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11/03/2024

Risso (Terraviva): “Valore della Pac non va sprecato, ma occorre semplificare. Crisi economica si riflette sulla produzione”

(Claudio Risso, presidente di Terra Viva)

Il presidente dell’organizzazione dei produttori agricoli afferente alla Cisl: “Ci confronteremo con chi protesta e porteremo le nostre proposte. Bene le prime misure Ue per l’agricoltura, ma c’è ancora tanto lavoro da fare. Nessuna politica protezionistica del nostro Paese potrà fermare l’impulso irrefrenabile a cercare speranze di una vita migliore, ma serve immigrazione di qualità, rilanciamo le scuole dell’agricoltura”

Le recenti proteste del mondo agricolo hanno riportato sotto i riflettori i nodi scoperti di un settore chiamato a confrontarsi con le norme europee ed una Pac che secondo quanto sostengono le organizzazioni di settore, per colpa dei rincari causati dalla situazione geopolitca, non tutela più gli agricoltori.

A proteste concluse, ma con il tema ancora caldo, CUORECONOMICO ha chiesto un commento a Claudio Risso, presidente di Terra Viva, l’organizzazione dei produttori agricoli della Cisl.

Alla luce delle proteste che hanno coinvolto il mondo agricolo, come inizia l’anno del settore? Quali sono i timori e quali le prospettive?

Il mondo agricolo sta vivendo un profondo disagio, che va ascoltato, analizzato in profondità. Da questo sentire come Terra Viva abbiamo dato il via ad una grande campagna di ascolto su tutto il territorio italiano, partendo dalle aree interne e svantaggiate del nostro paese a cui abbiamo dato il titolo di “Terra Viva Ascolta”.

Siamo partiti dalla Calabria, con due incontri, da Lamezia Terme e da Rocca di Neto nel crotonese dove abbiamo ascoltato agricoltori e produttori nella sala consigliare del Municipio.

La prima riflessione che emerge da questa esperienza è che il lavoro agricolo chiede rispetto e chiede di essere valorizzato per quello che rappresenta. Abbiamo la memoria corta, dovremmo ricordarci del lavoro e dei sacrifici che questo settore ha fatto durante pandemia per garantire il cibo sulle tavole degli italiani.

Le ragioni della protesta dei trattori hanno di fatto portato allo scoperto una serie di problemi latenti, sui contenuti: dal generico “tutelare il patrimonio agroalimentare”, al superamento della norma del 4 percento dei terreni incolti, i costi di produzione troppo alti e la necessità di un riequilibrio di equità delle filiere.

Il Green Deal e alla strategia "Farm to Fork" sembrano essere la causa a cui attribuire l'aumento della burocrazia e la complessità delle procedure richieste per conformarsi alle nuove normative UE. In realtà hanno introdotto obiettivi ambiziosi come la riduzione del 50 percento dell'uso di pesticidi e del 25 percento dei terreni agricoli biologici entro il 2030.

Altro terreno di scontro riguarda l'importazione di prodotti a basso costo da prodotti extraeuropei. Per esempio il grano coltivato in Canada, dove si fa ampio uso del glifosato, o quello ucraino che grazie al corridoio del Mar Nero garantisce prodotti agricoli in Europa ad un costo molto basso.

La nostra posizione è stata chiara, confrontarci con chi protesta e orientare il dibattito in corso, stare in campo rilanciando le nostre proposte riconoscendo agli agricoltori gli importanti investimenti fatti in questi anni”.

Qual è la posizione di Terra Viva sulla Pac e in generale sulle politiche che riguardano il green deal, come per esempio, quelle sulla Tea e sul settore biologico?

La nostra posizione è chiara, ritengo un errore grave affossare il valore della Pac che vale quasi 400 miliardi, un terzo del bilancio europeo, ma è fondamentale organizzare e anticiparne la revisione di medio periodo.

La sintetizzo in questo modo: occorre mantenere saldo l’obiettivo della soddisfazione della domanda alimentare, ma occorre anche avere consapevolezza che i metodi produttivi devono soddisfare, in modo sempre più rigoroso e progressivamente diffuso, vincoli di sostenibilità ambientale. 

Il grande obiettivo è coniugare una elevata produzione agricola con la rigenerazione delle risorse naturali, a partire dalla integrità e fertilità dei suoli e dal corretto uso dell’acqua; il risparmio di energia; la riduzione dei prodotti agro-chimici; la giusta remunerazione della professione agricola, sintesi di tradizione e innovazione.

