Postacchini (Confcommercio E. R.): «Dai territori il meglio, regolamentare l’economia da piattaforme on line»

(Enrico Postacchini, presidente Confcommercio Emilia-Romagna)
Il presidente regionale: «Fase di crescita ma per il recupero dei volumi ci vorrà tempo. Le eccellenze locali spingono la ripresa e ci posizionano sui mercati esteri»
Il modello di accoglienza emiliano-romagnolo come eccellenza da esportare nei mercati esteri.
Enrico Postacchini, presidente di Confcommercio Emilia-Romagna, ha parlato di ripartenza e territorio a CUOREECONOMICO.
Presidente, siamo di fronte a una ripartenza economica autentica?
«Confcommercio rappresenta tutto il settore terziario; la ripresa si avverte, in particolare, nei settori tradizionali, più penalizzati dalla pandemia perché rimasti chiusi durante il lockdown; chiusure che hanno “attorcigliato” tutte le filiere.
Il settore della ristorazione, sicuramente, ha ripreso l’attività a pieno ritmo, grazie al green pass, così come il comparto della cultura e dello svago che ha ripreso a muoversi.
Il Pil ricomincia a crescere, ma sfatiamo l’idea che si possano riacquistare gli introiti persi durante il lockdown. Ciò che si è perso, si è perso e non si può recuperare. Abbiamo davanti anni di progressiva crescita, ma per il recupero dei volumi ci vorrà tempo.
Ci sono settori in lenta ricrescita come quello della moda, delle calzature e quello “voluttuario”, cioè che riguarda tutto ciò che non è necessario per la sopravvivenza.
Quest’ultimo comparto riesce a decollare solo quando è supportato da superbonus e incentivi che sono strumenti molto positivi per i consumatori ed elementi di sostegno per chi produce».
Internazionalizzazione, digitalizzazione, sostenibilità e territorio sono i temi portanti del Glocal Economic Forum di ESG89 che si terrà a Roma il 24 e 25 novembre. Partiamo dall'internazionalizzazione, qual è l'importanza di questo fattore per Confcommercio?
«È fondamentale. Infatti, insieme alle Camere di commercio, stiamo sostenendo con bandi ad hoc le esportazioni, anche perché i mercati interni sono saturi e, se si rimane legati solo al mercato nazionale, prima o poi si segna il passo.
Sui mercati esteri hanno molto da proporre soprattutto il comparto agroalimentare e della moda e il mondo del commercio al dettaglio, della cultura e del wellness.
Abbiamo esportato e stiamo esportando in modo importante, inoltre, il nostro modello di accoglienza ed extra alberghiero, anche attraverso le tante manifestazioni fieristiche».
Che ruolo ha invece il territorio?
«Ha un ruolo fondamentale perché noi siamo, per definizione, un’associazione che rappresenta comunità e territori, soprattutto nelle frazioni e nelle piccole province che costituiscono la maggior parte dei centri urbani.
Gli associati, inoltre, durante il lockdown sono cresciuti, perché ci si è resi conto che da soli è troppo complicato anche solo districarsi nella selva di decreti e opportunità, di richieste di credito e cassa integrazione, per non parlare della burocrazia.
Da sempre, difendiamo le eccellenze del territorio emiliano-romagnolo, intersecandole con le nuove tecnologie. Siamo molto attenti anche alla rigenerazione urbana del territorio. Perfino nelle nostre periferie estreme, servizi ad alta efficienza e attività commerciali convivono e presidiano il territorio.
I nostri associati sono delle “sentinelle” che assicurano il decoro degli spazi e la presenza di un ambiente adatto a poter sviluppare delle attività fruttuose».
A proposito di nuove tecnologie, qual è l’importanza della digitalizzazione?
«La digitalizzazione è fondamentale e ormai viene applicata, per quanto ci riguarda, anche nelle realtà più piccole. È uno strumento indispensabile, ma le piattaforme di e-commerce non possono sostituire lo spazio fisico degli esercizi commerciali, dei negozi, delle officine, altrimenti è come se rubassero la città alle comunità.
Le attività devono restare a presidio del territorio, in caso contrario vince un modello di standardizzazione esasperata. La digitalizzazione dovrebbe servire a facilitare la vita e, nel pubblico, deve operare con gradualità senza lasciare indietro nessuno, non con l’ingordigia tipica dell’economia globale.
Bisogna essere realisti e non sgretolare il modello attuale europeo di impresa per sostituirlo con quello delle multinazionali.
Occorre fronteggiare questa ondata di nuova economia su piattaforme, provvedendo dal punto di vista normativo perché non si creino disuguaglianze sociali e comportamenti illegali»
Parliamo di sostenibilità, quali sono i suoi ambiti di applicazione sul territorio?
«I nostri associati gestiscono attività sostenibili per definizione perché sono familiari. È un passaggio obbligato e c’è una sensibilità sempre più alta su questo versante.
Occorre però che la svolta green sia supportata dalle politiche dello Stato perché, ad esempio, è inutile che un esercizio si doti di tutti gli strumenti per essere sostenibile e risparmiare energia se poi aumentano vertiginosamente le tariffe e le bollette.
La svolta green è necessaria ma deve essere graduale per non spazzare via tutte le piccole e medie imprese e, soprattutto, non deve essere scaricata interamente sulle spalle del piccolo commerciante».
Di Paola Benedetta Manca
(Riproduzione riservata)
Per inviare comunicati stampa alla Redazione di CUOREECONOMICO: cuoreeconomico@esg89.com
WHATSAPP Redazione CUOREECONOMICO: 327 7023475
Per Info, Contatti e Pubblicità scrivere a: customer@esg89.com












