Planet Farms, sensoristica IoT al servizio dell’agricoltura verticale senza pesticidi

(Luca Travaglini e Daniele Benatoff co-founders Planet Farms)
La startup utilizza camere bianche e un sistema di trattamento dell’aria che inibisce l’ingresso di eventuali agenti patogeni e contaminanti. Travaglini: “Creiamo un giardino dell’Eden”
Dal seme al prodotto confezionato, la tecnica innovativa di Planet Farms, la startup vincitrice del Premio Innovazione Smau 2020.
Ha sviluppato un sistema di coltivazione verticale unico al mondo, che permette di armonizzare perfettamente tutti i parametri fondamentali per la crescita degli ortaggi ottenendo un prodotto ricco di gusto e di proprietà nutritive.
Dall’unione tra il meglio della tecnologia mondiale e il meglio della tradizione agronomica italiana nasce una risposta concreta e scalabile al bisogno di prodotti agricoli sani, di alta qualità, a bassissimo impatto ambientale: una filiera interamente integrata, dove entra un seme ed esce un prodotto finito.
Noi di CUOREECONOMICO ne abbiamo parlato con Luca Travaglini, co-founder e co-CEO Planet Farms.
Quali sono le tecnologie utilizzate in Planet Farms per seguire la produzione di ortaggi?
«All'interno dello stabilimento Planet Farms di Cavenago siamo in grado di riprodurre la filiera nella sua totalità, grazie a un sistema completamente automatizzato: entra un seme ed esce il prodotto confezionato.
La tecnologia che abbiamo progettato prevede un sistema capillare di sensoristica IoT in grado di monitorare il trend di crescita degli ortaggi e ottimizzarlo ad ogni ciclo produttivo.
Planet Farms, utilizza camere bianche caratterizzate da un sistema di trattamento dell’aria che inibisce l’ingresso di eventuali agenti patogeni e contaminanti che potrebbero danneggiare le piante: non è pertanto necessario aggiungere alcun pesticida o altro agro-farmaco.
L’acqua, grazie al sistema di irrigazione, arriva direttamente alle radici quando necessario per poi essere recuperata e nuovamente inserita nel ciclo.
La perfetta atmosfera si completa grazie all’uso di speciali lampade a Led ad alta efficienza, in grado di fornire alle piante intensità e tonalità di luce ottimali per la loro crescita.
Grazie a tutta questa tecnologia siamo in grado di creare un mondo ideale, un giardino dell’Eden, e sostenibile intorno alle nostre colture, producendo ortaggi assolutamente naturali, ricchi di gusto e di proprietà nutritive, il tutto nel rispetto del Pianeta».
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Che tipo di impatto potrà avere sul mercato di domani anche in ottica desertificazione?
«Il sistema di coltivazione che abbiamo sviluppato in Planet Farms contribuisce a dare risposte concrete ad alcune delle sfide globali che il mondo è sempre più chiamato ad affrontare. Dobbiamo lavorare con la Natura responsabilmente, applicando criteri di sostenibilità e studiando soluzioni alternative.
I sistemi di coltivazione messi a punto da Planet Farms permettono di armonizzare tutti i parametri fondamentali per la crescita di una pianta garantendo un processo il più naturale possibile.
ùIl nostro obiettivo è quello di ottimizzare l’uso delle risorse, e in Planet Farms siamo in grado di risparmiare il 90% di suolo e il 95% di acqua rispetto ai sistemi di coltivazione tradizionali, e di produrre 365 giorni all’anno azzerando gli sprechi e offrendo prodotti realmente locali.
Raccogliamo ogni giorno una mole di dati di grande valore agronomico che permetteranno anche all’agricoltura tradizionale di esplorare nuove strade per migliorare la qualità dei prodotti e ridurre l’uso delle risorse naturali, necessarie al benessere della Terra».
Quali sono i prodotti coltivati nello stabilimento di Cavenago? E in che quantità?
«A Cavenago coltiveremo insalata in foglia ed erbe aromatiche. L’obiettivo è quello di produrre circa 30-40 mila confezioni al giorno».
Planet Farms è un progetto di agricoltura innovativa, quali sono i vantaggi e dove si potrà arrivare a livello di produzione?
«Innovazione è una parola che ci caratterizza molto. Innovazione di processo, ma anche di pensiero. Oggi non è più sostenibile coltivare terre nuove, depauperando il terreno con elementi chimici necessari alle piante per contrastare le indennità climatiche, sempre più devastanti e sempre meno prevedibili.
Restituire terra alla natura, alla vegetazione ricca di biodiversità, è una soluzione concreta alle sfide che il mondo oggi ci pone. Non più produrre solo dove possibile in quantità esportabili, che complicano la filiera e rendono l’impronta ecologica dell’agricoltura sempre più dannosa, ma produrre dove è necessario.
A ridosso dei centri urbani, ad esempio, accorciando la filiera e limitando il più possibile i trasporti. Il processo completamente automatizzato, dal seme alla confezione, e la vicinanza ai centri di distribuzione permette inoltre di ridurre al minimo gli sprechi e le perdite alimentari».
Di Luigi Benelli
(Riproduzione riservata)
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