mar 28 apr 2026

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Sibio (Legacoop Calabria): “Dl Sud e Zes unica, manca vera strategia. Chiusura banche penalizza anche noi”

(Lorenzo Sibio, presidente di Legacoop Calabria)

Il numero uno della cooperazione calabrese a CUOREECONOMICO: “Il settore vale l’8 percento del Pil ed ha retto al momento difficile, garantendo occupazione, ma le ultime decisioni del Governo che marginalizzano i territori ci preoccupano molto. La digitalizzazione sul fronte bancario è inevitabile, ma le imprese vanno accompagnate in questo processo”

Le sfide della Calabria ed il ruolo della cooperazione nel momento più delicato per l’economia del Paese, quello della messa a terra del Pnrr.

Ma per le regioni del Sud, c’è anche da fare i conti con il disegno di legge sull’autonomia differenziata, che a detta di alcuni rischia di allargare il gap fra Nord e Sud e con il dl Sud, misura controversa e contestata da molti operatori del settore. CUOREECONOMICO ne parla con Lorenzo Sibio, presidente di Legacoop Calabria.

Come arriva il mondo cooperativo calabrese a questa parte finale dell’anno?

La cooperazione calabrese, quella che fa riferimento alla nostra organizzazione rappresenta un pezzo del sistema economico produttivo sicuramente importante.

Unitamente alle altre centrali, Confcooperative ed Agci che insieme compongono l’Alleanza delle Cooperative, contribuisce  con una percentuale di circa l’8 percento alla produzione interna lorda della nostra regione.

Nonostante le grosse difficoltà degli ultimi mesi, quali inflazione e aumento delle materie prime, la cooperazione ha saputo resistere e rispondere positivamente mantenendo stabile il numero di imprese, ottenendo buoni risultati in termini di fatturato e consolidando i livelli occupazionali.

Si può confermare che la cooperazione continua a garantire buona occupazione e che il trend positivo del primo semestre 2023 fa ben sperare in un periodo di ulteriore crescita. Il tutto grazie ai valori di fondo che rappresenta ed al modello di impresa quella “cooperativa“ che non è solo valore economico ma soprattutto sociale”.

Vi convince il decreto Sud?

Poco, non ci sembra davvero incisivo a dare quella spinta allo sviluppo, al lavoro, alla salute, alle infrastrutture che la nostra regione ha davvero bisogno. Ci preoccupa molto l’idea di utilizzare le risorse del Fondo di sviluppo e coesione, per compensare quanto verrà tagliato con la cancellazione di molti progetti del Piano nazionale di ripresa e resilienza.

Come pure il fatto che si cancellano le otto Zes (Zone economiche speciali) esistenti, per farne una unica, con l’accentramento dei poteri decisionali e marginalizzando i territori.

Non si legge nel decreto una strategia chiara che investa sul Mezzogiorno e che soprattutto miri a risolvere la sua crisi sociale sempre più acuta, ridurre le diseguaglianze, i divari territoriali e riuscire a rilanciare  le aree più svantaggiate”.

L’Italia è in ritardo sul Pnrr e il meridione rischia di perdere fondi. Quanto vi preoccupa questa situazione e che ruolo può giocare il mondo cooperativo

In questa particolare fase politica, molti dei provvedimenti in discussione, penso ad esempio al disegno di legge sull'Autonomia differenziata, ed altri già operativi come l'abolizione del reddito di cittadinanza, il no al salario minimo, sono scelte che sicuramente danneggiano il Mezzogiorno.

Anche i ritardi accumulati sul Pnrr non fanno altro che peggiorare il quadro economico e sociale del nostro territorio. Questo ci preoccupa eccome.

Pensiamo che occorra definire chiaramente quali fondi e per quali importi, con quali autorità competenti e con quali tempistiche, le risorse vadano assegnate.

Sicuramente la cooperazione può dare un forte contributo giocando un ruolo attivo ed importante in diversi ambiti. Basta pensare alla ”Transizione 4.0”, misura di rilevante interesse per le imprese cooperative che andrebbe potenziata nel tempo.

Per quanto invece concerne i beni confiscati alla malavita, la cui valorizzazione oramai da tempo rappresenta  una esperienza della cooperazione sociale consolidata, molti dei  dei progetti sono promossi dalla cooperazione.

E si tratta di progetti che non hanno particolari problematiche di attuazione e su cui sarebbe importante mantenere comunque la dotazione finanziaria iniziale di 300 milioni sul Pnrr.

