Rollo (Legacoop Puglia): “Federazione degli atenei per ottimizzare le competenze”

(Carmelo Rollo, Presidente Legacoop Puglia)
Il presidente della cooperazione pugliese a CUOREECONOMICO: “Un errore accentrare la gestione dei fondi di sviluppo economico: va a toccare i meccanismi dell’autonomia progettuale del territorio. Solo dal basso arrivano le giuste indicazioni. Abbiamo necessità di valorizzare il territorio e le sue eccellenze”
Legacoop Puglia richiama l’attenzione istituzionale sui tempi della burocrazia e sulle corrette modalità di spesa dei fondi del Pnrr e sui fondi per il finanziamento dei comuni, per non slegare il tessuto economico e commerciale da quello istituzionale.
L’Associazione ha lanciato l’allarme sull’idea di una gestione centralizzata che sarebbe paralizzante per tutto il sistema produttivo.
Utili possono essere le verifiche, le ricognizioni, l’analisi sull’andamento della spesa su cui la Puglia rispetto ad altre regioni è sicuramente più virtuosa e anche i correttivi, ma il sistema dell’assegnazione delle risorse non può essere strutturato su una piattaforma di gestione progettuale centralizzata.
L’organizzazione è particolarmente interessata anche all’individuazione di un “metodo” di funzionamento dell’assegnazione del riparto del Fondo di Solidarietà Comunale che sia rispettoso delle progettualità territoriali. Per comprendere le proposte e le problematiche evidenziate da Legacoop Puglia, intervistiamo il Presidente Carmelo Rollo.
Nel corso delle ultime settimane avete rimarcato con forza l’individuazione di un “metodo” di funzionamento dell’assegnazione del riparto del Fondo di sviluppo e coesione (Fsc) che sia rispettoso delle progettualità territoriali. Quali proposte e quali critiche provengono dal territorio?
“Rispetto al Fsc avevamo già individuato nel percorso del governo, con i primi input che venivano presentati, una non chiarezza su questi fondi. Peraltro, per le regioni meridionali abbiamo chiesto al ministro Fitto di rivedere l’intero piano di funzionamento.
La problematica consiste nell’aver compreso che non si possono utilizzare tali fondi per sostenere altre misure e altre opportunità legate al contesto specifico del territorio. Un approccio che in Puglia abbiamo sempre utilizzato in modo virtuoso, poiché l’utilizzo dei fondi consente di identificare un concreto sostegno alle imprese.
Confrontandoci con i rappresentanti istituzionali e regionali abbiamo rimarcato l’errore del governo nel volere accentrare le scelte sull’utilizzo dei fondi. Una preoccupazione importante in quanto va a toccare i meccanismi dell’autonomia progettuale del territorio, convinti che dal basso arrivano le giuste informazioni.
Raccogliere le indicazioni provenienti dal territorio consente al governo di poter adattare e condividere la progettualità con i contesti locali. Riteniamo che ogni realtà produttiva abbia delle idee e una creatività progettuale che merita di essere valorizzata e condivisa ulteriormente con le realtà locali al fine di generare ulteriore sviluppo sostenibile”.
Settori come quello dei servizi, della formazione, del sociale per non parlare della cultura, senza programmazione non sopravvivono e la ricognizione sull’andamento della spesa negli ultimi due settennati di programmazione dei fondi di sviluppo e coesione sta suscitando enorme preoccupazione. Possiamo approfondire cosa sta accadendo?
“Più che la programmazione, richiamo l’attenzione sulla visione, in quanto il territorio deve intraprendere delle scelte ragionate. Sono convinto che ascoltare le comunità e le attività imprenditoriali locali sia una giusta modalità per rispecchiare quell’idea di visione e cooperazione che ho già richiamato precedentemente.
Pensiamo alla cultura e alla necessità di aprire un confronto proficuo su tale tematica. La cultura è intersettoriale e diviene importante approfondire come tale progettualità possa divenire un’ulteriore spinta alla promozione di un territorio. Oggi, non vi è più chiarezza sui fondi dedicati alla cultura.
Abbiamo la necessità di dover raccontare il territorio e le sue eccellenze, facendo emergere l’importanza di pianificare anche su tali aspetti. Abbiamo la necessità di far comprendere l’importanza di una strategia in quanto nel prossimo futuro accadrà che solo le regioni più virtuose elaboreranno una creatività nella fornitura e nell’elaborazione dei servizi.
In Puglia abbiamo delle realtà comunali che non riescono a comprendere l’importanza di questo approccio e ciò diviene un problema per le prospettive economiche del prossimo futuro.
La formazione dovrebbe divenire uno strumento essenziale, utile a comprendere l’importanza dell’applicazione e dell’utilizzo dei fondi strutturali. In sostanza, necessitiamo di fare sintesi e sinergia per un ragionamento dalla natura differente: montare una strategia condivisa sul territorio e per il territorio”.
Legacoop Puglia sta sostenendo l’idea di una federazione degli atenei pugliesi, per mettere intorno a un tavolo tutte le università pubbliche della regione e trasformarle in una federazione in grado di svilupparsi attraverso poli di ricerca sui singoli territori. Che rapporto possiamo intravedere tra accademia, innovazione e imprese?
“Il rettore Stefano Bronzini, dell’Università di Bari, ha rilanciato un’idea che noi sosteniamo: l’aggregazione degli atenei. La visione è quella di mantenere i quattro atenei regionali autonomamente ma mettendoli insieme, in una federazione, per ottimizzare le varie competenze provenienti dalle realtà locali.
In tal modo vogliamo affrontare anche la carenza sistematica di iscritti all’università e adeguarci al cambiamento delle logiche universitarie che la nostra attualità presenta, aprendoci al territorio e alle persone.
Un’apertura importante alla quale stiamo assistendo con la disponibilità ad intervenire anche sui piani formativi che in passato erano intoccabili.
Inoltre, richiamo l’attenzione anche sul sistema della ricerca universitaria, pensiamo alle priorità del Pnrr in tale ambito. Devo dire che la Puglia, con le sue università, sta tentando di ottimizzare tali aspetti con una visione unica, federata, che possa innescare una nuova spinta alla formazione e alla ricerca”.
Avete recentemente elaborato un’interessante guida ai workers buyout, rivolta a tutti quei lavoratori e imprenditori che potrebbero decidere di rilevare le aziende in crisi ma che spesso non procedono verso tale direzione perché non sanno come muoversi. Quali sono i cardini direzionali che Legacoop Puglia può indicare?
“Su tale aspetto stiamo facendo un grande lavoro. Vogliamo analizzare le criticità e capire come procedere nel futuro dell’impresa, diversificando il sistema produttivo della stessa impresa.
Una problematica da affrontare con attenzione in quanto, acquisendo l’impresa in crisi, bisogna successivamente mutare tutto il processo produttivo e la realtà commerciale della stessa impresa.
Abbiamo messo su carta tutte le criticità di questo sistema e abbiamo pensato a come risolverle. Rivedere l’obiettivo progettuale delle imprese e procedere nella diversificazione sono delle priorità e ricordo anche che non sussistono fondi specifici su questo aspetto.
Confrontandoci con la Regione Puglia siamo riusciti ad avere un risultato importante di condivisione progettuale immediata: la richiesta dell’impresa va in automatico al fondo regionale e gli strumenti di rigenerazione industriale partono nello stesso momento e quindi si salta il passaggio delle varie parti del progetto, con un processo unico di condivisione. Nelle prossime settimane avremo risposte più chiare e questo strumento diverrà concretamente efficace”.
Di Domenico Letizia
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