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19/07/2023

Schillaci: “Filiera agroalimentare vale un quarto del Pil, serve approccio integrato per promuoverla”

All’assemblea di Coldiretti si è parlato soprattutto della tutela del Made in Italy dalle minacce estere, oltreché della valorizzazione di un comparto che dà lavoro a 4 milioni di persone. Il ministro della salute: “Iter per vietare i cibi sintetici prosegue, a difesa della dieta mediterranea”. Intanto l’associazione lancia la candidatura della cucina italiana a patrimonio immateriale dell’Unesco e chiede al ministro Fitto più risorse nel Pnrr per il settore

L'iter della proposta di legge per vietare i cibi sintetici "sta procedendo rapidamente in Parlamento, in Senato: noi restiamo saldamente ancorati alle nostre produzioni agroalimentari ed alla dieta mediterranea".

A dirlo è stato il ministro della Salute, Orazio Schillaci, intervenuto all'assemblea nazionale di Coldiretti. Una filiera, quella del cibo vale 580 miliardi di euro, un quarto del Pil e coinvolge 4 milioni di lavoratori.

La filiera agroalimentare, ha precisato il ministro "è un prezioso patrimonio della nostra terra che si lega a tutela salute nostri cittadini", nel ribadire la necessità di "rendere cittadini consapevoli del fatto che una dieta equilibrata contribuisce a prevenire le malattie croniche non trasmissibili".

Da qui l'impegno ad incoraggiare "scelte e comportamenti adeguati a livello nazionale, regionale e locale per ridurre il quadro delle malattie. Ma serve un approccio integrato, partendo dalla valorizzazione della dieta mediterranea".

Per Schillaci si tratta di "un investimento in prevenzione che ha un ritorno non solo in termini economico ma anche sanitario". E ha aggiunto "dobbiamo recuperarlo e valorizzarlo specialmente tra i giovani che tendono a preferire cibo trasformato”.

La candidatura all’Unesco

Da qui la proposta di Coldiretti di candidare la cucina italiana a patrimonio immateriale dell’Unesco, una necessità, secondo la Confederazione  confermato “dall’ultimo sfregio fatto nel mondo alla vera cucina italiana, dove la storpiatura delle ricette diventa un fantasy horror, dove tutto è permesso".

Tanti i casi ricordati dalla Coldiretti, da carbonara con panna o besciamella al tiramisù senza mascarpone, dall'olio di semi per la cotoletta alla milanese alla caprese servita con formaggio industriale al posto della mozzarella di bufala o del fiordilatte.

Un tema sempre caldo, quello dell’italian sounding, al quale si aggiunge quello dei rincari che sta mettendo in difficoltà anche la spesa degli italiani, come ha ricordato il presidente Ettore Prandini in apertura dell’evento.

Dal Pnrr più soldi al settore

Al ministro per il Pnrr, Raffaele Fitto, presente all’incontro, è stata ricordata la necessità di mettere mano anche alle richieste del settore agricolo nell’ambito del progetto di revisione degli obiettivi non raggiunti del Piano. Richieste che poi sono state snocciolate nella cabina di regia a cui lo stesso Prandini ha preso parte a conclusione dell’assemblea: finanziare un piano invasi per raccogliere l'acqua piovana, indispensabile a fronteggiare la siccità.

Raddoppiare le risorse sui contratti di filiera nell'agroalimentare per contrastare l'inflazione. Potenziare le strutture della pubblica amministrazione per accelerare sui bandi e dare risposte alle imprese.

"Il Piano - ha sottolineato Prandini - dovrà contribuire ad aumentare la raccolta di acqua piovana oggi ferma all'11%, attraverso la realizzazione di invasi che garantiscano acqua per gli usi civili, per la produzione agricola e per generare energia pulita idroelettrica".

Si chiede quindi - ha spiegato il presidente della Coldiretti - un primo stanziamento di almeno 1 miliardo di euro, anche attraverso risorse Repower EU e Fondo sviluppo e coesione.

Su fronte dei contratti di filiera l'agroalimentare ha fatto richieste di investimenti per oltre 11 miliardi, superando di dieci volte il budget disponibile.

"Per poter soddisfare la domanda totale c'è bisogno di circa 4,5 miliardi di euro in più di dotazione pubblica, a partire dal rifinanziamento del V bando", ha continuato Prandini.

Per sostenere lo sforzo delle imprese è necessario semplificare il più possibile i decreti attuativi delle diverse misure, ha rilevato il presidente della Coldiretti, ed è "altrettanto importante poter avere delle tempistiche adeguate per la partecipazione ai bandi".

Infine, "per cogliere appieno le opportunità del Pnrr serve dare risposte alle imprese in tempi certi - ha concluso Prandini -. Da questo punto di vista è decisivo potenziare le strutture amministrative competenti per le diverse misure, assicurando l'efficienza dell'azione della Pubblica amministrazione".

Fitto: Pnrr è sfida dell’Italia

Fitto dal canto suo ha sottolineato la necessità di lasciare fuori le schermaglie politiche in quanto “il lavoro che sta facendo l'Italia sul Pnrr e sulle risorse europee è serio e impegnativo: dovremmo tutti marciare nella stessa direzione visto che questa non è la sfida del governo Meloni ma è la sfida dell'Italia e dovremmo essere tutti in grado di dare un contributo per raggiungere il risultato”.

Secondo Fitto "è quasi oggettivo prendere atto della differenza che c'è nel rimodulare un piano di 220 miliardi di euro" come quello italiano rispetto a quelli molto meno ingenti di altri paesi.

"Quindi - ha aggiunto - penso che sia importante avere una visione complessiva che è il lavoro che stiamo mettendo in campo, insieme ad un'idea di coordinamento con le risorse europee della coesione, del fondo di sviluppo e coesione, con dei provvedimenti legislativi di accompagnamento che entro la pausa estiva, e immediatamente dopo la ripresa, troveranno un loro completamento e una risposta organica”.

Di Emanuele Lombardini
(Riproduzione riservata)

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