Santarelli (Cgil Marche): “Ritardi sul Pnrr minano la credibilità internazionale dell’Italia”

(Giuseppe Santerelli, Segretario regionale Cgil Marche)
Il segretario regionale del sindacato: “Pronti a manifestare per chiedere un migliore e più rapido utilizzo delle risorse. Anche a livello regionale è stato fatto un solo tavolo. No all’autonomia differenziata: aumenta il gap fra Nord e Sud. Superbonus ha creato lavoro: giusto rimodularlo ma va mantenuto”
Il Superbonus è stato eliminato, anche se per le zone colpite dall’alluvione come le Marche è ancora in vigore. Oltre ad alcune associazioni di categoria, anche i sindacati si sono schierati contro la sua completa cancellazione perché la misura genera effetti sull’occupazione.
“Nelle Marche in questi ultimi due anni la produzione industriale è diminuita, ma il Superbonus ha avuto una finalità importante perché generato posti di lavoro e l’edilizia ha trainato l’economia generale della regione”, dice Giuseppe Santerelli, Segretario regionale della Cgil Marche.
“Era evidente - continua - che non sarebbe stato possibile continuare ad applicare il rimborso del 110 percento, tanto che noi siamo a favore di una rimodulazione del bonus ma l’eliminazione non ci convince perché oltre a aver dato lavoro il Superbonus è stato uno strumento per ammodernare il patrimonio immobiliare italiano e favorire la transizione energetica”.
Segretario, restando in tema di innovazione come valuta l’impegno della regione sul Pnrr?
“Quando fu approvato ai tempi del governo Draghi erano previsti tavoli regionali anche con i sindacati per verificare l’andamento degli investimenti, ma ad oggi abbiamo fatto solo un incontro con la Giunta e non sappiamo i programmi e i relativi investimenti.
Questa incertezza genera perdita di credibilità internazionale dell’Italia e per questo motivo il 7 ottobre scenderemo in piazza per chiedere al Governo di sfruttare le risorse del Pnrr per migliorare il welfare, la sanità e la situazione di chi ha redditi bassi”.
Come valuta il Piano socio-sanitario promosso dalla Giunta regionale?
“Oggi è presto per determinare gli effetti, ma ci sembra che il Piano ricalchi la tendenza di questi ultimi anni di tagliare risorse in nome del riordino nella sanità perché mancano riferimenti agli obiettivi e alle politiche che si intendono perseguire.
Nelle Marche la spesa media per la sanità è di 2190 euro pro-capite contro la media nazionale che è di 2241. Si tratta di una situazione di forte disparità tra Nord e Sud del Paese che non è più accettabile”.
In questo senso qual è la sua opinione sul disegno di legge sull’autonomia differenziata?
“Siamo contrari perché significa aumentare il divario tra cittadini italiani non solo sulla sanità ma anche sull’energia, sulle infrastrutture e sul fisco.
Chi sostiene il Decreto Calderoli intende bloccare le risorse nelle proprie regioni, mentre noi crediamo che servano politiche quanto più omogenee e che si possa arrivare a una contrattazione nazione perché i contratti territoriali creano disparità fra aziende”.
Crede che la politica della Bce di alzare i tassi d’interesse non stia dando i suoi frutti?
“Purtroppo gli effetti dell’aumento del costo del denaro si ripercuotono sulle famiglie che già sono esposte. L’obiettivo di tenere bassa l’inflazione è giusto, ma così si rischia di rendere più difficile la situazione di imprese e lavoratori con redditi più bassi. Ci auguriamo che la Bce attui una linea meno restrittiva”.
Nella Manovra sono previsti anche tagli al cuneo fiscale. Che giudizio dà al Governo sulle politiche del lavoro?
“Ad oggi non possiamo dirci soddisfati perché il taglio del cuneo fiscale non è stato strutturale e il Governo sta andando verso la direzione della flat-tax. Noi chiediamo che le leggi vengano scritte tenendo a mente i principi di giustizia sociale, a cominciare dalla lotta all’evasione fiscale e alla ridefinizione delle aliquote Irpef sul lavoro”.
Sul salario minimo non tutte le forze politiche sono d’accordo. Lei cosa ne pensa?
“Siamo favorevoli a un salario minimo, ma crediamo che sia debba puntare sulla contrattazione con i sindacati riconosciuti perché in questi ultimi anni abbiamo visto contratti pirata soprattutto nel sistema degli appalti e dei subappalti.
Purtroppo la riforma degli appalti ha liberato le concessioni a cascate e rende più difficili i controlli, con il risultato che alla fine delle catena si scaricano i costi sulle imprese più piccole e sui lavoratori”.
Di Matteo Melani
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