Saldi: rivedere rapporti di filiera, date. Serve un patto per il settore

(Gianmaria Zanzini, presidente Federazione Moda Italia Emilia-Romagna)
Riceviamo e pubblichiamo una nota di Gianmaria Zanzini, presidente emiliano-romagnolo di Federazione Moda Italia che fa il punto a livello nazionale sulla filiera: "I saldi hanno perso di interesse, sono anacronistici. Occorre mettere in campo una serie di azioni per tutelare il comparto dalla concorrenza delle piattaforme di e-commerce"
La premessa che occorre fare per analizzare l’andamento dei saldi è definire il loro significato. Per saldo, si intende la vendita di fine stagione che ha l’obiettivo di dare impulso ai consumi e al tempo stesso svuotare i magazzini di quei capi che, se non venduti entro un certo periodo, diventano suscettibili di un notevole deprezzamento con il rischio di rimanere nei depositi per mesi.
Questa formula di vendita ha ragion d’essere nel momento in cui si è riusciti a vendere i prodotti con margini di guadagno sufficienti a coprire i costi d’impresa come collaboratori, affitto, contributi, tasse, altrimenti l’impresa senza questa precedente redditività, difficilmente può sorreggersi
Negli ultimi anni però, questa “vendita straordinaria” ha perso di interesse risultando anacronistica, addirittura creando confusione nel consumatore, resa vana da una concorrenza che si può definire sleale perché poggia su regole differenti pur operando sullo stesso mercato: dalle grandi multinazionali del web ai voraci commercianti che vendono prodotti costantemente in saldo applicando percentuali di sconto smisurate senza rispettare i regolamenti in essere.
Il report delle vendite di queste prime tre settimane di saldi invernali va nella scia di quanto successo negli ultimi 10 anni, purtroppo, in cui il giro d’affari ha subito una contrazione di oltre il 31 percento con un tracollo di quasi 2 miliardi di euro.
In questo contesto cercarne i motivi esclusivamente nel boom di piattaforme e-commerce e marketplace o nella mancanza di parcheggi nelle nostre città diventa quanto mai riduttivo, per non dire semplicistico.
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Tenere conto dei cambiamenti nelle abitudini dei consumatori
I cambiamenti di abitudini dei consumatori e la diminuzione del potere d’acquisto sono tra i fattori imputabili dell’emorragia del retail di moda di prossimità negli ultimi anni, a cui però si devono aggiungere leggi imprudenti firmate senza pensare alle conseguenze e assenza di normativa rispetto a nuovi spazi e modalità di vendita, dagli outlet ai temporary store, dagli spacci aziendali ai cosiddetti “private sale”, fino alla pratica del “parallelo”.
Ci attendiamo effetti positivi dalla Legge regionale sull’economia urbana, che potrà rafforzare e rigenerare la rete commerciale di città e paesi. Una risposta che attendavamo e che prende ancora maggiore forza dal bando che metterà a disposizione fino a 18 milioni di euro per la riqualificazione.
Siamo pronti a questa sfida, a cui veniamo tutti chiamati senza appello. Non è un caso se solo il 25% delle imprese del commercio al dettaglio sopravvive alla seconda generazione; non è un caso se in Emilia-Romagna da Piacenza a Rimini nel 2023 ha visto chiudere 6.097 imprese, di cui ben 3.093 nel commercio e 1.814 (quasi 5 al giorno) nel commercio al dettaglio.
Si parla di oltre l’8% in più di chiusure rispetto al 2022. Nei centri storici dei piccoli comuni abbiamo perso il 21,8 percento dei punti vendita legati al settore tessile, abbigliamento, calzature. Una situazione che non può e non deve protrarsi ulteriormente.
Rinviare i saldi: ecco perchè
Se dalle istituzioni ci sta arrivando un forte segnale di sostegno, non si può dire lo stesso della filiera moda, a cui a gran voce continuiamo a chiedere quel “patto” fondamentale per non perdere l’anello che tiene unita la catena, ovvero in negozio fisico.
Quindi, in maniera chiara e semplice, proponiamo le ricette: rivedere i rapporti di filiera al momento del tutto squilibrati, procrastinare i saldi a febbraio, rivedere l’articolo sulle vendite straordinarie, sanzionare pesantemente chi fa promozioni nei 30 giorni antecedenti i saldi, impedire all’industria moda tramite un accordo ufficiale il posizionamento online di capi e prodotti venduti ai negozi multimarca nei 6 mesi successivi alla consegna e in particolare dopo la fattura emessa.
Azioni mirate e impegno corale di tutti gli attori, pubblici e privati, sono urgenti al fine di salvaguardare un indispensabile patrimonio di identità, tipicità e cultura, che sono le anime delle nostre comunità ed un presidio sociale e di sicurezza per i nostri quartieri”.
Di Gianmaria Zanzini, presidente Federazione Moda Italia Emilia-Romagna
(Riproduzione riservata)
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