ven 20 mar 2026

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Podella (Cia Calabria):’Desertificazione bancaria in Italia: utili record, territori svuotati’

(Nicodemo Podella, presidente Cia Calabria)

Il sistema bancario italiano sta vivendo una fase di contrazione con la chiusura di numerosi sportelli, che, nel 2024 sono stati più di 500 e, anche nel 2025, si sta mantenendo un trend negativo. Tuttavia, la chiusura di filiali, non impedisce alle banche di registrare utili faraonici. Questo fenomeno, la "desertificazione bancaria", penalizza soprattutto le aree interne e più disagiate (che rappresentano circa il 34% del territorio italiano), creando un circolo vizioso di riduzione dei costi per gli istituti e impatti negativi su comunità (spopolamento e chiusura delle Pmi) e occupazione. In questo contesto l’Italia sta perdendo quella caratteristica del sistema del credito ‘diffuso’ che aveva contraddistinto in passato lo sviluppo economico così ben distribuito sul territorio nazionale. Oggi tutto questo sembrerebbe compromesso con le ricadute su lavoro, spopolamento, chiusura di Pmi e restrizioni creditizie

‘Il sistema bancario italiano sta vivendo una trasformazione radicale: da un modello territoriale capillare a una rete sempre più digitale e centralizzata, oltre a un processo di accorpamento, di fusioni e incorporazioni. Questo processo, accelerato negli ultimi anni, ha portato alla chiusura di centinaia di sportelli, con effetti profondi su comunità locali - in specie quelle rurali - imprese e occupazione.

Dai dati in nostro possesso, la contrazione della rete bancaria nel 2024, ha portato alla chiusura  di oltre 500 sportelli bancari, con un picco di oltre 400 nel solo ultimo trimestre. Nel primo semestre del 2025, non è andato meglio, il trend negativo è proseguito con la chiusura di oltre 250 filiali. Ad oggi, 3.415 comuni italiani (ovvero il 43,2% del totale) sono privi di sportelli bancari. Questo significa che 11,2 milioni di cittadini vivono in aree desertificate o a rischio desertificazione.

E le aree più colpite, sono le zone interne e periferiche, che rappresentano circa il 34% del territorio nazionale, che quindi pagano di più lo scoto di questa politica. E non sono tutti piccoli comuni sotto i 5.000 abitanti, anche comuni con oltre 20.000 abitanti sono rimasti privi di filiali; per questa via aumentano le imprese localizzate in comuni “desertificati” che nel primo semestre 2025 si stima siano state oltre 6.000 unità.

Da qui, però, emerge un paradosso rappresentato dall’aumento degli utili bancari, ovvero, nonostante la riduzione della rete fisica, le banche italiane continuano a registrare utili faraonici, e questo grazie ai tagli consistenti dei costi operativi (meno personale, meno immobili), aumento dei tassi di interesse, che ha gonfiato i margini di intermediazione, digitalizzazione dei servizi, che riduce le spese per la banca ma non per imprese e cittadini.

Questo crea un vero e proprio paradosso sociale: mentre le banche diventano più redditizie, milioni di cittadini e imprese vengono esclusi dal sistema finanziario tradizionale.

Il tutto genera un circolo vizioso e un meccanismo perverso:

1. Le banche chiudono sportelli per ridurre i costi

2. Le comunità perdono servizi essenziali

3. Le imprese locali faticano ad accedere al credito

4. Aumenta lo spopolamento delle aree interne e la marginalizzazione delle imprese ivi allocate

5. Le banche trovano meno convenienza nel presidiare quei territori e quindi contraggono continuamente la loro presenza.

Evidentemente, le prospettive non sono buone a meno che nuovi strumenti legislativi (legge sulla montagna, ecc.) e soluzioni intelligenti non trovano spazio di applicazione.

Taluni suggeriscono di rafforzare il ruolo delle Banche di Credito Cooperativo (BCC), che continuano a presidiare territori marginali, ma è sicuramente necessario che i grandi gruppi bancari con maggiori capacità di investimento ritrovino prossimità, svolgendo a pieno anche la loro funzione sociale, anche attraverso l’utilizzo di sportelli mobili e digitali assistiti, per garantire inclusione finanziaria.

