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03/10/2022

Re Rebaudengo (Elettricità Futura): «Italia in grave ritardo sulle rinnovabili, sbloccare autorizzazioni per gli impianti»

(Agostino Re Rebaudengo, presidente di Elettricità Futura)

Il presidente dell’associazione: «Troppe scuse e burocrazia fermano un processo che nel resto d’Europa corre. Si creerebbero anche tanti nuovi posti di lavoro»

La crisi energetica e gli scenari italiani anche alla luce del quadro geopolitico internazionale CUOREEECONOMICO ne ha parlato con Agostino Re Rebaudengo di Elettricità Futura, la principale associazione che riunisce le imprese elettriche, impegnata nel percorso verso le rinnovabili

Ci attende davvero un inverno all’insegna del razionamento energetico oppure l’Italia può farcela con le scorte?

«Le variabili in gioco, anche geopolitiche, sono molteplici per dirlo con estrema accuratezza, di certo la situazione è molto più grave di come è stata comunicata negli ultimi mesi. Da tempo gli altri Stati lavorano a scenari che considerano la possibilità dei razionamenti».

«L’Italia ha da poco presentato un Piano di contenimento dei consumi di gas che, per quanto si basi anche su analisi autorevoli in termini di risparmi ed efficienza, sul fronte delle rinnovabili lancia segnali molto poco incoraggianti.

Un anno fa, Elettricità Futura ha chiesto di dare una massima accelerata allo sviluppo dei nuovi impianti rinnovabili. Se fosse stato concesso quel fast track autorizzativo richiesto, oggi avremmo di sicuro molta più elettricità rinnovabile».

«Si sta discutendo di decopuling, ovvero sganciare il prezzo dell’energia elettrica prodotta con il gas dal prezzo dell’elettricità prodotta con le rinnovabili, che è estremamente più basso.

Da tempo chiediamo la massima diffusione dei contratti di acquisto di energia rinnovabile a lungo termine e proponiamo di avviare una piattaforma di contrattazione per far decollare questo tipo di strumenti».

«Auspicabilmente, questa situazione di crisi chiarirà finalmente, e in via definitiva, che le rinnovabili costano meno dei fossili.

Il presupposto del successo del decoupling è aumentare, velocemente, la produzione di elettricità rinnovabile, ovvero accelerare al massimo il rilascio delle autorizzazioni, poi è questione di mesi».

«Si è trovata una convergenza di Governo e Regioni su un piano che prevede uno sviluppo delle rinnovabili importante ma più adeguato ad un periodo di normalità piuttosto che all’eccezionale crisi che stiamo vivendo e che già sei mesi fa Elettricità Futura aveva pienamente previsto».

«Abbiamo estremo bisogno di produrre più energia, a basso costo, sostenibile e che non dobbiamo acquistare da Paesi terzi. E ne abbiamo bisogno subito.

Se non facciamo ripartire seriamente le nuove installazioni rinnovabili non usciremo mai da questa situazione. Per farlo, il primo passo è l’identificazione delle aree idonee, basta perdere tempo».

«Non può continuare a essere una scusa la mancata emanazione da parte del MiTE delle linee guida per le aree in una situazione in cui ci avviamo alla povertà energetica, a causa sia dei prezzi sia della mancanza di gas. Dobbiamo iniziare a produrre più elettricità con sole, vento, acqua».

«Le Regioni sviluppando nuovi impianti rinnovabili possono attrarre una fetta degli oltre 300 miliardi di investimenti del Piano 2030 del settore elettrico proporzionale alla nuova capacità installata».

Intanto Francia e Germania stanno facendo asse sull’energia, mentre l’Italia senza un Governo pienamente operativo resta indietro...

«L’Italia è indietro perché ha accumulato un decennio di ritardo sullo sviluppo delle rinnovabili. E resta indietro perché la crisi di Governo ha certamente rallentato ulteriormente la pubblicazione di provvedimenti chiave a sbloccare la transizione energetica e l’attuazione di misure di semplificazione burocratica già emanate».

«La cosa più importante è che il prossimo Governo dia celere e completa attuazione al Piano 2030 di sviluppo del settore elettrico, una roadmap condivisa con tutte le forze politiche».