Per fare questo occorre coraggio e capacità  di dialogo con i nostri agricoltori attraverso un’intensa operazione di informazione e formazione, nonché impegnarsi a presidiare in modo rigoroso e costante l’istituzione europea e le commissioni.               

I Ministri europei dell’agricoltura riuniti a Bruxelles hanno approvato il “pacchetto semplificazione” presentato dalla Commissione,  confermando la volontà di rispondere in modo efficace alle preoccupazioni degli agricoltori.

Bene il parere favorevole sull’esenzione parziale dalle norme che obbligano gli agricoltori a mantenere delle aree non produttive, e il ritiro della proposta per un regolamento sull’uso sostenibile dei trattamenti fitosanitari. L’auspicio è che i ministri condividano la posizione dell’Europarlamento, bloccando definitivamente la procedura.

Il ricorso alla chimica nei processi produttivi va ridotto, in linea con la tendenza già in atto. Le imprese agricole, però, devono avere a disposizione efficaci alternative sul piano tecnico ed economico.

Siamo per l’inquadramento delle Tea (Tecniche di Evoluzione Assistita) nell’ordinamento dell’Unione, in quanto le Tea sono in grado di assicurare un fondamentale contributo per contrastare le conseguenze del cambiamento climatico: consentono di salvaguardare il potenziale produttivo, limitando allo stesso tempo la pressione sulle risorse naturali e il ricorso alla chimica.

Bene il fatto che la Commissione pubblicherà una nota esplicativa per chiarire l’uso del cosiddetto concetto di forza maggiore o di circostanze eccezionali che assicura gli agricoltori impossibilitati a rispettare tutti i requisiti della Pac, per cause di eventi eccezionali e imprevedibili al di fuori del loro controllo affinchè non siano soggetti a multe o sanzioni.

Bene il sondaggio che la Commissione lancerà a marzo per individuare le principali fonti di preoccupazione per gli agricoltori e comprendere quali elementi derivanti dalle norme della Pac comportano maggiori oneri amministrativi.

Inoltre, il Consiglio ha convenuto che il processo di modifica dei piani strategici della Pac dovrebbe essere semplificato. Seguiremo il dibattito in corso per non spegnere i riflettori, ed evitare che la Pac sempre più rigida nello stabilire regole per il rispetto dell'ambiente, favorisca la “slealtà” della concorrenza extra-europea che non ha l'obbligo di rispettare certi canoni”. 

Quanto influisce sul comparto la situazione attuale degli italiani che vede crescere la percentuale di famiglie in stato di povertà relativa nonostante un lavoro e uno stipendio e vede i mutui triplicati negli ultimi due anni?

Continua la lunga crisi dell’agricoltura italiana: oggi si produce il 10 percento in meno di vent’anni fa. Nonostante il progresso e gli incentivi (ridotti anch’essi) in forte calo vino, ortofrutta, olio d’oliva e cereali. Cresce solo il latte.

Il 2023 si conclude con stime produttive non soddisfacenti per numerosi comparti agricoli. Dopo la campagna 2022, una delle peggiori degli ultimi venti anni sotto il profilo produttivo, ci si aspettava un rimbalzo delle quantità prodotte che invece non c’è stato. Anzi, per alcuni comparti la crisi è proseguita.

Per il vino le stime indicano un calo di almeno il 20 percento della produzione rispetto al 2022, per l’olio di oliva il 2023 doveva essere l’anno della riscossa ma difficilmente la produzione riuscirà a superare la soglia delle 300.000 tonnellate, quasi la metà di quanto si produceva venti anni fa.

Per il riso, le semine sono state ai minimi storici, con il grano duro che, con 3,8 milioni di tonnellate, dovrebbe essere appena sopra la scarsa produzione 2022 e con il grano tenero che dovrebbe chiudere sui 3 milioni di tonnellate, in aumento rispetto ai 2,76 milioni del 2022.

Si potrebbe proseguire ma credo che il nesso sia chiaro. Quando le famiglie vanno in difficoltà il comparto è fortemente penalizzato”.

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Vi soddisfano le politiche del Governo per il settore a cominciare dal decreto flussi?  Cosa serve per rilanciare il comparto?

