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20/03/2023

Sbarra (Cisl): “Patto per industria e crescita sostenibile: fare rete per lo sviluppo del Paese”

(Luigi Sbarra, segretario generale Cisl)

Il segretario generale della Cisl a CUOREECONOMICO: “Da molto tempo l’Italia non investe su una vera politica industriale: bisogna sostenere le Pmi con forti interventi sulle nuove tecnologie e sulla internazionalizzazione. Green fondamentale, superare la logica degli interventi a pioggia. Di fronte al rialzo dei tassi vanno sostenuti i salari detassando i frutti della contrattazione. Subito un Fondo sovrano europeo per le riconversioni che permetta di reindustrializzare le filiere”

L’Italia e le sfide per il rilancio sociale ed economico. Nella fase più delicata della ripartenza, quando cioè bisogna mettere a terra i progetti del Pnrr, il Paese deve anche affrontare il cambiamento di prospettiva portato dal nuovo Governo, costretto a divincolarsi fra la minore sensibilità su alcuni temi chiave e la necessità comunque di non deviare troppo dal percorso tracciato con Bruxelles, pena la perdita di fondi indispensabili per la ripresa.

Nel mezzo, c’è l’inflazione, che scende molto lentamente ma intanto ha dato un altro duro colpo alla capacità di spesa degli italiani e alla forza delle imprese nell’investire.

Luigi Sbarra, segretario generale della Cisl, analizza con CUOREECONOMICO il momento attuale: “Bisogna partire dalla prossimità - sottolinea - collegando, in un disegno nazionale organico e ben concertato, Patti territoriali per lo sviluppo, partecipati dalle parti sociali, che creino le condizioni di una adeguata messa a terra delle risorse. Vuol dire condizionare le risorse ai bisogni reali delle nostre comunità”.

Come arrivano l’economia ed il mondo del lavoro a questo primo trimestre del 2023? Quali sono le sue sensazioni per il futuro?

La situazione non è delle migliori, inutile negarlo. Ci troviamo in un contesto caratterizzato da elevata incertezza: la pandemia prima, l’invasione della Ucraina, poi, l’aumento dei prezzi di energia e gas, l’inflazione, si sono abbattuti come una tempesta perfetta sul mondo dell’economia e del lavoro, senza fare sconti a nessuno.

Ci sono tante vertenze aperte, con migliaia di posti di lavoro che rischiano di saltare se non si metteranno in campo investimenti stabili, nuovi piani di reindustrializzazione, una politica di crescita, innovazione e di sviluppo sostenibile.

Al governo corre l’obbligo di trovare le giuste risposte, cercandole nell’unico modo possibile: facendo sistema, coinvolgendo in maniera piena e costante le parti sociali, sindacati in testa. Pensare di essere autosufficienti o di limitare il dialogo a mero rito di consultazione è una strada sbagliata”.

State per lanciare un patto per l’industria e la crescita sostenibile. Quali sono a suo dire i settori strategici che possono spingerla e che ruolo possono avere Governo da un lato e sindacato dall’altra?

Sono anni che il nostro Paese non investe su una vera politica industriale. Bisogna sostenere settori strategici, come quello dell’automotive, le filiere produttive di acciaio, alluminio, cemento, chimica, farmaceutica, informatica, tessile, l’agroalimentare, in modo da salvaguardare le professionalità, proteggere l’occupazione e le produzioni, riqualificare gli ecosistemi produttivi.

E poi sostenere le Pmi con forti interventi sulle nuove tecnologie, sul rafforzamento della dimensione aziendale, sulla internazionalizzazione.

Va fatto il più grande investimento di sempre sulla formazione e le competenze, specialmente digitali, dove siamo in grave ritardo rispetto alla media Ue.

Il comparto green può diventare un pilastro per la ripartenza dell’occupazione. Bisogna superare il criterio degli aiuti a pioggia con i quali abbiamo affrontato la crisi pandemica e la crisi energetica.

È essenziale governare insieme il cambiamento, con interventi concertati e organici che innovino anche le relazioni industriali verso modelli sempre più forti di democrazia economica.

Siamo più che mai convinti che è tempo di dare compimento all’articolo 46 della Costituzione assegnando ai lavoratori un ruolo strategico nella vita delle imprese.

Per questo inizieremo presto su tutto il territorio nazionale una grande campagna di raccolta firme su una specifica proposta di legge di iniziativa popolare sulla partecipazione”.

(Luigi Sbarra, segretario generale Cisl)

La presidente della Bce Lagarde ha annunciato un nuovo rialzo dei tassi. Questo apre grandi problemi relativamente all’accesso al credito, soprattutto per le Pmi, mentre per i cittadini rischia di trasformarsi in una bomba sociale. Lagarde ha invitato le banche a sostenere le famiglie che hanno mutui a tasso variabile. Qual è la sua opinione su questi temi?

