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27/02/2026

RELAZIONI. Camisa (Confapi): “Con Cgil, Cisl e Uil incontro molto proficuo sul contrasto alla contrattazione pirata, mercato del lavoro e bilateralità”

L'evoluzione delle relazioni industriali e del mercato del lavoro, la lotta comune alla contrattazione pirata, il contratto dell'artigianato, la casa comune della bilateralità, la situazione economica del Paese.

Sono i principali temi che Confapi, Cgil, Cisl e Uil hanno affrontato nell'incontro presso la sede della Confederazione. Attorno al tavolo c'erano il Presidente di Confapi, Cristian Camisa, e i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, Maurizio Landini, Daniela Fumarola e Pierpaolo Bombardieri.

"È stato un incontro molto proficuo – ha detto Camisa - che dimostra la volontà di proseguire un cammino comune consolidato nel tempo, con la volontà di rafforzare, anche attraverso specifici tavoli tecnici, le relazioni industriali sempre più strette tra Confapi e i sindacati che garantiscono effetti concreti sul benessere delle aziende e dei lavoratori.

Siamo tutti convinti che la contrattazione collettiva deve necessariamente essere la via da perseguire nella quale le parti sociali si assumono l'onere e la responsabilità di trovare il punto di equilibrio tra domanda e offerta anche in termini di retribuzione.

Ribadiamo anche la necessità di rafforzare questo strumento insieme alle politiche attive che mai come in questo momento complicato possono favorire lo sviluppo e la crescita. Diminuire radicalmente il numero dei contratti affidandoli a chi ha reale rappresentanza, garantire una sana competitività e quindi azzerare la contrattazione pirata metterebbe la parola fine al dumping contrattuale che troppo spesso ha penalizzato imprese e lavoratori".

In merito all'ipotesi di ampliamento della definizione di 'impresa artigiana' che prevede l'innalzamento della soglia dimensionale delle imprese, portando il limite attuale dei dipendenti fino a 50 unità — oggi compreso tra 18 e 22 a seconda del settore —, il Presidente di Confapi ha ribadito che "includere realtà con una consistenza occupazionale vicina a quella delle PMI industriali determinerebbe una sovrapposizione con la categoria delle piccole imprese, senza affrontare realmente il tema della crescita dimensionale.

Un simile intervento produrrebbe inoltre effetti rilevanti sia sull'ecosistema produttivo sia sulle finanze pubbliche. L'ampliamento del perimetro favorirebbe infatti lo spostamento di imprese verso il settore artigiano per beneficiare di regimi più favorevoli, senza crescita reale. Sul mercato del lavoro, l'applicazione del contratto dell'artigianato alle nuove assunzioni comporterebbe un differenziale retributivo significativo, con riduzione delle retribuzioni medie e minori versamenti contributivi e fiscali. Senza considerare l'aumento dei costi da parte dello Stato e il peggioramento economico da parte dei lavoratori. Secondo uno studio realizzato da Confapi, l'applicazione del contratto dell'artigianato per le nuove assunzioni comporterebbe una riduzione retributiva media del 20% per i nuovi lavoratori e un impatto negativo sul bilancio pubblico pari a 1,43 miliardi di euro, di cui 870 milioni relativi alla contribuzione Inps e 563 milioni al gettito Irpef. I dati mostrano inoltre differenze significative tra Pmi industriali e imprese artigiane: ad esempio, un operaio metalmeccanico specializzato percepisce 2.173,77 euro mensili nelle Pmi contro 1.631,98 euro nell'artigianato, con un costo annuo aziendale di 44.358,09 euro nelle prime e 31.194,57 euro nelle seconde".

Redazione CUOREECONOMICO
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