Recce (Cisl Toscana): “Sanità resti pubblica. Incentivi strutturali per la riqualificazione urbana”

(Ciro Recce, segretario regionale Cisl Toscana)
Il segretario regionale della Cisl a CUOREECONOMICO: “Nella sanità toscana c’è una forte carenza di personale. Da anni ormai non si riesce neppure a coprire il turn-over e le liste d’attesa sono lunghissime. A livello nazionale, riscontriamo disponibilità sulle nostre richieste, ma occorre intervenire con forza sul cuneo fiscale per aiutare imprese e lavoratori”
Nonostante la Regione Toscana abbia da poco approvato una proposta di legge per aumentare le risorse alla sanità (dal 6,45 al 7,5 percento del Pil, con aumenti progressivi nei prossimi cinque anni di circa 4 miliardi di euro), i sindacati chiedono misure per aumentare l’organico delle strutture.
“Nella sanità toscana c’è una forte carenza di personale. Da anni ormai non si riesce neppure a coprire il turn-over, per quanti vanno in pensione. I risultati sono le liste d’attesa sempre più lunghe, le difficoltà dei pronto soccorso e i problemi con cui purtroppo sempre più spesso si confrontano i toscani”, dice Ciro Recce, segretario di Cisl Toscana.
“La nostra posizione - continua - è quella di reinternalizzare il più possibile prestazioni che nel tempo sono state date all’esterno perché pensiamo che questo possa contribuire a migliorare sia la qualità delle prestazioni ai cittadini sia a ridurre i costi. L’obiettivo che non perdiamo mai di vista è una sanità che resti sempre più pubblica.
Segretario, rispetto alle specificità della Toscana, crede che sia stato un errore eliminare il Superbonus?
“Al di là delle polemiche su come è stato attuato è indubbio che il superbonus abbiadato una spinta a sviluppo e occupazione, in particolare nell’edilizia che ha contribuito per il 22 percento alla crescita del Pil nel 2022.
Sono state ristrutturate tante abitazioni che avevano bisogno di interventi e la necessità di adeguamento per tanta parte del patrimonio immobiliare italiano, spesso vecchio, resta.
Chiediamo allora un sistema di incentivi per la riqualificazione urbana che parta dalle periferie e dall’edilizia popolare, dove c’è una più alta densità di popolazione. Ma perché ci sia buona crescita, gli interventi devono essere strutturali, tarati sul lungo periodo, e contribuire a creare imprese e lavoro di qualità”.
Crede alle rassicurazioni del Ministro Fitto sul Pnrr?
“Non possiamo, a priori, non credere alle parole di un ministro della Repubblica. Ovviamente, come sempre abbiamo fatto, nei confronti di qualunque ministro e di qualsivoglia maggioranza, verificheremo che le rassicurazioni vengano rispettate e chiederemo conto degli impegni assunti”
Sempre sul fronte delle politiche del Governo, che impressione ha sulla Manovra?
“Nella Manovra ci sono luci e ombre. Abbiamo riscontrato delle disponibilità ad alcune nostre richieste, ma rimane ancora tanto da fare per lavoratori e pensionati.
Occorre prorogare e rendere strutturale il taglio al cuneo fiscale, per consolidare le buste paga dei lavoratori dipendenti, assicurare la piena indicizzazione delle pensioni, detassare le tredicesime, azzerare la tassazione sulla contrattazione di secondo livello.
E poi occorre che la Manovra sia espansiva e di natura anticiclica, per accelerare gli investimenti e sostenere la crescita, assieme a una nuova politica dei redditi che tuteli salari e pensioni”.
Come vede la discussione sul salario minimo?
“Ritengo sia un dibattito molto strumentale. C’è certamente un problema salariale in Italia, aggravato dall’inflazione, ma non è con una legge che lo si può risolvere.
Per aumentare la base salariale bisogna piuttosto estendere e rafforzare la contrattazione, come peraltro dice la stessa direttiva Ue, che chiede una legge solo dove la copertura della contrattazione sia inferiore all’80 percento, mentre in Italia siamo al 98 percento.
Certamente ci vuole un salario minimo, sotto il quale non è possibile andare, ma deve scaturire settore per settore dai trattamenti economici complessivi dei contratti sottoscritti dalle organizzazioni sindacali più rappresentative che contengono tante tutele e diritti. Agendo per legge si rischia di peggiorare, anziché migliorare, i trattamenti in tanti settori”.
Dal suo punto di vista che effetti sta dando l’aumento del costo del denaro sui lavoratori?
“Sta avendo ovviamente effetti preoccupanti per lavoratori e pensionati che avevano acceso un mutuo a tasso variabile e oggi hanno grosse difficoltà a far quadrare i conti, stretti tra rate sempre più alte e i rincari generalizzati di bollette e generi di prima necessità dovuti a inflazione e speculazioni. Senza dimenticare che il costo del denaro più alto mette in difficoltà anche le imprese che hanno fatto ricorso al credito”.
Da parte della politica che riscontri avete avuto sulla vostra proposta di Partecipazione al lavoro?
“Abbiamo avuto un forte interessamento e tante adesioni, sia da parte del centrosinistra, che del centrodestra. La nostra proposta sta avendo però un grande successo anche e soprattutto da parte di lavoratori, pensionati e cittadini. In tutte le assemblee e gli incontri che abbiamo organizzato stiamo riscontrando un grande interesse”.
Di Matteo Melani
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