Cavini (Cna ER): “Tassi triplicati, imprese rischiano di fallire. Investiamo su giovani e competenze”

(Paolo Cavini, Presidente di Cna Emilia-Romagna)
Il presidente dell’associazione di categoria regionale a CUOREECONOMICO: “Inflazione e alluvione stanno mettendo in difficoltà l’economia regionale, ma il Pnrr è una occasione importante che non posiamo fallire. Dobbiamo vincere la sfida della sostenibilità: c’è ancora troppa paura del cambiamento”
"Tra aumento dei prezzi, l’impatto dei costi dell’energia e ora anche i danni causati da frane e alluvioni (circa 8,8 miliardi di euro), in Emilia-Romagna le micro e le piccole e medie imprese hanno la calcolatrice in mano. E lo sguardo preoccupato.
“Il nuovo aumento dei tassi di interesse annunciato dalla Banca Centrale Europea in questo momento, per le micro imprese e le poi costituisce un peso che sta iniziando a diventare insopportabile", spiega a CUOREECONOMICO il Presidente di Cna Emilia-Romagna, Paolo Cavini.
“Per di più, non vediamo questo grande impatto sull’inflazione”. La coperta inizia a divenire troppo corta e per la Confederazione Nazionale dell'Artigianato e della Piccola e Media Impresa ci sono segnali d’allarme.
Presidente, quale sarebbe l’impatto di ulteriori rialzi sulle imprese emiliano-romagnole?
“Il nostro mondo, quello delle micro e delle piccole e medie imprese, utilizza, come è normale che sia, la leva finanziaria delle banche. Di conseguenza, possiamo identificare che, con un costo del denaro più che raddoppiato nell’ultimo anno, si sposti quella che è la marginalità di un’impresa.
Al tempo stesso, un aumento dei tassi - e il maggiore costo della rata - genera ancor più forti criticità sulle possibilità di merito creditizio.
Per il nostro mondo è un impatto non irrilevante. In 12 mesi i tassi di interesse sono aumentati almeno del 250%. Di questo passo, il rischio è che si blocchi tutto”.
Secondo la sua esperienza, Presidente, qual è lo stato di salute del settore in questo momento, visto anche il periodo storico estremamente complesso?
“È difficile ad oggi effettuare un calcolo generico, abbiamo situazioni completamente diverse. Abbiamo la manifattura che lavora in filiera con la grande impresa che esporta e che in questo momento ha numeri importanti, in quanto l’economia è ancora in una fase di pieno rilancio dopo la pandemia.
E poi abbiamo altri settori come il commercio o i servizi alla persona, per i quali il quadro è completamente diverso. Il commercio ad esempio sta vivendo una fase complessa che viene da lontano, una fase di trasformazione, e c’è sofferenza.
Per quanto riguarda invece la salute e il benessere della persona, dopo il Covid questo settore ha vissuto una ripartenza importante che anche oggi ha le sue sfaccettature, è ancora in una fase espansiva.
È chiaro che bisognerà capire quali conseguenze l’inflazione e l’aumento del costo del denaro potranno causare nel prossimo periodo. È chiaro, tuttavia, che, per quanto concerne l’economia interna, l’aumento del costo del denaro limita le possibilità delle nostre imprese”.
Poi c’è la sfida della sostenibilità….
“Si avverte oggi una sorta di paura del cambiamento, come credo sia normale. Dobbiamo invece comprendere quali sono le possibilità che le imprese potranno cogliere. Siamo in una fase di transizione”.
La pandemia ha dato anche un forte impulso al commercio online, questo nuovo mercato costituisce una ostacolo o un’opportunità per le micro e le piccole-medie imprese?
“Quello che durante il Covid si è perso dal punto di vista numerico, di fatturato, in termini di entrate per le aziende e di prospettive, sicuramente ci vorranno anni perché sia riassorbito.
È altrettanto vero che c’è un ‘prima’ e un ‘dopo’ pandemia: le nostre imprese prima del Covid lavoravano in un determinato modo, oggi si lavora in modo diverso e anche dal punto di vista occupazionale ci sono state variazioni.
Un mondo che conoscevamo a memoria è andato in difficoltà. Ci siamo dovuti adattare, con costi maggiori e minori marginalità”.
L’Emilia-Romagna ha subito un ulteriore contraccolpo, quello determinato dalle frane e dalle alluvioni di maggio.
“La situazione è complessa. Se quando ci furono i terremoti di maggio 2012 si riuscì in pochi mesi a riavviare la produzione, poiché pur con i capannoni lesionati fu possibile portare fuori i macchinari e installare tensostrutture, dove là dove l’acqua ha superato i 30 o 40 centimetri, e in alcuni luoghi è arrivata anche a 3 metri, per quanto riguarda il settore manifatturiero non c’è stato modo di salvare nulla. Se un tornio o una fresa vanno sott’acqua, bisogna ripristinarli o addirittura sostituirli.