«Di occasioni l’Italia ne ha perse tante, anche in materia di energia. Adesso, l’emergenza energetica non lascia più spazio ad errori, in gioco c’è la tenuta sociale del Paese e della nostra economia».

L’impressione che hanno gli addetti ai lavori è che l’Italia manchi di una chiara strategia energetica: sulla transizione e sulle rinnovabili si va lenti, mentre paesi come la Germania corrono. C’è il rischio che questa crisi faccia dirottare denaro solo sull’emergenza bolletta, perdendo ulteriore tempo o addirittura fermando il processo?

«La strategia da adottare è molto semplice. Realizzare più impianti possibili di energia rinnovabile, almeno 10 GW all’anno».

«Il settore elettrico non chiede né i soldi destinati ad attutire per i consumatori le conseguenze dell’aumento prezzo del gas, né altri contributi, ma solo la possibilità di realizzare nei tempi previsti in Europa i nuovi impianti».

«Così facendo il settore elettrico creerebbe 470.000 nuovi posti di lavoro e 345 miliardi di benefici economici nei prossimi 8 anni».

«Anche l’autorevole International Energy Agency (IEA) ha più volte ribadito ai Governi di tutto il mondo che la transizione alle rinnovabili è, in assoluto, la più efficace e duratura soluzione all’emergenza creata dall’esplosione del prezzo dei fossili».

Cosa ne pensate della tassazione sugli extraprofitti?

«Partiamo da un presupposto, valido per ogni attività economica.  Se aumentano i costi di produzione, aumentano i prezzi di vendita. Questo non significa che aumentino i profitti. Ci sono evidenti criticità in tutti e tre gli interventi con cui il Governo intende colpire i presunti extraprofitti».

«Primo. Il Governo ha imposto un tetto al prezzo di vendita dell'elettricità rinnovabile, tetto che non permette quindi maggiori ricavi, e tantomeno extra profitti». 

«Incredibilmente questo meccanismo non permette alle imprese di far fronte a qualunque maggiore costo di produzione o minori volumi di produzione. Pertanto questa misure equivale a una tassa superiore al 100% su presunti extra profitti».

«Alla prima misura si somma una seconda che il Governo ha rivolto a tutte le imprese energetiche, comprese quelle delle rinnovabili».

«Si tratta di una tassa del 25% sui saldi Iva che incide direttamente sui maggiori ricavi ed è totalmente slegata da eventuali extraprofitti. E’ sbagliata la base imponibile della misura, oltre che ingiusto imporre, di fatto, una doppia tassazione alle rinnovabili».

«Poi c’è la terza azione del Governo contro gli extra profitti: negare alle imprese energetiche il diritto di modificare le condizioni generali dei contratti di fornitura di energia elettrica e gas. Cioè, si pretende che quelle imprese continuino a vendere un bene allo stesso prezzo pur pagando quasi 7 volte di più la materia prima».

«In Stati come Francia, Germania, Svezia, Finlandia, Svizzera e Austria, i Governi per far fronte alla forte crisi di liquidità di molte aziende energetiche stanno avviando strumenti per evitarne il fallimento».

«La Presidentessa della BCE Lagarde ha di recente ricordato che è importante che governi forniscano liquidità alle utility attraverso misure fiscali, la Banca Centrale Europea è pronta a dare ossigeno alle banche».

Si parla tanto di comunità energetiche e qualche comune ci sta provando. Possono essere una soluzione anche per le imprese, oltre che per le famiglie?

«La generazione distribuita e l'auto consumo stanno già contribuendo ad aumentare l'indipendenza energetica e abbattere i costi, anche per le piccole e medie imprese. Le comunità energetiche andranno oltre il singolo produttore/consumatore.

«Date le dimensioni consentite, le energy community potrebbero diventare attori rilevanti del sistema energetico. Quindi è importante decidere oggi, che siamo ancora in tempo, a quali soggetti verrà data la responsabilità della loro gestione. Sarebbe un grave errore che questa responsabilità non venisse data a soggetti abilitati».

Di Emanuele Lombardini
(Riproduzione riservata)

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