Sono convinto che nessuna politica protezionistica del nostro Paese potrà fermare l’impulso irrefrenabile a cercare speranze di una vita migliore. Iniziamo quindi a parlare di interazione, più che di integrazione. Promuoviamo una immigrazione di qualità, avviamo percorsi di formazione permanente, trasferiamo conoscenze e competenze.

Puntiamo sulla qualificazione dei lavoratori stagionali migranti, impiegati sulle attività di semina, raccolta, coltura dei nostri prodotti.

Lavoriamo per una bilateralità espansiva e non esclusiva, anche per affrontare in modo più incisivo la lotta al caporalato. La formazione in questo senso diventa funzionale: da tempo proponiamo di riattivare le “scuole dell’agricoltura”.

L’immigrazione e la drammatica crisi dell’occupazione giovanile spingono le nuove generazioni verso un rinnovato interesse per le opportunità che la filiera agricola, forestale, ambientale può offrire se adeguatamente valorizzata. Per rispondere a questa esigenza, come Terra Viva avvieremo collaborazioni con Istituti Tecnici Superiori e Università per realizzare percorsi di studio altamente qualificanti.

Il via libera all'emendamento del governo sul taglio dell'Irpef agricola per due anni, rappresenta un passo importante che va incontro alle richieste di Terra Viva. Il vero snodo da affrontare è quello degli squilibri presenti nella filiera agroalimentare, infatti oltre alla burocrazia le nostre aziende agricole fanno i conti ogni giorno con la bassa redditività.

La differenza tra un’agricoltura sostenibile, capace di produrre reddito, e una votata alla speculazione, sta nel rapporto, equo o meno, tra il prezzo dei prodotti venduti e la spesa per coltivarli. 

Noi di Terra Viva rilanciamo con forza la nostra campagna: #Buono, #Giusto, #Equo per valorizzare le produzioni accorciando le filiere produttive. 

Un Prodotto buono, sano e sicuro per le caratteristiche organolettiche, il rispetto dei disciplinari di produzione e i trattamenti fitosanitari eseguiti.

Prezzo giusto, per una corretta remunerazione degli attori della filiera, unendo il prezzo di vendita alla qualità offerta.

Retribuzione equa per tutti i lavoratori che partecipano alla produzione in tutte le fasi della filiera.

La condizione per consolidare lo sviluppo dell’agroalimentare italiano è un patto di sistema tra associazioni agricole, cooperazione, organizzazioni di prodotto, imprese di trasformazione, organizzazioni sindacali del settore, grande distribuzione organizzata, che assumono qualità, sicurezza ed equa ripartizione del valore come elementi distintivi delle diverse filiere.

Questa è la direttrice per realizzare accordi di filiera integrata, per tutelare qualità del prodotto, quantità necessarie, reddito per i produttori, buona occupazione, rispetto delle leggi e dei contratti.

Va affrontato il problema della semplificazione e dell’accesso al credito anche per dare sbocco alle imprese guidate da giovani agricoltori.

Occorre superare tutti gli ostacoli burocratici e gli impedimenti legali.Il Pnrr  è fondamentale per sostenere gli investimenti che fanno registrare un calo dovuto in massima parte all’eccezionale aumento dei tassi d’interesse: c’è l’esigenza di un’inversione di rotta da parte della Banca Centrale Europea già nella prima parte del prossimo anno”.

Qual è la vostra opinione relativamente all’autonomia differenziata applicata al comparto agricolo?

Mi pongo con un atteggiamento prudente cominciando da un rigoroso approfondimento che evidenzia che l’iter è molto complicato. Questo tema non è conosciuto in modo adeguato, spesso non c’è un’informazione corretta in proposito.

Esiste, lo ricordo, una legislazione nazionale e una regionale e i due campi spesso si pestano i piedi a vicenda. Dovendosi poi rapportare con l’Europa, che nell’ambito primario interviene in modo piuttosto pesante.

Credo che sulla materia sia importante lavorare ad una pragmatica ed efficiente collaborazione tra le Regioni e il ministero e le sue articolazioni.

Spero non si inneschi, come spesso succede, un confronto dove lo scopo finale sembra essere solo quello di “piantare la bandierina”, quando invece servirebbe trovare una soluzione valida ai problemi. Importante ascoltare e ragionare su tutto per risolvere i problemi. In una fase come questa, certamente non facile per l’agricoltura”.

Di Emanuele Lombardini
(Riproduzione riservata)

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