Progetto per l'eolico off-shore a Termoli, ma è già scontro

No delle associazioni di categoria di pesca e agricoltura e del comitato civico, ma l'assoporto della città molisana dice sì: "Progetto rilevante per il territorio e per tutto il sistema Italia"
La burocrazia e le beghe di paese ostacolano nuovamente i progetti dell'eolico e delle rinnovabili in Italia. Dopo Piombino contro il rigassificatore, anche in Molise le associazioni del territorio si compattano contro un progetto, quello della realizzazione di un grande progetto eolico in mare lungo la costa del basso Molise.
Il progetto, curato dalla milanese Maverick, prevede un impianto in mare davanti alle coste del Molise.prevde la richiesta, già presentata alla Capitaneria di Porto di Termoli, di una concessione demaniale di 40 anni per la realizzazione e gestione di 120 pale eoliche da 180MW a circa 25 chilometri dalla costa. La produzione di energia dovrebbe essere propedeutica alla fornitura per una nuova centrale ad idrogeno.
Un'opera fondamentale, ma di grande impatto ambientale contro la quale si stanno scagliando associazioni di categoria del settore agricolo e della pesca, ma anche un comitato civico.
Assoporto a favore
Chi invece si schiera a favore è l'Assoporto di Termoli: "Abbiamo letto con attenzione le schede di presentazione del progetto della Maverik di eolico off-shore, da cui si manifesta la rilevanza dell'iniziativa, non soltanto per il nostro territorio, ma in generale per il sistema Italia", si legge in una nota.
"Riteniamo che, eventuali criticità riscontrate, che stanno avendo risalto nelle cronache locali potranno essere risolte con variazioni progettuali e con i dovuti chiarimenti - proseguono da Assoporto - ma al netto di tutto ciò, come Assoporto Termoli, vediamo con favore il progetto di investimento e la conseguente iniziativa industriale.
La localizzazione del parco eolico, contigua ad altra zona già interclusa, data in concessione per la estrazione di idrocarburi, non interessata da traffici marittimi rilevanti, molto distante dalla costa e, dunque, con impatto visivo modesto, non pare che possa avere un impatto paesaggistico negativo.
Inoltre, il collegamento con la terraferma, diretto ad impianti/stazioni già esistenti presso la zona industriale di Termoli e l'agro di Larino, e l'alimentazione della prevista centrale di produzione di idrogeno verde, rende l'investimento pienamente compatibile con la politica europea di transizione dalle fonti fossili alle fonti rinnovabili".
A regime, secondo l'associazione: "la produzione di energia potrebbe soddisfare gran parte della domanda del territorio, per utenze industriali e civili, con possibile surplus da immettere nella rete nazionale.
Infine, l'impatto occupazionale, sia nella fase realizzativa che nella fase a regime, sarebbe molto rilevante per un territorio povero di occasioni lavorative.
Ben vengano i legittimi approfondimenti e, naturalmente, tutti i controlli e le verifiche da parte degli enti preposti, ma occhio a non perdere occasioni di sviluppo sostenibile e coerenti con le politiche europee di transizione energetica".
Redazione Cuoreeconomico
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