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09/07/2024

Senese (Uil Calabria): “L’autonomia differenziata allontanerà la Calabria dal resto d’Italia, chiediamo un ripensamento”

(Maria Elena Senese, Segretaria Generale Uil Calabria)

Uil Calabria si schiera a sfavore dell’autonomia differenziata, riforma che a parere dell’associazione, porterà a gravi conseguenze per il destino dei calabresi. A parlarne è Maria Elena Senese (Segretaria Generale Uil Calabria).

Autonomia differenziata, la posizione di Uil Calabria. Quali sono i principali contro?

"Per noi quella sull’autonomia differenziata è una riforma scriteriata che allontanerà la Calabria dal resto del Paese. Una mancia politica ad un alleato di Governo che segnerà, ancora di più, il destino dei calabresi.

Per questo esprimiamo profonda preoccupazione per questa riforma che potrebbe avere conseguenze devastanti per settori chiave come la sanità e l'istruzione, aggravando ulteriormente le già evidenti disparità regionali e, come fatto in tempi non sospetti, chiediamo un immediato ripensamento del legislatore.

Non bisogna dimenticare, infatti, che la manovra economica 2024, in discontinuità con la precedente Legge di bilancio, non determina le risorse economiche in conto corrente finalizzate a garantire, attraverso l’istituto del fondo di perequazione, l’omogeneità in tutto il Paese dei diritti sociali e di cittadinanza. Questo, poi, quando il Governo ha già scelto di tagliare le rimesse destinate al fondo di perequazione che è stato prosciugato e fatto passare dagli oltre 4 miliardi di euro a poco più di 800 milioni.

Uno dei settori più colpiti dalla riforma dell'autonomia differenziata sarà inevitabilmente la sanità. Attualmente, il Sistema Sanitario Nazionale garantisce un livello minimo di assistenza sanitaria a tutti i cittadini italiani, indipendentemente dalla regione di residenza.

Tuttavia, con l'autonomia differenziata, le regioni più ricche potrebbero decidere di aumentare i finanziamenti e migliorare i servizi sanitari a livello locale, lasciando le regioni meno abbienti, come la Calabria, indietro. Questo scenario porterebbe alla creazione di un sistema sanitario a due velocità, dove i cittadini del Sud avrebbero accesso a servizi di qualità inferiore rispetto ai loro concittadini del Nord.

In Calabria, la situazione sanitaria è già critica, con strutture ospedaliere spesso carenti e tempi di attesa per le prestazioni mediche inaccettabilmente lunghi. La riforma dell'autonomia differenziata aumenterà il turismo sanitario verso le regioni del Nord, dove i servizi sono migliori.

Si stima, infatti, che nell’ultimo anno siano andati fuori dalla Calabria per curarsi 3200 pazienti, il 50% di coloro che hanno bisogno, secondo l’analisi di Agenas, di cure di media complessità.

Una situazione appesantita, naturalmente, del peso delle liste d’attesa che con i loro tempi biblici per poter effettuare un esame rendono il bisogno di cure dei calabresi una speranza inattesa, nel migliore dei casi tocca aspettare qualche mese per una semplice visita o un comune esame diagnostico, se si è meno fortunati anche più di un anno per un esame specialistico. La Calabria è maglia nera per le liste d’attesa: a Vibo Valentia ci vogliano 271 per una mammografia e quasi 1 anno per una colonscopia.

Il tutto mentre la medicina del territorio stenta a decollare e, anche quando gli ospedali e le case di comunità dovessero vedere la luce, il sistema rischia di non funzionare per la grave carenza di personale che già interessa il nostro Sistema sanitaria regionale per il quale è necessaria e non più rinviabile una iniezione di giovani professionalità.

L’istruzione, poi, è un altro settore che rischia di subire gravi conseguenze. Attualmente, il sistema educativo italiano, pur con tutte le sue criticità, cerca di mantenere un certo livello di uniformità su tutto il territorio nazionale.

Con l'autonomia differenziata, le regioni con maggiori risorse economiche potrebbero investire di più nell'istruzione, migliorando le infrastrutture scolastiche, aumentando gli stipendi degli insegnanti e offrendo programmi educativi più ricchi e diversificati. Al contrario, le regioni meno ricche, come la Calabria, rischiano di restare indietro, con scuole meno attrezzate e programmi educativi meno competitivi.

