ven 30 gen 2026

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Rossotto (Cia delle Alpi): “Inflazione, mutui, rincari e guerre: imprese del settore in chiaroscuro”

(Stefano Rossotto, presidente di Cia delle Alpi)

Il presidente dell’associazione che riunisce l’agroalimentare torinese e valdostano a CUOREECONOMICO: ”Abbiamo un bilancio fatto di luci e ombre. In generale le aziende più strutturate che producono, trasformano e vendono il prodotto finito hanno meno problematiche. Le realtà più piccole invece fanno invece più fatica. Senza interventi mirati per alcune di loro si prospetta il rischio chiusura”

Le difficoltà legate all’aumento del costo di cereali ed energia. La necessità di supportare le imprese agricole alle prese con investimenti legati alla transizione ecologica e digitale in un contesto dove il costo del denaro è molto elevato e grava soprattutto sulle piccole realtà.

E l’importanza di dispiegare appieno tutto il potenziale legato all’utilizzo delle risorse del Pnrr, per rendere gli operatori del settore più resilienti alle sfide legate agli eventi meteorologici estremi, grazie a macchinari sempre più innovativi.

Questi sono alcuni dei temi che abbiamo affrontato con Stefano Rossotto, presidente di Cia delle Alpi, associazione che riunisce gli agricoltori di Torino e Valle d’Aosta.

Rossotto ha sottolineato in particolare, tra le tante questioni prioritarie per il territorio, come sia fondamentale puntare su una gestione sostenibile della risorsa idrica attraverso la realizzazione di infrastrutture adeguate per la raccolta dell’acqua rendendola disponibile nei periodi di siccità e di sistemi di irrigazione a goccia che riducano al minimo gli sprechi.

Può tracciare un bilancio del settore agro-alimentare nel vostro territorio in questa fase complessa che ha visto, prima la pandemia e la crisi energetica, e ora laumento del costo del denaro? Com’è andato il 2023 e quali sono le prospettive per il 2024?

Innanzitutto va detto che si tratta di un bilancio fatto di luci e ombre. Cominciamo dal Piemonte. Qui le aziende più strutturate che producono, trasformano e vendono il prodotto finito hanno meno problematiche.

Sappiamo infatti che il valore aggiunto che va a influire sul prezzo finale è legato proprio alla fase di trasformazione. Le realtà più piccole invece fanno invece più fatica.

Su alcune settori poi pesano problematiche specifiche. I cereali, ad esempio, avevano attraversato già una fase difficile nel 2000 e nel 2022 legata ai costi altissimi dell’energia e dei concimi.

Chi ha seminato in quella fase ha dovuto spendere tantissimo, ma poi ha venduto nel 2023 a prezzi quasi dimezzati a causa degli effetti dello scoppio della guerra in Ucraina. Queste aziende sono quelle che hanno avuto più problemi.

Le aziende che producono uva e la vendono in forma autonoma o cooperativa, invece, sono riuscite a rimanere competitive sul mercato, sono più strutturate e riescono a ottenere risultati rilevanti in termini di valore aggiunto”.

Invece per quanto riguarda il settore degli allevamenti e della carne qual è la situazione?

Questo comparto ha avuto parecchie problematiche nel 2023. In particolare l’allevamento bovino piemontese sta vivendo un periodo di crisi e di calo dei prezzi.

Uno dei motivi è il fatto che non viene promosso in modo adeguato la qualità superiore di questa carne. E’ una situazione che impatta in modo importante sugli allevatori che hanno dovuto gestire anche l’aumento dei costi del grano registrato due anni fa”.

Qual è invece la situazione in Valle d’Aosta?

In questo territorio uno dei settori più importanti è sicuramente quello lattiero-caseario. Basti pensare che uno dei prodotti di eccellenza della regione è la fontina.

Se negli anni scorsi queste aziende andavano molto bene grazie a un’adeguata remunerazione del latte, ora il settore hanno iniziato a soffrire. Tra i fattori che influenzano questa situazione c’è sicuramente il cambiamento climatico e in particolare la mancanza di acqua per le mandrie legate ai periodi di siccità.

Tuttavia la Valle d’Aosta è una regione piccola e gli agricoltori si stanno già attrezzando per realizzare dei bacini di contenimento, infrastrutture che permettono di raccogliere un maggior quantitativo di acqua quando c’è grande abbondanza di questa risorsa, per poi utilizzarla nei periodi in cui scarseggia.

