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12/09/2023

Re Rebaudengo (Elettricità Futura): “Italia in ritardo sulle rinnovabili, perde competitività. Avanti su agrivoltaico”

(Agostino Re Rebaudengo, presidente di Elettricità Futura)

Il presidente dell’associazione a CUOREECONOMICO: “Ancora troppi ostacoli burocratici alla realizzazione degli impianti, quando invece il ricorso a queste energie abbasserebbe di molto i costi. Bisogna migliorare anche sul fronte della formazione”

Oltre che a essere delle alleate nel rispetto dell’ambiente, le energie rinnovabili possono portare effetti di crescita nell’economia.

Secondo il Piano 2030 elaborato da Elettricità Futura, la transizione del settore elettrico da qui al 2030 prevede oltre 360 miliardi di euro di benefici economici, con 540.000 nuovi posti di lavoro nel settore elettrico e nella sua filiera industriale che si aggiungeranno ai circa 120.000 di oggi.

“In più occasioni, il Ministro Pichetto Fratin ha annunciato l’obiettivo di superare dal 2023 i 10 GW di impianti autorizzati e installati, con una potenza aggiuntiva di 80 GW di energie rinnovabili e per noi è una traiettoria coerente con il Piano 2030 di sviluppo del settore elettrico.”, dice Agostino Re Rebaudengo, presidente di Elettricità Futura.

“Il maggior ricorso alle energie rinnovabili - continua - riduce gli effetti dell’inflazione perché abbassa il costo dell’energia elettrica e per l’Italia che importa quasi l’80 percento dell’energia di cui ha bisogno dall’estero, accelerare la transizione energetica è la priorità numero uno, anche per l’economia”.

Presidente, come valuta gli obiettivi del Piano nazionale per l’energia promosso dal Governo?

La direzione indicata dal Governo è corretta, ma è necessario alzare il target delle fonti rinnovabili perché il ritardo accumulato dall’Italia nella transizione energetica rappresenta uno svantaggio competitivo che ci ha fatto pagare a caro prezzo l’emergenza energetica.

Dovremmo più che triplicare il passo delle nuove installazioni rinnovabili perché il nostro Paese è indietro, sia rispetto all’obiettivo 2030 sia rispetto agli altri Paesi europei.

La transizione energetica rappresenta una sfida alla nostra portata perché abbiamo un’eccellente filiera industriale pronta a investire, come dimostra il nostro Piano di sviluppo”.

Crede che in Italia manchi una nome efficace per lo sviluppo delle comunità energetiche?

Abbiamo accolto con favore la bozza del Decreto Cer, ma per raggiungere il target al 2030 è necessario accelerare la realizzazione dei grandi impianti, ma un contributo alla diffusione delle rinnovabili in Italia verrà anche dai privati cittadini e in questo senso occorre sostenere le imprese del settore per metterle nelle migliori condizioni per farle lavorare al meglio”.

Secondo lei il governo sta facendo abbastanza per lo sviluppo dell'agrivoltaico?

Il Governo riconosce l’importanza di valorizzare le sinergie tra la produzione agricola e quella di energia elettrica rinnovabile  e attendiamo l’emanazione del Decreto che prevede meccanismi di sostegno per gli impianti agrivoltaici, coordinando le risorse del Pnrr con gli incentivi assegnati attraverso il meccanismo delle aste competitive.

Con la recente emanazione del Decreto Governance Pnrr il Governo ha stabilito la possibilità di libera installazione laddove rispondano a determinati requisiti e noi accogliamo positivamente questa apertura, sebbene resti indispensabile armonizzare la normativa per evitare interpretazioni differenti da parte dei diversi Enti coinvolti nell’iter di autorizzazione dei progetti”.

A proposito di Pnrr, la preoccupano i ritardi sui progetti legati alle energie rinnovabili?

Il Pnrr è un’occasione unica per modernizzare il nostro Paese e tagliare sprechi e inefficienze. Per farlo, è indispensabile che l’Italia si concentri davvero sui progetti di transizione che possono portare a questi risultati.

Il Governo nell’ultimo Dl Pnrr ha rimosso alcune barriere ai progetti delle imprese elettriche, come le criticità collegate alla verifica archeologica e alle distanze degli impianti dai beni architettonici.

Ma non è ancora abbastanza, dato che la burocrazia che frena la transizione energetica è la stessa che fa tentennare l’implementazione del Pnrr!”.

Rimanendo nel rapporto tra Italia e Ue, crede che vadano rivisti gli obietti del Green Deal?

Da molti anni l’Unione europea indirizza le politiche comunitarie per raggiungere l’obiettivo di diventare leader del percorso di decarbonizzazione, a partire dal Pacchetto 20-20-20, proseguendo con il Green Deal, con il Fit for 55 e adesso con il REPowerEU.

L’Italia continua ad accrescere la leadership nell’economia circolare a livello europeo, arrivando a quasi l'84 percento di riciclo dei rifiuti.

Possiamo arrivare a questa percentuale anche con l’elettricità rinnovabile e quindi dobbiamo governare, in modo efficace ed efficiente, il percorso di decarbonizzazione per minimizzare i costi e massimizzare i benefici.

Ma a quanti ancora guardano agli obiettivi europei di decarbonizzazione temendo per la competitività industriale dell’Italia, è bene ricordare che le imprese italiane hanno compiuto grandi sforzi in termini di riconversione sostenibile, investimenti che le hanno condotte alla leadership nell’ambito della produzione industriale pulita”.

Per concretizzare un processo rivoluzionario come quello legato transizione energetica occorrono figure professionali con le giuste competenze. Pensa che la formazione italiana necessiti di un rinnovamento?

Occorre migliorare il legame tra il mondo della formazione e le imprese perché le più importanti innovazioni riguardano le competenze e le capacità dei professionisti che avranno la responsabilità di attuare un cambiamento di portata epocale sia nel settore pubblico sia in quello privato.

Parlo del pubblico perché è di grande importanza che si innovi il bagaglio di competenze anche dei Funzionari pubblici, che si rinnovi il Personale, fortemente ridotto dalla carenza di turnover negli Uffici pubblici”.

Di Matteo Melani
(Riproduzione riservata)

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