Il risultato di questa disparità sarà un ulteriore incremento del fenomeno della "fuga dei cervelli", con i giovani calabresi costretti a migrare verso il Nord o all'estero per ottenere un'istruzione di qualità e migliori opportunità lavorative".

E per quanto riguarda le conseguenze della riforma? Come si può intervenire?

"La riforma dell'autonomia differenziata arriva in un momento in cui la Calabria ha già difficoltà a utilizzare efficacemente i fondi europei ed il Pnrr, la cui gestione è stata accentrata da un governo che con una mano spinge sull’autonomia e dell’altro porta a Roma il controllo della spesa, a sua disposizione.

La mancanza di una strategia di sviluppo regionale coordinata e l'inefficienza amministrativa, per risolvere la quale da tempo stiamo chiedendo l’avvio di una nuova stagione concorsuale che renda la pubblica amministrazione capace di affrontare la sfida del Pnrr, hanno spesso portato a una scarsa gestione di questi fondi, perdendo così importanti opportunità di crescita e sviluppo. Con l'autonomia differenziata, il rischio è che le regioni più ricche possano accaparrarsi una quota maggiore di risorse europee, lasciando la Calabria e altre regioni del Sud ancora più indietro.

La Uil Calabria chiede un immediato ripensamento della riforma dell'autonomia differenziata e ritiene necessario intervenire, a livello istituzionale, per bloccare i nefasti effetti di questa norma.

Per questo la Uil, coerentemente con le sue impostazioni e sempre pronta al dialogo e al confronto anche quando questo si fa aspro, non si sottrarrà ai tavoli regionali che verranno convocati sul tema, ma contrasterà con tutte le sue forze e in tutte le forme democratiche a disposizione l’applicazione di questa Legge, anche attraverso un impegno diretto nella costituzione di Comitati referendari per la sua abrogazione.

È fondamentale che le politiche nazionali promuovano l'equità territoriale e garantiscano pari opportunità a tutti i cittadini, indipendentemente dalla regione di residenza.

La Calabria ha bisogno, fra le altre cose, di infrastrutture moderne ed efficienti, di investimenti mirati, di una sanità efficiente e di un sistema educativo all'altezza delle sfide moderne. Solo così si potrà ridurre il divario tra Nord e Sud e costruire un futuro di sviluppo e prosperità per tutto il Paese.

È fondamentale instaurare un dialogo costruttivo tra le istituzioni locali, il governo centrale e le categorie sindacali per affrontare le sfide poste dall'autonomia differenziata. Solo attraverso una cooperazione stretta e continua si possono trovare soluzioni condivise che tengano conto delle specificità delle regioni meno sviluppate.

Per evitare l'accentuarsi delle disparità regionali, è necessario prevedere meccanismi di compensazione finanziaria che garantiscano un'adeguata redistribuzione delle risorse a livello nazionale. Questi meccanismi dovrebbero assicurare che le regioni meno sviluppate, come la Calabria, possano beneficiare di risorse aggiuntive per migliorare i servizi pubblici.

È essenziale investire nel potenziamento del sistema sanitario calabrese, migliorando le infrastrutture, aumentando il personale medico e garantendo l'accesso a cure di qualità per tutti i cittadini. La gestione autonoma della sanità deve essere accompagnata da un forte supporto finanziario e tecnico da parte del governo centrale.

Per contrastare la fuga dei cervelli e migliorare le opportunità educative, la Calabria deve investire nell'istruzione, migliorando le infrastrutture scolastiche, aumentando gli stipendi degli insegnanti e promuovendo programmi di formazione avanzata. È necessario garantire che tutte le regioni abbiano accesso a un'istruzione di alta qualità.

La gestione dei fondi europei deve essere migliorata attraverso una maggiore competenza amministrativa e gestionale. È necessario sviluppare capacità locali per pianificare e implementare efficacemente i progetti finanziati dall'UE, assicurando che le risorse disponibili siano utilizzate in modo efficiente e trasparente".

Redazione Cuoreeconomico
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