mar 28 apr 2026

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Reddito di cittadinanza, Vangi (Cgil): "In Lombardia 7000 nuovi poveri"

(Monica Vangi, segretaria Cgil Lombardia)

La segretaria: “Il governo fa la guerra ai poveri e il reinserimento lavorativo è solo uno slogan”. Cappelletti: "Programma non tiene conto delle scarse competenze dei percettori"

Con l’abolizione del reddito di cittadinanza il Governo sta lasciando migliaia di persone in povertà assoluta. E’ una vergogna”. La denuncia è di Monica Vangi, segretaria Cgil Lombardia.

La superficialità con cui è stato fatto inviare un sms da Inps è emblematico di come la destra al governo stia affrontando una situazione drammatica, scaricando la responsabilità sui servizi pubblici che con organici ridotti all’osso dovranno sostenere le richieste agli sportelli”.

In Lombardia sono 7.364 le persone cui è stato sospeso il reddito di cittadinanza, secondo le elaborazioni della Cgil.

“I requisiti previsti per accedere al nuovo Assegno di inclusione, oltre ad essere molto stringenti, sono peraltro discriminatori”, prosegue Vangi.

Per esempio il requisito dei 2 anni continuativi di residenza in Italia rischia di discriminare i lavoratori stranieri, stagionali in particolare, che tornano nel paese di residenza per periodi prolungati”.

Sistema del Governo non convince

Valentina Cappelletti, segretaria Cgil Lombardia, afferma: “Il sistema delineato dalle due nuove misure previste dal Governo, l’assegno per l’inclusione e il Supporto per la formazione e il lavoro, non tiene in alcuna considerazione l’esperienza già maturata nella presa in carico dei percettori di RdC: il 70 percento aveva un livello di scolarizzazione uguale o inferiore alla licenza media inferiore, basse o assenti competenze digitali, saltuarie o nulle esperienze lavorative precedenti e comunque in qualifiche professionali basse, assenza di mezzi propri per spostarsi e una condizione soggettiva di scoraggiamento.

Senza un intervento paziente su tutti questi fattori, il reinserimento occupazionale è semplicemente uno slogan privo del benché minimo riferimento alla realtà. Inoltre i nuovi requisiti dimenticano l’esistenza della povertà di chi pure ha un lavoro.

Una persona di 30 anni che lavora in condizione precaria, pur in possesso dei requisiti economici richiesti, non riceverà alcun sostegno”.

LEGGI LA NOSTRA INTERVISTA A CHRISTIAN FERRARI (CGIL)

Peggiora il mercato del lavoro

Oltre a peggiorare di nuovo le norme sul mercato del lavoro, reintroducendo i voucher e favorendo il ricorso ai contratti a termine, con gli ovvi impatti negativi sul reddito di chi lavora, il Governo preferisce lasciare senza sostegno economico chi è più in difficoltà, a differenza di quanto avviene in tutti i paesi europei”, sostengono Vangi e Cappelletti.

Ancora una volta la trappola del lavoro povero e la colpevolizzazione di chi è in condizione di povertà vanno di pari passo.

Per parte nostra attiveremo un’immediata interlocuzione con i Comuni e con Regione Lombardia per individuare percorsi di presa in carico delle persone che hanno perso il reddito di cittadinanza e che necessitano di interventi e servizi per sopperire il venir meno del sostegno economico”.

Redazione Cuoreeconomico
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