In generale devo dire che, con la crisi climatica, ora le problematiche del Piemonte e della Valle d’Aosta stanno diventando abbastanza simili”.

A tutto ciò si aggiunge anche l’aumento dei tassi dei mutui. Come il settore sta affrontando questa problematica?

L’aumento dei tassi sui mutui sta gravando in modo importante sulle imprese agricole di Piemonte e Valle d’Aosta. Poi naturalmente bisogna fare le dovute distinzioni. 

Le aziende più grandi e strutturate sono più resilienti ai bruschi cambi di scenario del mercato, mentre quelle più piccole, anche gestite da giovani,  soffrono di più.

Alle difficoltà legate all’aumento del costo del denaro si aggiunge poi anche la mancata proroga, per il 2024, dellesenzione Irpef sui redditi dominicale e agrario dei terreni condotti da coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali.

Si tratta di una misura che va ad aumentare il carico fiscale delle imprese in un momento già critico come quello attuale. A soffrire di più saranno ancora una volta le aziende di minori dimensioni. Il rischio è che, se non si interviene in modo adeguato, diverse aziende possano chiudere”.

Lei ha menzionato il problema del cambiamento climatico. Facendo un bilancio, in tema di transizione ecologica, a che punto è il comparto agricolo?

Le imprese agricole del territorio hanno ben compreso l’importanza di affrontare in modo mirato questi temi. E noi stiamo accompagnando il più possibile il percorso di innovazione delle aziende. Uno dei temi che stiamo portando all’attenzione della Regione è proprio la creazione dei bacini di contenimento che citavo prima.

E’ fondamentale  raccogliere l’acqua per poterla poi utilizzare nei periodi di siccità ed è altrettanto importante che questi bacini siano sicuri. Regione Piemonte ha accolto in parte le nostre richieste, sono usciti  molti bandi per la creazione di queste infrastrutture.

In generale c’è attenzione per una gestione sostenibile della risorsa idrica. Stanno infatti uscendo anche altri bandi per soluzioni sull’irrigazione a goccia che possono portare a una riduzione del 30 percento del consumo di acqua necessaria per le coltivazioni.

E' in atto un cambio di paradigma inarrestabile nel settore agricolo, che pone al centro la sostenibilità e la rende il perno attorno a cui ruotano tutte le scelte degli operatori del comparto. E’ fondamentale accompagnare le imprese in questo percorso virtuoso che però non può essere realizzato da un giorno all’altro, ma richiede una visione di lungo periodo e lo stanziamento di risorse economiche adeguate.

Certo abbiamo le risorse del Programma di Sviluppo Rurale (Psr), e quelle messe a disposizione dalla Regione, ma le aziende agricole dovranno comunque mettere dei soldi di tasca propria. Per questo è fondamentale supportarle adeguatamente”.

Invece sul fronte della transizione  digitale, un settore legato a doppio filo con  quello della transizione ecologica, come si stanno muovendo le imprese del territorio?

Anche in tema di digitalizzazione l’interesse delle imprese a agricole piemontesi e valdostane è alto. In questo settore, che va a braccetto con quello della tutela ambientale, un ruolo chiave per favorire percorsi di innovazione efficaci è senza dubbio il Pnrr.

Vengono ad esempio messe a disposizione delle risorse per favorire l’introduzione nelle aziende di macchinari innovativi in grado di ridurre in modo importante l’utilizzo di fitofarmaci.

Naturalmente anche in tema di digitalizzazione si fa sentire la differenza tra  le aziende più grandi e strutturate e quelle di minori dimensioni. Un altro fattore da non sottovalutare è poi legato all’età: a volte la mancanza di giovani in azienda rallenta un po’ questa evoluzione verso le tecnologie più all’avanguardia”.

Un’altra problematica che state affrontando in Piemonte  è il contenimento del numero di cinghiali sul territorio. Come vi state muovendo?

E’ una problematica che dura da diversi anni e che non si può affrontare solo con la caccia. Come associazione abbiamo chiesto fin dall’inizio che fosse un corpo dello Stato a occuparsi della questione e non cacciatori singoli.

Se infatti molti di loro si comportano correttamente, altri invece riportano purtroppo questa carne sul mercato.

Se ci fossero invece dei corpi pagati dallo Stato per sopprimere questi animali, tutti questi interessi economici verrebbero meno e si potrebbe gestire la fauna selvatica in modo efficace. Si tratta di un tema di primaria importanza visto il ruolo dei cinghiali nella diffusione della peste suina”.

Di Monica Giambersio
(Riproduzione riservata)

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