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12/01/2024

Produzione industriale ancora in discesa, consumatori fra fiducia e incertezza

Il dato dell'Istat segnala ancora un calo a Novembre dell'indice destagionalizzato della produzione industriale, ma anche che vista la discesa dell'inflazione e delle materie prime, fra i consumatori cresce il sentimento di fiducia. Ma le associazioni di settore chiedono ancora interventi sui prezzi

A novembre 2023 si stima che l'indice destagionalizzato della produzione industriale diminuisca dell'1,5 percento rispetto a ottobre e del 3,1 in termini tendenziali (al netto degli effetti di calendario con 21 giorni lavorativi come a novembre 2022).

Lo rileva l'Istat precisando che nella media del trimestre settembre-novembre si registra una flessione del livello della produzione dello 0,8 percento rispetto ai tre mesi precedenti.

L'indice mensile segna cali congiunturali in tutti i comparti: -0,2 percento i beni strumentali e -1,8 percento sia i beni intermedi sia quelli di consumo, -4 percento l'energia.

L'Istat precisa che in termini tendenziali, si registrano variazioni positive per l'energia (+1 percento) e i beni strumentali (+0,6), a fronte di flessioni per i beni di consumo e i beni intermedi (-5,7 in entrambi i raggruppamenti).

Tra i settori di attività economica la fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati presenta un'ampia crescita tendenziale (+13,1), seguono la fabbricazione di mezzi di trasporto (+2,1) e la fabbricazione di macchinari e attrezzature (+0,8).

Le flessioni maggiori si registrano nell'industria del legno, della carta e della stampa (-12,7), nelle industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori (-9,3) e nella fabbricazione di articoli in gomma e materie plastiche (-8,5).

Migliora la fiducia, ma sempre con prudenza

A fine 2023, "le prospettive economiche internazionali restano molto incerte, dominate dalle tensioni geopolitiche, per le quali non si prospetta una imminente soluzione, e da condizioni finanziarie ancora restrittive per famiglie e imprese.

I listini delle materie prime energetiche per il momento sembrano mantenersi su un sentiero discendente", sottolinea l'Istat precisando tuttavia che sia per l'area euro in generale, sia per l'Italia, a dicembre, "i risultati delle inchieste segnalano un miglioramento della fiducia di famiglie e imprese che si riporta in entrambi i casi verso i livelli di luglio 2023".

Sempre per quello che riguarda l'Italia, si legge nel rapporto, "nel terzo trimestre, il potere d'acquisto delle famiglie, dopo la brusca caduta degli ultimi tre mesi del 2022, ha proseguito su un sentiero di ripresa".

Consumatori preoccupati

Consumatori in allarme per l'andamento della produzione industriale in novembre: i dati diffusi oggi dall'Istat sono "pessimi" afferma l'Unione nazionale consumatori, mentre il Codacons avverte che sull'andamento negativo del comparto continua a pesare il caro-prezzi e chiede che il governo intervenga per calmierare i listini.

"Il vero allarme riguarda i beni di consumo che scendono su base mensile dell'1,8 percento e addirittura del 5,7 su anno, raggiungendo picchi del -6,3 percento per i beni durevoli" spiega il Codacons che chiarisce come a pesare sui numeri dell'industria sia il livello elevato dei prezzi in Italia, con i prodotti più acquistati dalle famiglie che nel 2023 hanno registrato una marcata crescita ed effetti negativi diretti sulla spesa e sui consumi, come hanno evidenziato i recenti dati Istat sulle vendite al dettaglio. 

"Per questo ribadiamo la necessità di intervenire in maniera più efficace sui prezzi, perché solo calmierando i listini sarà possibile tutelare la capacità di acquisto delle famiglie, sostenere i consumi e aiutare industria, commercio ed economia" conclude l'associazione.

Massimiliano Dona, presidente dell'Unc, punta invece il dito sul fatto che "il Paese continua ad arretrare!".

Dopo il calo della produzione in ottobre, fa notare infatti, "non c'è un solo comparto che si salvi su base congiunturale e i beni di consumo sono secondi per flessione solo all'energia con un -1,8 percento. Insomma, le nostre industrie vanno sempre peggio".

Redazione Cuoreeconomico
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