Gli impianti sono da rifare, a partire da quelli elettrici, e tutto questo ha costi importanti. In più, se prima per far arrivare un macchinario nuovo bastavano 3 o 4 mesi, ora ci vuole anche 1 anno. Una stima ancora oggi è difficile. L’unica certezza è che servono risorse.
Lo abbiamo evidenziato anche nel corso del nostro incontro in Regione Emilia-Romagna con il Commissario alla ricostruzione, il Generale Figliuolo.
E’ indispensabile procedere con rapidità, abbiamo necessità di norme e di ristori e di capire secondo quali modalità si potrà intervenire. Serve un quadro esatto in tempi brevissimi della ripartenza, della messa a terra di questi aiuti”.
Per quanto concerne gli investimenti, un’opportunità è rappresentata dal Pnrr. La Commissione Europea, tuttavia, non ha ancora approvato l’invio della terza tranche e per la quarta sono scaduti i termini dei 27 obiettivi.
“Per quanto concerne la nostra Regione, la storia ci insegna che ogni volta che si è presentata la possibilità di beneficiare di fondi, sono sempre stati spesi nella sua quasi totalità e sempre in maniera positiva, si sono viste le ricadute di investimento sulle comunità. E questo credo sia il primo passaggio.
Il Pnrr è una grande opportunità, e auspichiamo che il Governo nel più breve tempo possibile riesca a mettere a terra tutti i progetti senza che nulla venga perso. Stesso discorso per il Fondo Sviluppo e Coesione, del quale si attende la ripartizione ai territori.
Anche in questo caso credo che il Governo nei prossimi mesi dovrà prendere una posizione, e anche se si porterà avanti una gestione accentrata dovrà comunque confrontarsi con i territori per poter poi sviluppare i progetti con queste risorse”.
Che cosa ne pensa Cna del nuovo Codice appalti, entrato in vigore dal primo luglio?
“Come ogni codice scritto, è chiaro che non può mai essere perfetto per tutti. Siamo però soddisfatti del fatto che nella prima stesura non erano inseriti i consorzi artigiani e poi, con un’operazione molto incisiva del nostro organo nazionale con il Governo, nella stesura finale ne sono entrati a fare parte.
In generale, penso che il Codice appalti sia un documento che è stato migliorato rispetto al precedente, ma come ho detto, ogni documento, codice ed elenco di norme che deve essere utilizzato da tutti non può essere giusto al 100% per tutti.
In questi giorni è in adozione, vedremo le criticità che eventualmente potranno emergere e in quel caso chiederemo una revisione di questi punti. Ogni cosa è migliorabile però, rispetto al precedente Codice vediamo piccoli passi di miglioramento”.
Presidente, il 2023 è stato proclamato l'Anno europeo delle competenze, con l'obiettivo di sensibilizzare istituzioni europee, Stati membri, parti sociali, imprese e lavoratori dell’Ue a investire nella formazione e nello sviluppo delle competenze per superare la carenza di manodopera e responsabilizzare gli individui a partecipare attivamente alle transizioni in corso del mercato del lavoro attraverso la formazione continua. In Italia, ed anche in Emilia-Romagna, tuttavia, c’è un problema a monte: la carenza di giovani….
“Abbiamo un problema demografico, lo sentiamo fortemente adesso ma viene da lontano. Basta guardare i dati sulle nascite: io sono nato negli anni Sessanta e all’epoca le nascite sfioravano il milione di persone l’anno.
Se confrontiamo questo dato con le nascite avvenute nel Duemila, cioè nel periodo in cui sono nati i giovani che si approcciano al mercato del lavoro oggi, siamo al di sotto dei 500.000 nati, con un calo del 50%.
È chiaro che il progresso ha innescato una trasformazione del mercato del lavoro, alcune professioni sono oggi affidate a macchinari, ma ne sono anche nate di nuove, necessarie ad applicare gli strumenti che la tecnologia ci fornisce. In generale, possiamo dire che il fabbisogno è superiore alla disponibilità di giovani odierna.
E questo gap iniziamo a vederlo chiaramente oggi. Un gap che ci impone con urgenza di cambiare passo. Da un lato, infatti, dobbiamo investire sui giovani, perché non possiamo permetterci che anche solo una ragazza o un ragazzo abbandonino i nostri territori per andare altrove; dall’altro dobbiamo mettere in campo soluzioni precise per incentivare l’accesso al lavoro anche di chi giunge dall’estero.
Le politiche sulla natalità non bastano, se ne vedranno eventuali frutti tra decenni. Servono politiche per il lavoro adesso.
Dobbiamo avere il coraggio di investire sui giovani, sono loro l’impulso, la forza motrice di cui lavoro ed economia oggi hanno bisogno”.
Di Annalisa Dall’Oca
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