Non voglio mettere in discussione le scelte autorevoli della Bce. Ma il problema effettivamente esiste. Una risalita dei tassi espone le imprese a problemi di liquidità, con effetti pesantissimi soprattutto sulle Pmi.

Una stretta creditizia è l’ultima cosa che serve. Situazione ancora più complicata si prospetta per le famiglie con l’aumento della spesa dei mutui.

Il punto è che la politica monetaria non può essere l’unica strada per sconfiggere il caro prezzi, specialmente di fronte a un’inflazione da offerta, come quella che oggi falcidia retribuzioni e risparmi.

Bisogna sostenere salari e pensioni, calmierare e mettere sotto controllo prezzi e tariffe, ridurre le tasse su lavoro e pensioni, tassare rendite finanziarie ed extra profitti, rinnovare i contratti adeguando salari e pensioni al carovita, arginare e contrastare la speculazione che c’è in giro.

Per incrementare i salari e sostenere il valore generativo delle relazioni industriali vanno detassati completamente i frutti della contrattazione, con particolare riferimento ai premi di risultato, accordi di welfare da allargare ai settori pubblici”.

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L’attuale governo sembra mostrare una minore sensibilità sui temi della transizione ecologica. Vi preoccupa? Lei crede che la situazione contingente, che ha costretto a drenare denaro sull’emergenza energia, possa in qualche modo rallentare o fermare il percorso?

Il contesto nazionale ed internazionale purtroppo è concentrato su altre urgenze, dalla guerra alla crisi energetica, agli squilibri economici e sociali diffusi nel mondo.

Tuttavia la transizione ecologica  rimane un tema centrale che va affrontato con scelte concrete senza ricadere nelle trappole ideologiche. Quello che assolutamente dobbiamo evitare è alimentare un clima di ulteriore incertezza che rischia di frenare investimenti e occupazione.

Occorrono una politica industriale europea e decisioni di sostenibilità ambientale che siano socialmente possibili. Per questo ribadiamo la necessità di avere un Fondo sovrano europeo per le riconversioni che permetta di reindustrializzare le filiere e tutelare i lavoratori in modo solidale, mutualistico, senza alimentare asimmetrie tra Stati”.

Che ruolo possono svolgere i territori, con le loro specificità, in questa delicata fase dell’economia nazionale?

L’Italia non si rimetterà in piedi senza una strategia comune di crescita, sviluppo, lavoro e formazione cui sono chiamati a partecipare attivamente tutti i singoli territori della penisola.

Bisogna partire dalla prossimità, collegando, in un disegno nazionale organico e ben concertato. Patti territoriali per lo sviluppo, partecipati dalle parti sociali, che creino le condizioni di una adeguata messa a terra delle risorse.

Vuol dire condizionare le risorse ai bisogni reali delle nostre comunità, alla sostenibilità sociale, all’occupazione buona e produttiva, specialmente giovanile e femminile.

Per questo abbiamo firmato un accordo con l’associazione dei comuni per favorire l’implementazione dei progetti Pnrr.

Occorre assumere personale negli enti locali, stabilizzare il precariato storico nella pubblica amministrazione, nelle scuole, negli ospedali, garantire un potenziamento delle politiche socio-sanitarie di prossimità, per sostenere il pieno diritto alla salute, la terza età e la non autosufficienza, coinvolgendo attivamente le parti sociali e gli enti locali”.

Lo Svimez ha previsto 500.000 nuovi poveri al Sud nel 2023. Perché non si riesce a colmare la differenza di velocità alla quale viaggia il Paese?

Il livello di povertà, di disagio sociale e di emarginazione nel Mezzogiorno é aumentato negli ultimi anni. Non bastano i sussidi per sostenere le tante famiglie in difficolta.

Serve lavoro e dunque investimenti, pubblici e privati. La triste situazione in cui versa il nostro Sud richiede politiche per innalzare il tasso di crescita attraverso il rafforzamento del tessuto produttivo ed industriale.

Il Pnrr rappresenta un’occasione imperdibile per dare gambe a questo disegno che deve puntare sull’ incremento ed il miglioramento dell’occupazione, specialmente giovanile e ancor di più femminile, sulla formazione e su leve di fiscalità di sviluppo che attirino capitali produttivi freschi, sia pubblici che privati.

Indispensabile, inoltre, è il potenziamento di infrastrutture materiali e sociali che assicurino pieno godimento dei diritti di cittadinanza.

Su queste basi, a tutti gli attori economici, sociali, politici e istituzionali, rilanciamo la nostra sfida alla corresponsabilità con un unico obiettivo: costruire insieme un modello di sviluppo che sia più equo, inclusivo e sostenibile, per il Sud, per l’Italia e per l’Europa”.

Di Emanuele Lombardini
(Riproduzione riservata)

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