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04/01/2024

Scordamaglia (Filiera Italia): "Friendshoring, export e infrastrutture per spingere ancora l'agroalimentare"

(Luigi Scordamaglia, AD Filiera Italia)

L'amministratore delegato della Fondazione all'agenzia Agi: "Il mondo vuole mangiare italiano, ma pesano i costi di produzione. Bene l'export, ma soffriamo i consumi a livello domestico. La parola d'ordine del 2024 è filiera"

Luigi Scordamaglia, amministratore delegato di Filiera Italia, la fondazione che tiene insieme tutto il comparto, ha parlato con l'Agenzia Agi in una lunga intervista nella quale fa il punto della situazione del sistema agroalimentare che  tra agricoltura e industria nel 2023 supererà i 250 miliardi di euro, confermandosi come uno dei settori di traino dell'economia nazionale.

"Il modello italiano con la sua filiera sta avendo un ruolo essenziale nell’aiutare  i Paesi non autosufficienti ma dipendenti totalmente dall’estero per l’approvvigionamento alimentare - sottolinea Scordamaglia - aumentando la loro produzione con l’agricoltura di precisione di cui è leader ma anche supportandoli nei percorsi di sostenibilità.

Guardando i numeri, per l’Italia il settore agroalimentare considerato nella sua interezza, dalla produzione agricola alla distribuzione, ha raggiunto i 600 miliardi di euro di fatturato, con oltre 4 milioni di dipendenti confermandosi il primo settore manifatturiero italiano”.

Le sfide dell'export

L'agroalimentare italiano fa segnare punti importanti a livello di export, non solo a Natale, come hanno confermato i dati di Coldiretti - ma a livello assoluto: "Abbiamo raggiunto il record assoluto dell’esportazione agroalimentare con una previsione secondo le nostre analisi per il 2023 di 64 miliardi di euro - dice Scordamaglia - Tuttavia a differenza di altri anni la spinta propulsiva dell’export non è riuscita a compensare il rallentamento del mercato interno nel settore agroalimentare i cui consumi domestici sono crollati in volume del 4,5 percento.

Dal confronto con la crescita degli scorsi anni si nota tuttavia un certo rallentamento: quest’anno toccheremo un +7 percento circa, una crescita decisamente inferiore a quelli a doppia cifra degli ultimi dieci anni a valore, mentre a volume il segno è negativo, con una contrazione che ha toccato un -3,5 percento.

In sintesi il nostro export alimentare crescerà sempre, ma dobbiamo essere sempre più competitivi nella logistica e nei costi di produzione perché quando questi costi aumentano, anche Paesi come gli Stati Uniti, che pur vivendo un momento felice dal punto di vista economico, si rivolgono all’Italian Sounding, a tutti quei prodotti che vantano ingannevolmente un portato di italianità che però non hanno”.

L'Italia e la sostenibilità

E se sulla controversa questione della carne coltivata Scordamaglia sottolinea come "è necessaria una moratoria per affermare in Europa il principio di precauzione lasciando la parola alla scienza e modificando le linee guida comunitarie sui novel food, per fare cioè in modo che questi prodotti vengano valutati adeguatamente e ne venga valutato l’impatto sulla salute umana e sull’ambiente”, le sfide più imminenti sono sulla sostenibilità: "è parte integrante della nostra eccellenza agroalimentare e lo diciamo con i numeri: produciamo il record di valore aggiunto a livello europeo, con oltre 65 miliardi e per farlo emettiamo solo 30 milioni di tonnellate di anidride carbonica, equivalenti, pari a un terzo delle emissioni dell’agroalimentare francese e a metà di quello tedesco.

È per questo che come filiera Italia siamo sempre più concentrati nel comunicare rendere consapevoli consumatori globali del nostro record di sostenibilità”, dice Scordamaglia all'Agi.

Le parole d'ordine del 2024

La parola guida per il 2024 per Scordamaglia sarà "filiera": "Non solo un concetto - spiega - bensì un modello, un elemento distintivo che consentirà di competere a livello nazionale e globale grazie a una supply chain consolidata che consentirà di disporre di prodotti quali-quantitativamente adeguati in un contesto mondiale sempre più incerto, di garantire gli indispensabili passaggi generazionali con certezze di lungo termine e di rivedere le catene di fornitura globali accorciando le forniture con un processo di friendshoring nei Paesi vicini, progetto che come Filiera Italia abbiamo già avviato con diverse nazioni non solo europee”.

Redazione Cuoreeconomico
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