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30/08/2023

Risso (Terra Viva Cisl): “Filiera diseguale, ai produttori va troppo poco. Semplificare l’accesso al credito”

(Claudio Risso, presidente di Terra Viva)

Il presidente dell’organizzazione dei produttori agricoli in seno a Fai Cisl: "C’è la necessità di un aumento del reddito, per avere un’agricoltura che sia davvero sostenibile. Va garantito un prodotto con origine e qualità certa, prodotto senza pratiche lavorative scorrette, che abbia un prezzo giusto per chi acquista e consenta un guadagno equo al produttore. L’inflazione? Il valore in più che porta va alla grande distribuzione"

L’agricoltura come motore dell’economia ha bisogno in questa particolare fase del Paese di fare sistema per prendere lo slancio: “Bisogna farlo presto, perché ne ha bisogno l’Italia, c’è un Pnrr da sfruttare al massimo delle sue potenzialità”.

Claudio Risso, presidente di Terra Viva, la federazione della Cisl che si occupa dei produttori agricoli, traccia con CUOREECONOMICO un bilancio del settore in chiaroscuro: “Dobbiamo investire su giovani ed innovazione – dice – ma questo settore ha poco appeal sui ragazzi, che invece potrebbero dare molto”.

Risso disegna un futuro importante per tutto il comparto, a patto però che lo si metta in condizioni di spiccare il volo.

Le necessità primarie

Come se la passano i produttori agricoli? La prima grande necessità che hanno è aumentare il reddito – sottolinea – perché le nostre piccole e medie imprese agricole per stare sul mercato hanno necessità che si cambi la prospettiva: abbiamo una filiera produttiva non equa e troppo lunga, che fa rimanere ai produttori solo pochi centesimi rispetto alla ripartizione del valore, schiacciati come sono fra rincari energetici, caro dei materiali e inflazione. Perché il valore portato dall’aumento dell’inflazione va in gran parte alla parte conclusiva della filiera, cioè la distribuzione.

Poi c’è un’altra questione. In Italia ci sono 1,7 milioni di aziende agricole, un numero sempre in calo negli ultimi 20 anni, a causa di un mancato ricambio generazionale: la professione agricola non ha appeal sulle giovani generazioni.

Eppure i dati ci dimostrano che le aziende Under 40 sono più vitali. Senza contare che con le nuove tecnologie, i giovani possono dare un apporto importante”.

Ma non è finita: “La gran parte dell’agricoltura sta nelle aree interne e nelle terre alte, ma oggi fare impresa lì è sempre più difficile, sia per le asperità del terreno, ma soprattutto perché spesso mancano le infrastrutture. Noi come Terra Viva Cisl abbiamo proposto che vengano riconosciute a quelle aree condizioni di vantaggio”.

Mutui, inflazione e accesso al credito

Anche le imprese agricole poi, fanno i conti con i mutui alle stelle o rate insolute, dopo il nuovo rialzo dei tassi da parte della Bce. L’accesso al credito per le Pmi agricole inizia a diventare un problema sempre più serio.

Ismea dà una grande mano al settore – sottolinea Risso – ma bisognerebbe rendere maggiormente fruibili tutti gli strumenti che ci sono, spesso nemmeno troppo conosciuti, per rendere più facile l’accesso al credito e la digitalizzazione.

Serve semplificazione, da tutti i punti di vista, perché aiuterebbe anche a trovare nuove forme di accesso al credito. Poi abbiamo il Pnrr, che va reso disponibile al massimo.

Senza un accesso al credito che aiuti l’economia, diventa complicato: servono soldi anche per investire, soprattutto in ottica di prevenzione delle conseguenze da cambiamento climatico, che per l’agricoltura sono fondamentali”.

Il ritardo italiano sul Pnrr

Proprio sul fronte del Pnrr, l’Italia deve prendere la rincorsa, se non vuole rischiare di perdere denaro fondamentale per la crescita, anche nel settore agricolo: “Non mi addentro in questioni politiche – sottolinea Risso – ma credo sia arrivato il tempo di lavorare pancia a terra per attuarlo.

I ritardi attuali non mi preoccupano ancora, però bisogna dare una svolta, avendo la forza di coinvolgere anche le parti sociali: serve un patto di sistema che dica quale per esempio, agricoltura vogliamo, visto che questo settore è il volano di sviluppo per l’intera economia. Facciamo sistema sulle volontà comuni per il sistema primario e facciamolo presto”.

La nuova Pac

Infine, la Pac 2023-2027: “Noi abbiamo condiviso con la Cisl l’impostazione della Pac, soprattutto l’impostazione più green – spiega Risso – I dati però ci dicono che i produttori - particolarmente piccole - fanno fatica ad accedere alle nuove premialità, così come sono stati concepite, soprattutto perché le norme sono complesse e c’è poca conoscenza dei meccanismi operativi.

Certamente  ci trova d’accordo una visione che va sempre più verso la farm to fork. Restiamo perplessi sulla questione della riduzione dei fitofarmaci, pur restando nell’ottica della sostenibilità.

Infine, oltre alla chiarezza sulla provenienza, il prodotto deve essere giusto, con un prezzo equo per chi lo acquista, dal quale il produttore abbia il giusto guadagno e che venga ovviamente realizzato senza sfruttamento dei lavoratori”.

Di Emanuele Lombardini
(Riproduzione riservata)

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