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26/10/2023

Rinnovabili, avanti sempre più piano: esaminati solo il 5 percento dei progetti

L'incredibile percorso ad ostacoli dell'Italia verso le nuove fonti. Le tempistiche di valutazione del ministero della Cultura sono maggiori rispetto a quelle del ministero dell'Ambiente e della Sicurezza energetica. E intanto tutto resta fermo

Al 30 giugno 2023, le procedure di Valutazione di impatto ambientale (Via) in corso per nuove fonti rinnovabili riguardavano 68.220 megawatt di nuova potenza, il 142 percento in più rispetto all'anno precedente. Ma solo il 5,2 percento è arrivato a conclusione.

Questo lo scenario che emerge dall'Osservatorio Via di Anie Rinnovabili, l'organizzazione di Confindustria delle imprese elettrotecniche ed elettroniche, che ha elaborato i dati del ministero dell'Ambiente e della sicurezza energetica. 

I progetti sottoposti a Via riguardavano per il 46,5 percento l'agrivoltaico, il 32 l'eolico onshore, il 14,6 il fotovoltaico, il 3,8 l'eolico offshore, il 3 l'idroelettrico da pompaggio. Notevole la crescita delle procedure per i sistemi di accumulo abbinati a impianti di rinnovabili, pari al 247 nel 2023 rispetto al 2022. 

Ma la burocrazia rallenta tutto

Risulta però concluso solo il 5,2 percento delle procedure depositate. Di queste, il 21,5 risulta concluso positivamente, l'8,2 risulta concluso negativamente, mentre il 70,3 risulta "non specificato". 

Non si capisce, cioè, se l'esito sia positivo o negativo. Dei 68.220 Mw relativi alle procedure analizzate, 64.668 Mw risultano ancora "in corso".

Le tempistiche di valutazione del ministero della Cultura sono maggiori rispetto a quelle del ministero dell'Ambiente e della Sicurezza energetica: per 4.011 Mw è stato emesso il parere del Mase e si è in attesa del parere del Mic.

La Presidenza del Consiglio dei Ministri ha sul tavolo 1.995 Mw sui quali ci sono pareri diversi dei due ministeri, e sui quali deve decidere. A trainare le procedure depositate sono le regioni Puglia, Sicilia e Sardegna.

La potenza relativa alla Puglia incide per il 33% sul totale delle procedure depositate, quella della Sardegna è pari al 20,1% e quella della Sicilia al 20,5%.  

Redazione Cuoreeconomico
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