Istituire osservatori regionali sulla desertificazione, come quello istituito in Toscana sicuramente aiuterebbero a proporre e praticare soluzioni, così come insistere e diffondere l’educazione finanziaria e digitale – come alcune banche stanno promuovendo -  per ridurre il divario tra cittadini e servizi online, in quanto i dati ci dicono che solo il 55% degli italiani usa l’internet banking, contro il 67,2% della media UE.

La desertificazione bancaria in Calabria ha picchiato molto duramente: territori svuotati, cittadini e imprese escluse da questo fondamentale rapporto di interlocuzione e di interazione. Infatti, la Calabria è tra le regioni italiane più colpite dalla desertificazione bancaria, un fenomeno che sta ridisegnando la geografia dell’accesso al credito e ai servizi finanziari. In Calabria il paradosso è ancora più marcato: le banche registrano utili record, mentre intere comunità si ritrovano prive di sportelli, con conseguenze gravi sul piano sociale (in termini di servizi offerti ma anche di riduzione occupazionale) oltre che sul piano economico e finanziario.

I principali dati diffusi ufficialmente per il periodo 2018–2025 ci descrivono un quadro drammatico:

- Sportelli bancari chiusi: −91 filiali, pari a una riduzione del 22,5% sul totale;

- Comuni serviti da banche: −40, con un calo del 26,7%;

- Occupazione nel settore: −483 dipendenti, pari a una flessione del 15,8%.

Sono le aree interne e montane della Calabria – a forte vocazione agricola - già colpite da spopolamento e carenza di servizi, le più penalizzate e, pertanto, i piccoli comuni perdono presidi bancari essenziali, con difficoltà crescenti per anziani, imprese agricole e artigiani; la chiusura delle filiali riduce la propensione agli investimenti e scoraggia la permanenza nei territori; il rapporto umano, fondamentale per molte fasce di popolazione, viene sostituito da strumenti digitali non sempre accessibili o inclusivi.

Gli effetti a catena sopra menzionati, in Calabria si manifestano con maggiore evidenza, alimentando un pericoloso circolo vizioso:

- La chiusura degli sportelli porta alla riduzione dei servizi;

- Le difficoltà per imprese e cittadini si traducono in calo dell’attività economica;

- Il calo dell’attività economica alimenta e riverbera lo spopolamento che genera a sua volta una minore convenienza per le banche a permanere in questi territori;

- Le ulteriore chiusure producono il definitivo isolamento finanziario per cittadini e imprese.

Le proposte di soluzioni sono le stesse riguardo l’intero territorio nazionale, pur sapendo che l’agricoltura in Calabria avendo una potenzialità maggiore di svilupparsi rispetto alle aree ad attività agro-zootecnica intensiva che di per se hanno generato serie problematiche ambientali e, purtroppo, oggi fortemente penalizzate dai frequenti e violenti fenomeni atmosferici, ancora di più ha la necessità di una presenza capillare di offerta e rapporti con le istituzioni bancarie,  e quindi, invertire la desertificazione bancaria non solo produrrebbe opportunità e efficienza economica, ma anche equità territoriale e coesione sociale.

In Calabria, dunque, la desertificazione bancaria non è solo una questione di numeri: è una ferita aperta nel tessuto sociale ed economico della regione perché non permette lo sviluppo delle potenzialità. Senza un intervento mirato, il rischio è quello di accentuare il divario tra centro e periferia, tra cittadini e imprese con accesso al credito e comunità escluse. La vera sfida consiste nel promuovere pari opportunità sul territorio, nell’assicurare inclusione finanziaria e nel mantenere una presenza istituzionale anche dove i ritorni economici sono modesti ma il valore umano e quindi sociale è inestimabile’.

Di Nicodemo Podella – presidente Cia Calabria
(Riproduzione riservata)

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