'export avevano registrato risultati positivi ma, nella prima parte del 2022, anche i servizi e il turismo».

Poi, però, è arrivata la crisi di Governo. «Questo era il momento di consolidare questo trend positivo non di fermarsi - rimarca Pieri -, resteranno aperte tutta una serie di partite cruciali per il Paese.

Il mio giudizio non è positivo sull'apertura della crisi, nel merito, nel metodo e nella tempistica. Sarebbe bastato che le elezioni fossero state indette a scadenza naturale.

Era il momento di concentrarsi sul Pnrr, gli investimenti e i fondi europei e strutturali, invece ci troveremo di fronte a una situazione di grande stallo».

No ad interventi spot

«Adesso – sottolinea il numero uno della Cisl regionale – era il momento di lavorare attorno alla legge di Bilancio e alle riforme. Speriamo che la situazione migliori con il prossimo Decreto Aiuti.

Il Governo ha accolto le nostre richieste sulla riduzione del cuneo fiscale e ha accettato di anticipare al primo settembre la rivalutazione delle pensioni. Certo si poteva fare di più». Ma il problema dell'inflazione alle stelle allarma i sindacati.

«Avevamo chiesto - commenta Pieri - di abbassare l'iva sui beni di consumo più generalizzati per le fasce più deboli ma un Governo che può occuparsi solo dell'ordinaria amministrazione chiaramente non può farlo e tutti i provvedimenti scadranno a fine anno.

Non sarà possibile operare interventi più strutturali e, in questo modo, sulle pensioni si rischia di ritornare alla legge Fornero o che venga fatto un intervento spot solo per il 2023, un accordo ponte a scadenza».

Rischio sofferenza per alcuni comparti

L'inflazione che corre preoccupa anche perché gli stipendi, soprattutto nel pubblico, spesso non sono più adeguati al costo della vita.

«In questo Decreto Aiuti – spiega Pieri – con la riduzione del cuneo fiscale ci sarà un aumento, anche se piccolo, del salario in busta paga. Il problema però resta.

Soprattutto gli enti pubblici, di frequente, non rinnovano i contratti nazionali, mentre proprio la politica dovrebbe, per prima, pensare ai lavoratori.

Nella sanità, addirittura, c'è il rischio che diminuiscano gli stipendi perché ci sono state più assunzioni durante la pandemia».

Sullo sfondo, poi, resta salda la morsa della crisi energetica e le difficoltà della logistica e degli approvvigionamenti.

«In Emilia-Romagna - sottolinea Pieri - rischiamo di mettere in difficoltà comparti importanti come l'automotive che impiega migliaia di lavoratori, così come il settore dei trasporti, in cui l'aumento del costo dei carburanti mette a rischio tanti posti di lavoro».

Di Paola Benedetta Manca
(Riproduzione riservata)

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