Vi è poi la promozione delle energie rinnovabili per le comunità energetiche e l’auto-consumo, in cui la cooperazione ha già avviato esperienze interessanti.

Infine il  piano per asili nido e scuole infanzia. Su quest’ultimo punto il coinvolgimento della cooperazione sociale che è la più grande rete sussidiaria dell’intero Paese e la disponibilità della stessa ad investire in project financing potrebbe dare quelle risposte tanto attese”.

Lo Svimez ha indicato mezzo milione di nuovi poveri al Sud nel 2023 ed un aumento della dispersione scolastica. Quali soluzioni, visto anche l’avvio della nuova misura che sostituisce il Reddito di Cittadinanza

I dati pubblicati sono sicuramente allarmanti. Come molto più preoccupante è rilevare che questi valori aumentano di anno in anno, coinvolgendo sempre più famiglie in una condizione di povertà assoluta.

Parlare di povertà significa guardare ad un fenomeno profondamente diversificato e complesso che non viene percepito più solo come condizione esclusiva dei disoccupati o di specifici gruppi sociali, ma si tratta di guardare in modo ampio a tutte quelle forme di povertà temporanea, alla vulnerabilità delle famiglie, al rischio di esclusione sociale, ai processi di impoverimento. Tra questi occupa un posto di primo piano il tema della dispersione scolastica come forma di povertà educativa.

Un concetto su tutti: “Il livello di educazione è fondamentale per avere accesso al mondo lavorativo, soprattutto ad un mondo lavorativo di qualità. E in Italia i soggetti più poveri sono quelli meno istruiti”.

Per contrastare la povertà abbiamo bisogno di misure molto incisive ed inclusive che vadano nella direzione di evitare lo sgretolamento del tessuto socio-economico e siano da freno all’aumento delle disuguaglianze e dell’emarginazione sociale.

L’assegno di Inclusione a nostro avviso fa una suddivisione molto rigida dei beneficiari lasciando fuori ad esempio, tutte le famiglie in forte difficoltà economica che però non hanno un minore, un anziano o una persona con disabilità a carico, così come rimangono privi di qualsiasi sostegno i più poveri dei poveri, ovvero i senza fissa dimora. Occorre fare interventi precisi.

Bene per quanto riguarda gli incentivi per le assunzioni da parte di Enti di Terzo Settore di cui la cooperazione sociale è il soggetto coinvolto a pieno titolo per l’inserimento lavorativo delle persone con disabilità. Bene le misure fiscali per il welfare aziendale e l’istituzione del Fondo per le attività socioeducative a favore di minori”.  

La Calabria è fra le regioni con la maggiore desertificazione bancaria. Dalla digitalizzazione non si può tornare indietro ma l’Italia è in forte ritardo. Quali strade?

Il tema degli strumenti finanziari e dell’accesso al credito è di forte attualità ed interesse per il mondo cooperativo. La desertificazione bancaria nella nostra regione ha amplificato la problematica.

La chiusura da parte di molti istituti di credito di numerose filiali che costituivano un presidio di sviluppo e sostegno per le comunità ed il territorio crea al nostro movimento un grosso problema.

E questo, proprio per le caratteristiche peculiari di cui sono portatori le nostre esperienze, spesso cooperative di piccole dimensioni che rispondono ai bisogni di un determinata comunità, favorendone la crescita in termini economici e sociali, che rappresentano presidi di legalità e democrazia, abituati ad intrecciare relazioni con le banche locali per svolgere quel ruolo sociale e non solo di profitto.

Rispetto alla trasformazione digitale anche la cooperazione non può stare a guardare. La necessità di rivedere i processi utilizzando le tecnologie per riuscire a renderli più efficienti ha spinto la nostra Organizzazione Nazionale a costituire già alcuni anni addietro la fondazione PICo, fondazione per l’Innovazione Cooperativa.

L’intento è di garantire un supporto alle cooperative per sostenere processi di innovazione e riuscire ad essere imprese eccellenti. Cosa oramai necessaria per chi svolge un’attività economica e voglia a stare nei al passo delle trasformazioni che i “mercati” dettano.

Aviare subito tutte quelle azioni e strumenti necessari, per favorire ed accompagnare tutte le imprese, non solo quelle cooperative, ai percorsi di innovazione, transizione digitale ed attività strategiche. Bene la presenza di un dipartimento specifico regionale in tale ambito”.

Di Emanuele Lombardini
(Riproduzione riservata)

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